Dopo che il governo ha varato il suo codice di comportamento per le Ong che vogliono operare nel Mediterraneo in soccorso dei migranti in mano agli scafisti, si è aperto un dibattito sulla giustezza delle misure prese dal ministro degli Interni, che ha coinvolto figure di primo piano anche nel mondo della cultura. Gli operatori privati hanno il dovere morale di spingersi oltre il confine stabilito dalla legge? Oppure devono attenersi alle disposizioni impartite dal governo per non correre il rischio di favorire e incentivare, direttamente o indirettamente, i mercanti di vite umane?

 

Battitore libero, voce critica da sinistra, in passato impegnato come volontario a sostegno delle popolazioni colpite dalla guerra, Erri De Luca ha pochi dubbi sulla causa da sposare parlando di migranti e del codice per le ong che operano in mare. “Sostengo chi già aiuta il passaggio oltre confine di viaggiatori bloccati, che vogliono giustamente andare altrove”, il suo esordio nella nostra conversazione. Sembra di rileggere i versi della sua poesia Sola andata, in cui De Luca aveva scritto: “La terraferma Italia è terra chiusa, li lasciamo annegare per negare”.

Lo raggiungiamo mentre si trova all’estero ed è un dialogo tutto incentrato sulle regole, le stesse che più di una volta lo scrittore nella sua vita ha invitato a disobbedire, per capire fino a che punto l’intransigenza ideologica possa fornire o meno una sponda a chi lucra sulla disperazione di chi fugge verso l’Europa da conflitti, miseria e terrorismo. Ma la sua presa di posizione è netta, segue quella di pochi giorni fa quando, intervistato a In Onda su La7, aveva sostenuto: “Se fossi uno di frontiera farei questo servizio di accompagnamento, incito a commettere questo crimine”.


Questo approccio non rischia di facilitare involontariamente il compito a chi lucra sulla disperazione dei migranti?

Chi è che lucra sui migranti? Chi li costringe a servirsi di trafficanti: i governi che hanno reso il corpo umano la merce più redditizia da trasportare. Aiuterei chi mi chiede aiuto per il semplice principio che farei a un altro quello che vorrei fosse fatto a me in caso di necessità.

Quindi quella che alcuni chiamano ‘intransigenza umanitaria’ secondo lei giustifica anche la possibilità che per salvare vite umane si venga meno alle regole che lo Stato fissa per tentare di governare i flussi?

Dice regole per governare i flussi? Come i respingimenti in mare, che erano illegali. Oppure come incriminare i pescatori di Lampedusa e poi sequestrare la barca per aver salvato naufraghi? Sono regole che sono state firmate in passato dal nostro Parlamento: erano infami e si doveva disobbedire. Oggi facciamo rientrare nelle regole anche un codice inventato da un ministro che, intanto, regala soldi alla guardia costiera libica che è gestita dai trafficanti.

Rimaniamo sul tema delle regole. Cosa ne pensa del codice di condotta per le Ong che operano in mare appena varato dal Viminale? Chi non lo sottoscrive fa bene o sbaglia?

Io sto con Medici senza frontiere e con le altre navi che non subiscono l’imposizione. Guardiamole queste regole. Una imposizione di armi a bordo di chi svolge opere di pace e di soccorso? Sono divieti vari che hanno lo scopo di ostacolare i salvataggi.

L’Italia viene spesso lasciata sola nella gestione dei flussi migratori, il governo dovrebbe chiedere maggiori risorse ai partner Ue per l’accoglienza? Gli altri Stati europei non si fanno abbastanza carico del problema?

L’Italia deve sospendere il trattato di Dublino insieme agli altri Stati di frontiera. Invece siamo al delirio di intervenire in Libia, senza mandato e copertura internazionale, esponendo i nostri soldati a una reazione militare. Delirio è allargare i confini di Europa fino al Fezzan, il confine sud-occidentale del deserto libico.

La sinistra italiana fatica a trovare un approccio credibile alla questione migranti. Sembra oscillare tra la rincorsa di un vocabolario o soluzioni di destra e un approccio forse troppo ideologico.

La sinistra italiana evapora di fronte a ogni questione seria. Da noi ancora non esiste una sinistra italiana.