C’è un certo consenso all’idea che lo Stato possa e debba controllare come verrà speso il reddito di cittadinanza, escludendo l’utilizzo della apposita card per beni e servizi “immorali” o superflui. Perché lo stesso principio sembrerebbe ignobile se applicato a pensioni non coperte da contributi o al bonus degli 80 euro? La risposta è nel pregiudizio, palese, che i poveri sono meno capaci degli altri di amministrare le proprie finanze e tendono a sprecare soldi in gioco, alcol e altri vizi.

Ma questo non è vero, lo dimostrano le ricerche di una famosa economista italiana, Oriana Bandiera della London School of Economics. In Bangladesh la Bandiera ha studiato cosa succede affidando una mucca ad alcune donne scelte a caso nei villaggi più poveri del Paese (una mucca vale 560 dollari, con un Pil pro capite di 541, quindi è un grosso asset). Se fosse vero che i poveri, in quanto tali, si comportano peggio delle persone abbienti, le donne avrebbero dovuto rivelarsi incapaci di gestire una tale responsabilità, dissipare tutto il guadagno extra e magari lasciar morire di stenti l’animale perché incapaci di proiettarsi sul futuro. Dopo quattro anni, invece, il risultato è opposto: le donne con la mucca si sono comportate in modo saggio e accorto, hanno lavorato più ore al giorno e per più giorni, per far fruttare l’investimento, hanno guadagnato di più ma hanno subito aumentato il proprio tasso di risparmio, hanno investito sulla mucca ma anche su altro, per diversificare il rischio.

Morale: togliete un povero dalla condizione di povertà e smetterà di comportarsi da povero. C’è una soglia minima di ricchezza, conclude Oriana Bandiera, sotto la quale i poveri non riescono a comportarsi in modo “normale” perché condizionati dalla priorità della mera sopravvivenza. Ma se si riesce a portarli sopra quella soglia, sono risparmiatori e consumatori come tutti gli altri.

Invece che pensare a quali consumi sono “morali” per un povero, bisognerebbe preoccuparsi di quando e come smetterà di essere tale.