Potevi trovarla a volantinare in un mercato e poi in un faccia a faccia in tv: Anna Falcone, avvocato, specializzata in diritto pubblico e costituzionale, è stata definita la pasionaria del No. Non solo perché è vicepresidente del Comitato guidato dal professor Pace. Soprattutto perché nei confronti pubblici si è mostrata tenace e puntigliosa mentre sottolineava i troppi buchi neri della cosiddetta riforma. Il suo giro d’Italia è stato lungo – da Genova a Siracusa – anche se a un certo punto ha dovuto smettere di viaggiare per ordine del medico: ormai è in gravidanza avanzata e la sua bimba nascerà tra pochissimo: “Speriamo che nasca sotto il segno della nostra Carta e non di quella deformata dalla ‘revisione’ governativa”, scherza al telefono. “Comunque ho girato moltissimo, quest’estate anche in Calabria che è la mia regione di provenienza. Poi da ottobre non ho più potuto viaggiare e quindi sono rimasta a Roma, e ho fatto incontri solo qui e nel Lazio”.

È lei la miglior risposta a chi sostiene che a dire no è solo un gruppo di professoroni conservatori (ricordate quel pezzo sull’Unità in cui si faceva la media delle età dei firmatari dell’appello per il No? 69 anni dicevano….) “La cosa che mi è piaciuta di più è stata vedere che questo referendum si è trasformato in un’occasione di rinnovata partecipazione da parte dei cittadini”, spiega Anna. “Ho conosciuto tantissime persone che volevano capire, che facevano domande e volevano chiarimenti ai numerosi dubbi. Questa riforma non è stata condivisa nella sua fase preparatoria né adeguatamente spiegata ai cittadini quando è stata approvata. Tutto il dibattito si è concentrato su altre questioni, che con la Carta e lo stravolgimento insensato e pasticciato che avremmo se dovesse vincere il Sì, non c’entrano nulla. Abbiamo sentito troppa propaganda e quindi le persone hanno avuto ancora più bisogno di sapere. Alla fine, in tutti gli incontri, ho sentito affetto e rispetto verso la Costituzione. Ho incontrato uomini e donne resi deboli dalle politiche di questi ultimi anni, persone che soffrono, che non hanno lavoro e prospettive per il futuro e hanno ritrovato nella Costituzione le ragioni di una battaglia per la democrazia. In un momento in cui i diritti vengono limitati – se non cancellati – l’idea di perdere rappresentanza, di non votare più, è apparsa grave. È su questo terreno che in tanti si sono trovati uniti”.

A proposito di vecchi e giovani: è vero che i più anziani voteranno a favore della riforma? “Chi partecipava agli incontri davvero voleva capire la riforma. Quando abbiamo fatto i volantinaggi invece abbiamo trovato un pubblico diverso, che voleva ascoltare solo gli slogan e la propaganda. E sì, con una distinzione anagrafica: erano soprattutto i più anziani. I giovani invece avevano molta più voglia di sapere. Io credo dipenda dal fatto che la Costituzione, per i ragazzi cui sono stati tolti anche i sogni, è rimasta l’ultimo baluardo di garanzie e diritti a cui aggrapparsi. L’ultimo bene comune da difendere. I più vecchi mi sono sembrati meno interessati, un po’ come se questo fosse una scommessa: lanciamo i dadi e vediamo come va”.