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giovedì 09/06/2016

Roma 2024, i Giochi del mattone: i volti e gli interessi che ci stanno dietro

Con il bilancio bloccato dai debiti, le Olimpiadi sono la speranza di lavori per i costruttori: da Caltagirone (Tor Vergata) a Toti (Fiera). Giachetti (Pd) favorevole all'evento, Raggi (M5s) contraria

Dietro la battaglia attorno alla candidatura di Roma alle Olimpiadi del 2024, che vede Roberto Giachetti del Pd (favorevole ai Giochi) e Virginia Raggi del M5S (contraria) si celano precisi interessi economici. Il sogno olimpico, di fatto, per un intero mondo politico e imprenditoriale è l’unica opportunità di convogliare nel breve termine risorse importanti – tra fondi pubblici e privati – sulla Capitale.

Col Campidoglio gravato da un debito storico di circa 12 miliardi e da un bilancio corrente che non riesce a coprire nemmeno i servizi essenziali, per gli imprenditori romani i Giochi diventano un’occasione irripetibile. Soprattutto per quelli legati al ciclo del cemento, per decenni una delle leve dell’economia cittadina, in crisi nera da cinque anni a questa parte (30 mila posti di lavoro in fumo e 4 mila aziende chiuse, stima Filca-Cisl): un mondo che resiste ai decenni e mantiene i suoi ufficiali di collegamento vecchi e nuovi nelle stanze di compensazione del potere capitolino (da Gianni Letta a Giovanni Malagò fino a Luca Lotti).

Nella valle di lacrime della crisi del mattone, il dossier presentato dal Comitato Roma 2024 – che prevede una spesa di 5,3 miliardi di euro per gli impianti – è “manna dal cielo”: dando per buoni i numeri, il contributo del Comitato olimpico internazionale (Cio), sponsor e merchandising coprirebbero 3,2 miliardi, il resto sarebbe a carico della collettività. Un mare di soldi (considerando anche i prevedibili extra) – più di quanto speso in 10 anni per la linea C della metro – conditi con la promessa di 170 mila posti di lavoro.

All’assegnazione dei Giochi manca poco più di un anno: la concorrenza di Parigi, Los Angeles e Budapest è agguerrita, ma non imbattibile. Ecco allora che per il “generone” romano diventa essenziale avere in Campidoglio un sindaco favorevole al dossier olimpico, come Giachetti.

Il candidato Pd ha stilato una lista di priorità per l’economia cittadina: Olimpiadi, stadio della Roma e completamento della Metro C. Un tris d’assi capace di stimolare i grandi gruppi imprenditoriali cittadini a sedersi al tavolo da gioco. Se non basta si passa alle minacce: “Se il Pd perde a Roma ho l’impressione che saltino le Olimpiadi”, ha buttato lì Matteo Renzi in tv, a Otto e mezzo.

Tra i più interessati al dossier olimpico c’è Francesco Gaetano Caltagirone, re del cemento e proprietario del Messaggero. Il progetto Roma 2024, infatti, considera prioritario il completamento della Vela, un futuristico palazzetto dello sport progettato da Santiago Calatrava, che sorge su terreni dell’Università di Tor Vergata. I lavori sono partiti nel 2007, la struttura doveva ospitare i Mondiali di Nuoto del 2009. Spesa prevista: 60 milioni di euro. Sono passati 9 anni, l’opera è incompiuta e ora servono 300 milioni per finirla. I cantieri sono della Vianini, azienda della holding di Caltagirone, che nel lontano 1987 ha siglato una convenzione come concessionario dei lavori dell’ateneo.

E ancora: dietro la Vela sorgerebbe pure il Villaggio Olimpico, dove una volta terminati i Giochi le stanze degli atleti andrebbero riconvertite in 8 mila alloggi da destinare a studentato e housing sociale. Altri affari per il settore edile con la creazione di un nuovo quartiere per 20 mila persone lì dove il Piano Regolatore non ne prevede. Senza dimenticare i progetti per finire la Metro C, che vede sempre la Vianini Spa tra i general contractor.

Altra struttura “baciata” dal dossier olimpico è la Nuova Fiera, costruita nel 2006 dalla Lamaro della famiglia Toti. Costato 330 milioni di euro, il polo fieristico non è mai decollato: distante dalla città e mal collegato, ora è gravato da debiti e problemi strutturali, visto che sorge su un terreno che sprofonda. Il progetto olimpico prevede di realizzarci gare di scherma, pugilato e arti marziali, ma pure un lago artificiale, che poco si presta alla coesistenza con la vicina pista dell’aeroporto di Fiumicino.

Se le Olimpiadi del 1960 hanno portato la modernità nella Capitale e gli impianti realizzati allora restano un pezzo di vita cittadina, il progetto Roma 2024 invece sembra guardare più agli interessi imprenditoriali che alla legacy olimpica. La posta in gioco, insomma, è alta, tanto che si vocifera persino di una telefonata del presidente del Coni, Giovanni Malagò, a Virginia Raggi per chiederle di “rivedere” la sua posizione sui Giochi. Lo staff della candidata M5S non conferma né smentisce: le sue prossime mosse ci diranno di più.

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Politica
Scontri online

Grillo contro Orfini, la polemica su un post del leader 5Stelle

Basta un clice la corsa romana tra Raggi e Giachetti si trasforma in una guerra ai piani superiori. Da un lato il presidente del Pd Matteo Orfini e dall’altro Beppe Grillo. La polemica nasce da un post su Facebook, correlato al blog di Grillo. C’è la foto di Orfini, dietro di lui una volante della Polizia. Il titolo: “Ultim’ora. A Roma crolla tutto. Hanno beccato Orfini, ci sono le immagini. Ecco cosa faceva”. Seguendo il link fino al blog, non si trova traccia di arresti o inchieste ma solo accuse politiche. “È un classico caso di clic baiting – replica Orfini – : si inventa un titolo scandalistico per fregare i lettori e fargli aprire il link. Di fatto è una piccola truffa. Anche un po’ squallida. A me fa schifo”. Sul blog, il post ha in effetti un altro titolo: Orfini il coerente: “Orfini ieri: ‘Il M5s a Roma non arriva neanche al ballottaggio’. Orfini oggi: ‘A Roma è chiaro che siamo andati peggio dell’altra volta, e questo era anche prevedibile’ Orfini ieri: ‘Noi convolti in Mafia Capitale? Assolutamente no!’ Orfini oggi: ‘Veniamo da Mafia Capitale, in cui il Pd è stato evidentemente coinvolto’. Orfini ieri: ‘Marino non deve dimettersi’. Orfini oggi: ‘Non ci applaudivano per i risultati amministrativi dei due anni di giunta Marino’”.

Politica
Con Richard Gere

Giachetti e Raggi vanno assieme all’ambasciata Usa

A dieci giorni dal ballottaggio di Roma per scegliere il sindaco che governerà al Campidoglio, l’ambasciata americana nella Capitale ha organizzato un incontro pubblico al quale partecipano i due sfidanti, Roberto Giachetti e Virginia Ragggi. Ieri sera i candidati del Partito democratico e del Movimento Cinque Stelle hanno partecipato, dunque, all’evento pubblico con l’ambasciatore John Phillips, presso la sua residenza di Villa Taverna. C’era anche l’attore Richard Gere, ospite dell’ambasciatore degli Stati Uniti per l’anteprima del film “Time Out of Mind” (in italiano “Gli invisibili”) di cui è protagonista e co-produttore. Giachetti parte con oltre dieci punti di svantaggio dalla Raggi (35,2 per cento dei voti al primo turno), e crede nella rimonta. Ma per la candidata pentastellata gli sforzi sono vani: “Mentre qualcuno va mendicando voti qua e là sbandierando slogan di ogni genere e tentando di polarizzare il dibattito su falsi temi, la Capitale è ostaggio di emergenze ogni giorno. Noi lavoriamo sull’ordinario, la nostra sarà una ‘rivoluzione gentile’ e faremo tornare grande questa città!”, ha scritto sulla sua pagina Facebook.

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La Cattiveria del 09/06/2016

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