Sono rimasto sconvolto, mi sembra che si sia messo al servizio del potere. E non ne ha affatto bisogno”. A Dario Fo non sono piaciute le parole di Roberto Benigni che, su Repubblica, ha annunciato il Sì alla riforma costituzionale.

Perché lo ha fatto, secondo lei?

Siamo sul piano del do ut des. Forse avrà la sua contropartita. Non so in che termini e non m’interessa. Noto però che è sempre in tv. Mi sembra che Benigni si sia messo al servizio del potere, è entrato in quella logica, ma queste cose poi si pagano in termini di pubblico. È un peccato, perché Roberto non ha bisogno di assecondare il potere e perché quello che ha detto va contro tutta la sua storia, artistica e civile. Ha cambiato idea, ma in peggio. E il giornale di regime (Repubblica, ndr) gli ha concesso subito due pagine.

Cosa gli vorrebbe dire?

Roberto, fermati. Così ti rovini, ti stai dando la zappa sui piedi. Lascia perdere e torna tra noi. Non essere così avido!

Ci sono molti costituzionalisti e intellettuali a favore del Sì…

I nomi che ho visto non mi sembrano di primo piano. Mentre lo sono quelli schierati per il No. E se persone che stimo dicono che la riforma fa schifo, io mi fido. L’argomento di molti del Sì – “meglio una riforma mediocre piuttosto di niente” – mi sembra molto debole. Perché ci si dovrebbe accontentare?

Domani si vota. Lei chiuderà la campagna di Virginia Raggi a Roma.

Io sostengo il M5S, stanno facendo bene in Parlamento e nelle città. La loro vittoria rappresenterebbe una svolta, vorrebbe dire che i romani vogliono lasciarsi alle spalle corruzione e malaffare.

Renzi parla solo di referendum, anche se mancano cinque mesi.

Il Pd in queste Amministrative è in difficoltà: Renzi ha deciso di spostare l’attenzione, di giocarsi tutte le carte, come a poker. Ma è un gioco da pazzi: gli si può rivoltare contro.