“I giudizi a cacchio di cane”: così si valutavano i candidati

Le due incaricate di redigere i pareri sui concorrenti professori ammettono di “aver scelto le pubblicazioni a caso”. C’è chi ne fa due per la stessa persona: uno idoneo, l’altro no
“I giudizi a cacchio di cane”: così si valutavano i candidati

Negoziati, pubblicazioni valutate a “cacchio di cane”, giudizi negativi e positivi già predisposti per un singolo candidato. Funzionava così l’Abilitazione Scientifica Nazionale di diritto tributario, nell’anno 2013, descritta nelle diecimila pagine d’inchiesta condotta dalla procura di Firenze e dalla Guarda di Finanza. Prendiamo, ad esempio, la conversazione tra i commissari Fabrizio Amatucci e Adriano Di […]

Per continuare a leggere questo articolo entra ne Il Fatto Social Club
Abbonati ora
© 2009-2018 RIPRODUZIONE RISERVATA - Il Fatto Quotidiano - Ti preghiamo di usare i bottoni di condivisione, e di non condividere questo articolo via mail o postarlo su internet, il giornalismo indipendente ha un costo, che può essere sostenuto grazie alla collaborazione dei nostri lettori.