Il fondatore che è soprattutto capo non rinnega la mannaia, anzi la rivendica: “Genova? Non c’è un problema di metodo, il metodo è giustissimo”. E per rinforzare il concetto indica la porta a quelli con il mal di pancia: “Noi abbiamo le nostre regole, io sono il garante e le faccio rispettare, chi non è d’accordo si faccia un altro partito”. Fresco epuratore nella sua Genova, dove ha fatto e disfatto le Comunarie giubilando con un post la vincitrice, Beppe Grillo riappare a Roma, per un convegno sull’acqua pubblica organizzato dal M5S alla Camera. E dietro di sé semina parole come paletti, perché medita su un nuovo giro di vite. Innanzitutto sui territori, dove in vista delle amministrative tanti, troppi meet up sono in lotta tra loro.

Così i vertici sono pronti a non concedere la certificazione alle liste e a rinunciare alle urne, anche in città di peso come Parma e Padova. Per poi mettere ordine nei meet up, sorta di circoli territoriali del Movimento, creando un filtro alle iscrizioni e tagliando via i doppioni nelle città medio-grandi, con un solo meet up per città. E magari introducendo parametri per rimanervi, come l’assiduità della frequenza da parte degli attivisti e la loro partecipazione alle votazioni. Ma Grillo pensa anche e soprattutto alle regole per le ricandidature, a criteri per tenere fuori dalle liste futuri dissidenti e critici vari. “È un tema su cui c’è una riflessione seria” giurano dei piani alti. Perché al leader hanno raccontato dei malumori tra diversi parlamentari per la gestione del caso Genova, tutti fuori microfono eppure percepibili. Soprattutto, lui e il suo staff respirano di nuovo un clima interno di sospetti e venti contrari, tra voci fatte circolare sulla comunicazione e veleni vari. Così il leader ha di nuovo voglia di un giro di vite. Anche se non sa ancora come tradurlo nero su bianco. “Sulle regole per le Politiche si ragiona da mesi ma è ancora tutto in alto mare, sul piatto ci sono le opzioni più diverse” assicura una fonte di peso.

La soluzione di base rimane sempre quella del recall sui parlamentari uscenti, ossia di farli giudicare dagli iscritti sul web. Ma si cercano parametri per distinguere i “buoni” e i più laboriosi dai fuori linea. Le ipotesi sono molteplici, e i tempi paiono ancora lunghi. Però forse non è un caso se proprio ieri, prima di apparire a Montecitorio, Grillo abbia incontrato nel suo albergo sui Fori il senatore Vito Crimi: un fedelissimo, nonché uno dei tre parlamentari del Comitato d’appello (l’organo del M5S a cui si può ricorrere contro le sanzioni disciplinari), che dovrebbe aiutarlo a scrivere le norme per le ricandidature. Nel frattempo dalla Liguria arrivano le schegge della vicenda Comunarie. Con la candidata sbattuta fuori, Marika Cassimatis, che racconta di “essere in attesa della documentazione, per capire”, e intanto medita un ricorso in tribunale. Mentre il capogruppo del M5S a Sarzana (La Spezia), Valter Chiappini, si auto-sospende con una nota dai toni drammatici: “Esco da un sogno trasformato in un incubo, i princìpi portati avanti per una vita sono ridotti a un cumulo di macerie”. Dentro Montecitorio, il deputato savonese Matteo Mantero parla con ilfattoquotidiano.it, senza sfumature: “A Genova si è creata una guerra tra bande, nessun portavoce regionale deve intromettersi in vicende cittadine”. E il riferimento è alla capogruppo Alice Salvatore, prima nemica della Cassimatis, e primo sponsor del neo-candidato sindaco Luca Pirondini. Ma Mantero ne ha anche per i consiglieri fuoriusciti dal M5S: “Hanno creato un altro gruppo, e questo è pessimo: se ti dimetti devi toglierti dalle balle”.

Nel pomeriggio, ecco Grillo alla Camera. Giacca blu e camicia bianca, parla poco, ma fa ugualmente rumore: “Bisogna intendersi su cos’è la democrazia, una democrazia senza regole non è una vera democrazia: noi abbiamo le nostre e io le faccio rispettare”.

Entra nell’aula dove si tiene il convegno e si siede accanto a Luigi Di Maio. Applaude gli interventi. Resta poco più di un’ora. Poi saluta velocemente Alessandro Di Battista e se torna in albergo. Non dice nient’altro. Tanto a ribadire la linea in tv a Carta Bianca c’è Di Maio, secco: “A Genova ci erano arrivate diverse segnalazioni, abbiamo adottato una procedura che è normale quando si hanno sentori che coloro che si vogliono candidare con noi intendono passare al gruppo Misto dopo qualche mese: meglio bloccare in partenza chi finge di essere del Movimento”. È l’accusa a Cassimatis e ai suoi sostenitori, con corollario di carattere generale: “Ci sono molte persone che vogliono salire sul carro dei vincitori, bisogna stare attenti”. In serata, Di Maio e Grillo cenano assieme. E parlano di futuro, prossimo.