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venerdì 03/08/2018

Fq Millennium, il numero in edicola: l’Italia vista da lontano. Il “made in Italy”? Musica, ma anche legalità. E autori di libri

Successi - Con 140 milioni di copie vendute in tutto il mondo, supera anche Umberto Eco, Elena Ferrante e Laura Pausini

Il Made in Italy non è fatto solo di cibo e vestiti firmati (anche se in realtà la voce più consistente del nostro export è rappresentata dalle macchine utensili, 69,3 miliardi nel 2017). All’estero ci comprano grandi scrittori come Umberto Eco ed Elena Ferrante, dive del pop come Laura Pausini e neomelodici misconosciuti in patria, tenori vecchi e nuovi, oltre a una sfilza di direttori d’orchestra e di bravi illustratori.

Ferrante ha venduto finora due milioni di copie negli Stati Uniti, la Pausini ha toccato quota 70 milioni di dischi. Ma la Armani del nostro export culturale si chiama Elisabetta Dami: se non la conoscete, avrete senz’altro in mente il suo topo-giornalista Geronimo Stilton: tradotta in 47 lingue, è arrivata a vendere 140 milioni di copie, più di dieci soltanto in Cina. Sono solo alcune delle cifre svelate da un’inchiesta di FqMillenniuM, il mensile diretto da Peter Gomez, in edicola da domani. 5SS5kxpN[/jwplayer[

Un numero dedicato all’Italia vista da lontano, con inchieste, reportage, interviste sulle luci e ombre del nostro Paese agli occhi degli stranieri. Compresi i famosi “mercati” che tanto condizionano le scelte politiche: resterete sorpresi nel leggere i giudizi trancianti espressi nei report riservati di alcune banche internazionali, redatti dopo la nascita del governo giallo-verde, che FqMillenniuM ha potuto consultare. Scorrendo le pagine del mensile, viene fuori il ritratto di un Paese ricco di singole e invidiate eccellenze, che stentano però a fare squadra. Complice un’instabilità politica difficilmente comprensibile a chi ci guarda da fuori.

Lo scrittore Tim Parks, inglese da molti anni residente in Italia, racconta il suo personale shock culturale: arrivato qui foderato di prestigiose lauree anglosassoni, scopre che da noi per far carriera l’appartenenza ai “giri” giusti conta più del merito. Nel contempo, e inaspettatamente, esportiamo anche legalità. Carla Del Ponte, magistrata svizzera oggi in pensione, racconta come l’incontro con Giovanni Falcone, arrivato nel suo ufficio a Lugano un giorno del 1984 per inseguire i soldi di Cosa nostra, sia stato determinante per scrivere, molti anni dopo, la legge antiriclaggio attualmente in vigore nella Confederazione elvetica.

Burocrazia, leggi farraginose, corruzione, mafia e incertezza politica spaventano i potenziali investitori, come certificano le camere di commercio di Regno Unito, Francia e Spagna, a cui si sono rivolti alcuni “infiltrati” del mensile presentandosi come imprenditori desiderosi di aprire nuove attività economiche nel nostro Paese. In parallelo, però, fanno registrare un vero e proprio boom gli acquisti di case da parte di nordeuropei, nordamericani e non solo, che nei nostri borghi più belli decidono di passare le vacanze, o di trasferirsi, magari a godersi un buon ritiro: più 17 per cento nel 2017 rispetto all’anno precedente, pari a 8.200 compravendite, con richieste quadruplicate in cinque anni. Accanto ai classici, dal Lago di Como al Salento, paesini semisconosciuti scampano così allo spopolamento. È il caso di Cianciana (Agrigento) dove hanno trovato un tetto oltre 200 famiglie tra inglesi, canadesi, polacchi e svedesi.

Luci e ombre si riflettono sui movimenti della popolazione. Un reportage dall’Africa racconta come ci vedono i migranti in attesa della traversata. Per lo più perfettamente consapevoli dei rischi del viaggio, dalle violenze ai naufragi al clima ostile che li attende. Ma, spiegano, in molti dei loro Paesi la vita è insostenibile, fra povertà, tirannie e guerre più o meno dichiarate. Intanto emigriamo anche noi. Il mensile dà voce ai nostri giovani expat. Gli italiani trasferiti all’estero sono mezzo milione, la metà ha fra i 20 e i 40 anni. Al Sud è esodo: in 15 anni il saldo della popolazione è calato di oltre 700mila persone, tre su quattro fra i 15 e i 34 anni, uno su tre laureato. Un’emergenza che pare non appassionare nessuno.

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