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domenica 31/07/2016

Parlamento, tornano le ferie da record: Aule ferme fino a metà settembre

In attesa del referendum di novembre, tutti i disegni di legge si sono arenati. E così gli eletti si preparano a partire per uno stop ancora più lungo rispetto agli altri anni

“A che ora giovedì la maggioranza farà mancare il numero legale, bloccando tutto per scappare col trolley?”. In Parlamento si accettano scommesse. I provvedimenti in coda sono tanti, soprattutto in Senato. Ma i lavori d’aula si fermano giovedì e riprendono il 13 settembre (per la Camera si aspetta l’ufficialità della capigruppo). Almeno una settimana di vacanze in più rispetto alla media degli ultimi anni. Alcune commissioni riprenderanno i lavori qualche giorno prima. Ma le leggi possono attendere.

Quanto i tempi siano cambiati nei due anni e mezzo dell’era Renzi, si vede anche da questo. Nell’estate del 2014 le scommesse erano di tutt’altro genere. Le opposizioni facevano ostruzionismo sulla riforma costituzionale, allora alla prima lettura, e il premier era stato chiarissimo, minacciando i senatori di andare avanti a oltranza. Si scherzava all’epoca: “Quanto ci metteranno a cedere per salvarsi le vacanze?”. Si chiuse l’8 agosto, tra una maratona e un canguro. L’invito che è arrivato da Palazzo Chigi ora è di tutt’altro genere: evitare ogni provvedimento scivoloso, soprattutto in Senato, rimandare le leggi sensibili politicamente, mettersi di bolina e fare il meno possibile. È l’intera legislatura che adesso sta sott’acqua, per citare lo stesso Renzi e la sua presunta “strategia del sommergibile”. Che in realtà non è una strategia, ma una decisione obbligata, dovuta alla situazione di debolezza in cui si trova. Più che sommergibile, sommerso.

Ma fino a quando si andrà avanti così? Ovviamente, fino al referendum. A Palazzo Madama i numeri sono risicati e l’incidente/ricatto è sempre dietro l’angolo. Basta che la galassia centrista, variegata e in parte ormai contro Renzi, si metta d’accordo e il governo va sotto. Poi, non è il caso di compromettere voti per il Sì con leggi invise a qualcuno.

Tutto rimandato a settembre

L’ultima prova in ordine di tempo si avrà sul voto per la richiesta d’arresto del senatore di Gal Antonio Caridi, accusato dalla Dda di Reggio Calabria di essere a capo di una cupola di ‘ndrangheta. È stato calendarizzato prima della pausa estiva, ma andrà in coda ad altre leggi e se ne riparlerà dopo l’estate. Stessa cosa è accaduta per la riforma della giustizia: sarà incardinata, ma prima della pausa non si vota. Slittato a settembre pure il ddl concorrenza. Il reato di tortura? Rimandato in Commissione. Fermo in commissione Affari costituzionali il provvedimento sull’editoria. Arrivate dalla Camera e arenate nella stessa Commissione la riforma dei partiti, le primarie per legge e il conflitto d’interesse (tormentone decennale).

Le Camere lavorano, ma la maggior parte del tempo lo passano a ratificare trattati internazionali o a convertire decreti. Soprattutto in Senato. Ma anche a Montecitorio le cose non vanno così lisce come i numeri schiaccianti della maggioranza potrebbero consentire. Dopo la legge sulle unioni civili, è stata approvata definitivamente la riforma costituzionale (dopo accordi andati avanti per mesi, il sì era scontato) e la legge sul dopo di noi, ma è appena stato rimandata a settembre la liberalizzazione delle droghe leggere. Come è ferma la legge sulle adozioni, che era stata annunciata in pompa magna, per addolcire il fronte laico dopo lo stralcio della stepchild adoption. Tutti i temi etici è meglio lasciarli perdere.

Il referendum a data da destinarsi

Fino al referendum, dunque. Sì, ma quand’è il referendum? Non si sa. La Cassazione deve decidere entro il 15 agosto se le firme per richiederlo sono valide. Poi il governo ha fino a 60 giorni per indirlo. E stando agli ultimi rumors aspetterà parecchio. Una volta indetto, possono passare tra 50 e 70 giorni per celebrarlo. Sulla carta, si può arrivare a ridosso di Natale. A Palazzo Chigi hanno cerchiato la data del 27 novembre: dopo la sessione di bilancio a Montecitorio.

La scomparsa di Renzi dalla tv

Per adesso, Renzi ha incominciato l’operazione silenzio e “spersonalizzazione”: l’ultima volta che ha partecipato a un talk show è stata l’11 giugno, Otto e mezzo. L’ultimo #Matteo risponde su Facebook è del 29 giugno. Va solo in radio. In compenso, sono giorni che gira l’Italia, tra visite ad aziende e promesse. Nell’ultima settimana ha omaggiato i costumi della Arena e l’acqua minerale della Rocchetta, ha annunciato (di nuovo) la fine dei lavori della Salerno-Reggio Calabria (che invece sono ancora in corso) e s’è inventato l’istituto della “ri-firma del patto” per Taranto. Tanto per non esplicitare che non arriveranno altri soldi oltre a quelli già stanziati.

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Politica
Cassonetti pieni

La Raggi blinda Muraro, novità per la comunicazione

Prime settimane in Campidoglio tutte in salita per la sindaca Virginia Raggi. Dopo quelle sulle nomine dello staff, infatti, ora non si placano le polemiche sulla gestione dello smaltimento della spazzatura. Nel mirino Paola Muraro. L’assessore all’Ambiente prima ha attaccato i vertici dell’Ama, la municipalizzata dei rifiuti, per la “cattiva” gestione degli impianti di smaltimento, poi è finita nell’occhio del ciclone per i dodici anni di consulenza con l’azienda. Il Pd chiede alla Raggi “chiarimenti” in aula sul ruolo avuto dalla Muraro in Ama, visto che si è occupata proprio di impiantistica. Aleggia anche lo spettro dimissioni dell’assessore. Il Movimento 5 Stelle, però, serra le file attorno alla Muraro: “Questi attacchi sono una medaglia al valore, sui rifiuti abbiamo scoperchiato il vaso di Pandora”. Intanto la Raggi lavora ai primi cambiamenti di rotta: alla guida della comunicazione è dato in arrivo nei prossimi giorni Alberto Di Majo, giornalista de Il Tempo molto accreditato in cronaca di Roma. E’attesa inoltre la prima conferenza stampa della sindaca, per rivendicare le scelte fatte finora e chiarire la posizione sulla candidatura di Roma ai Giochi 2024.

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Lo sberleffo

Neppure il letame ferma il liscio

La storia è nota. Venerdì sera il governatore della Toscana Enrico Rossi presenta il suo libro Rivoluzione socialista alla Festa dell’Unità di San Miniato (Pi). L’allevatore Giovanni Cialdini, attivista Pd in polemica con la Regione perché non lo autorizza alla macellazione islamica su larga scala, tira una secchiata di letame a Rossi, che lo denuncerà.

Meno noto è il finale di serata. Rossi si lava, si riveste, si fa l’antitetanica e torna per riprendere il dibattito. La sede originaria è impraticabile per i diffusi schizzi di letame. L’altra postazione disponibile è accanto all’arena del ballo liscio e quindi impraticabile per la musica assordante. Si ottiene una pausa di pochi minuti, poi le danze ripartono incuranti della grave aggressione subita dal compagno governatore. Il problema lo pone su Facebook Massimo Baldacci, ex dirigente del partito oggi convinto militante: “Ha senso far passare un’estate di duri sacrifici a decine e decine di militanti se non si è in grado di andare sul palco del ballo liscio a dire: ‘C’è stata una grave aggressione al presidente della Regione Toscana. Il ballo è interrotto’?”. Il liscio è l’arma con cui per decenni le Feste dell’Unità hanno togliattianamente aderito alle pieghe della società. Oggi ha preso il potere ed è l’arma in grado di rottamare, renzianamente, la politica in quanto tale.

La Cattiveria

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