Il tono è forte, ma le parole sono caute. Dal palco di piazza San Carlo, a Torino, per l’ultima tappa del tour del M5s #IoDicoNo, Beppe Grillo mette le mani avanti: “Dobbiamo abituarci a essere perdenti. Se domenica perdiamo, perdiamo contro il mondo ed è una perdita meravigliosa, che ci darà ancora più forza”. E poco dopo rafforza il concetto: “Per lunedì non avrò scompensi perché perderemo di due o tre punti: ho già comprato una cassa di Maalox”. Ovvero, le stesse compresse per lo stomaco che trangugiò in un video due anni fa, dopo la disfatta nelle Europee. Niente trionfalismi, insomma, per il Grillo scaramantico, che un po’ rivendica un po’ ammette: “Il Paese è spaccato”.

Ad ascoltarlo, poche migliaia di persone. Non certo quelle del VDay del 2008, tenuto in questa stessa piazza, ieri piena per circa un terzo. “È una piazza molto grande e siamo alla fine di un tour di quaranta tappe”, minimizza la senatrice Paola Taverna. La folla si fa sentire soprattutto quando sul palco salgono Alessandro Di Battista, Luigi Di Maio, Virginia Raggi e la “padrona di casa”, la sindaca di Torino Chiara Appendino. Ed è lei a entrare nel merito: “È impensabile che un sindaco o un consigliere regionale trovi il tempo di andare a Roma, di seguire il lavoro delle commissioni, di studiare gli atti, di fare l’interesse di un paese Un sindaco deve stare qui in città”. E per caricare la base, rivendica anche il no alla Tav. Poi gli schermi mostrano un video con Dario Fo e Gianroberto Casaleggio, padri nobili del M5s. “Ci mancano questi pilastri, eh?”, chiede Grillo al pubblico. Taverna e Di Battista si appellano ai sentimenti, o meglio dire alla pancia, degli elettori. E volano attacchi a Matteo Renzi, a Giorgio Napolitano, Vincenzo De Luca e Denis Verdini . Invece Di Maio, con un foglietto in mano, fa un discorso più istituzionale: “Se osserviamo gli ultimi dieci anni vediamo delle leggi che ci fanno tornare indietro, ci fanno regredire sui diritti. Ora fanno questa riforma della Costituzione con cui ci tolgono il diritto di voto per il Senato”.

Poi c’è Roberto Fico, il presidente della commissione di Vigilanza Rai, che attacca l’Autorità garante per la comunicazione: “Poche ore fa ha bocciato il mio ricorso sull’eccessiva presenza di Renzi in tv. Quando saremo al governo chiederemo al Parlamento di modificare i metodi di nomina dei vertici dell’Agcom. O si cambiano le persone e il metodo, oppure queste autorità si chiudono”. Ed è un altro affondo contro il predominio informativo di Renzi. Ma è ancora Fico a seguire lo stesso spartito di Grillo, quello della cautela: “Domenica non si vota sul governo, ma sulla Costituzione. Poi vinceremo, andremo a governare”. Insomma, il referendum non è un anticipo delle Politiche. Davide Casaleggio, il figlio di Gianroberto, evoca le conseguenze: “Questa domenica ce la ricorderemo per tanti anni se passa il Sì”. Ma tra una parola e l’altra sul referendum guarda già oltre: “Dalla prossima settimana prepareremo il nostro programma di governo che parte dall’energia”. Si chiude con Grillo che canta e suona. Sorridente, e cauto.