C’era aria di leggenda, quando al Meeting di Rimini si sono incontrati Dario Nardella e Luigi Brugnaro. Un simile brainstorming non si vedeva, e viveva, dai tempi di delle cene tra Minnie e Bombolo a casa del Poro Schifoso. In un parossismo di genialità e guittezza, l’ineffabile Nardella ha gridato “Allah Akbar!” al sindaco di Venezia, che aveva appena borbottato appelli gandhiani tipo questo: “Il buonismo è finito. Se uno grida Allah Akbar in piazza San Marco ghe sparemo!”.

E tutti a ridere, compresi i giornalisti presenti, perché quando c’è un potente bisogna ridere, ché “il piangere fa male al ricco e al cardinale” (cantavano Fo e Jannacci).

Nardella ha poi chiesto scusa: non voleva offendere nessuno, e senz’altro era sincero. Non è detto però che sia un’attenuante. Una delle cifre di molti “politici” attuali, infatti, è proprio l’agire a loro insaputa: compiono disastri continui e si rivelano tristemente inadeguati, ma non se ne rendono neanche conto.

A Firenze, dove Nardella è davvero sindaco anche se parrebbe impossibile, sono in molti a chiamarlo “braciola” per via di quello sguardo fieramente aguzzo, tipico di chi ha appena letto Topolino senza averlo capito appieno. In questi anni ruggenti di granducato, Nardella Il Magnifico ha già vergato pagine di storia vera. Ha detto che “il Cenacolo di Leonardo è senz’altro in Toscana”, ha parcheggiato davanti allo scivolo disabili, ha spezzato le reni ai vili turisti con gli idranti e ha difeso strenuamente le ragioni del “sì” il 4 dicembre, permettendo dunque che stravincesse il “no”.

A Rimini, oltre al mitologico Dario e all’intellettuale contemporaneo Brugnaro, la cui vittoria a Venezia su Casson ribadisce come il genere umano sia irredimibile, c’erano altri eroi moderni come Matteo Ricci da Pesaro. Roba forte. Insieme, all’interno di un progetto teso alla “rinascita italica” (sic), si è più o meno giunti a queste soluzioni epocali: sparare a chi grida Allah Akbar (tranne Nardella, si presume) e fare più figli, per riportare la media di natalità da 1.34 a 2. Geni allo stato brado.

La scena tra Nardella e Brugnaro è stata così riassunta da Alessandro Gilioli, firma de L’Espresso, sulla sua pagina Facebook: “La scenetta dei sindaci cretini a Rimini può divertire o far cascare le braccia, a seconda se siete drogati male o con il cervello in ordine”.

Se lo “sketch” di Nardella lo avesse fatto un Di Maio, probabilmente gli Zucconi avrebbero marciato su Roma, brandendo i loro Rolex e gridando “Più Champagne per tutti, Hasta Picierno siempre!”. Ma l’ha fatto Nardella, il Renzi debole (perdonate la ridondanza), e quindi tutti zitti o quasi.

Un tale gesto non mostra solo una preoccupante – e si presume involontaria – insensibilità nei confronti delle vittime del terrorismo, ma pure un ostentato senso di vicinanza a un tizio come Brugnaro, che un centrosinistra minimamente accettabile dovrebbe stimare quanto Darwin stimava i cercopitechi.

E invece no: il clima è da famose du’ spaghi. Da renzusconismo ormai tollerato, sdoganato e anzi incentivato. Un tale scenario giustifica, quantomeno, una domanda. Ed è rivolta alla maggioranza dei fiorentini, che dopo averci regalato Renzi ci hanno donato pure Nardella, peraltro – pare – in cima alle classifiche di gradimento dei sindaci.

È comprensibile che il Rinascimento non possa essere eterno, ma non è un po’ troppo passare da Lorenzo Il Magnifico a Dario Il Braciola? Se proprio siete masochisti, non dà più gusto il caro e vecchio gatto a nove code?