“Quella piazza del V-day era molto bella, perché lanciava un grido di liberazione. Ma intristisce vedere che, esattamente dieci anni dopo, Luigi Di Maio è andato a Cernobbio a dare l’esame davanti ai poteri forti”. Carlo Freccero, consigliere Rai su proposta del M5S, autore televisivo ed esperto di comunicazione, vede un Movimento “normalizzato”. E si preoccupa: “Non è proprio possibile puntare al governo senza essere costretti a condividere il pensiero unico?”.

Ripartiamo da quell’8 ottobre del 2007 a Bologna. Cosa rappresentò?

Fu un segnale molto forte, caratterizzato da una massa di giovani. Un grande vaffa alle lobby, al potere. E infatti quell’evento venne censurato dalle tv. Ma nonostante questo cambiò il quadro politico, per sempre.

Era la piazza di Beppe Grillo, il futuro fondatore del M5S. Un’immagine datata?

Diciamo che quella piazza oggi non sarebbe più possibile. I giornali e le tv ormai hanno re-indirizzato quella rabbia contro i migranti e i poveri, ovvero dei falsi obiettivi, favorendo un guerra tra ultimi e l’ascesa dell’estrema destra. È stato un lavoro profondo, che sta producendo i suoi effetti.

È un processo che ha influenzato anche il Movimento e sulla sua presunta svolta a destra?

Assolutamente sì.

Si può dire che comunque il M5S sia partito dalla piazza di Bologna. Ma in questi anni ha seminato qualcosa?

I Cinque Stelle sono stati molti bravi a coagulare quel sentimento di insoddisfazione ben visibile al V-Day. Gli hanno dato concretezza e visibilità. E poi in questi anni hanno svolto un ottimo lavoro di opposizione. Hanno studiato con attenzione i dossier, e hanno preso coscienza del reale consultando anche fonti fuori del mainstream, non limitandosi a quello che scrivevano i giornali. In più, hanno promosso una reale contro-informazione, innanzitutto sul web. Però poi c’è l’aspetto negativo.

Ossia?

Con la crescita dei consensi, hanno avuto la tendenza a diventare maggioranza. E questo li ha portati a normalizzarsi.

Un problema.

Pare quasi inevitabile, dopo che entri in Parlamento. E a me pare un nodo centrale: non è proprio possibile fare politica e puntare al governo rimanendo diversi?

I Cinque Stelle sono diventati come gli altri?

Io dico che mi ha colpito vedere Di Maio al Forum Ambrosetti di Cernobbio, dieci anni esatti dopo quel V-Day. Gianroberto Casaleggio vagheggiava un futuro diverso, mentre Di Maio e i 5Stelle sembrano accettare il presente e realtà come le lobby. Il Movimento pare stanco.

Si potrebbe obiettare che un candidato premier in pectore deve parlare con gli imprenditori. E poi anche Casaleggio senior andò a Cernobbio.

Casaleggio, che al tempo stava già male (settembre 2014, ndr), ci andò come “l’altro”, con i suoi capelli spettinati, a parlare proprio di futuro. Mostrava una differenza. E soprattutto, non si lasciò contaminare. Invece Di Maio si è seduto al tavolo con Salvini e ha dato l’esame, vestito di tutto punto, azzimato. Un’immagine che rappresenta molto bene la mutazione dei Cinque Stelle. Prima avevano sempre combattuto lobby e poteri forti. E ora invece…

Ma cosa dovrebbero fare a suo avviso?

Il M5S e Di Maio devono tornare a “stropicciarsi”, puntando su temi come il lavoro e il reddito di cittadinanza.