Ora per modificare la legge elettorale restano due strade: il giudizio della Consulta il 4 ottobre o la sconfitta di Renzi al referendum costituzionale. Perché, se il governo perde il voto sulle riforme, allora lo scenario cambia e si torna a discutere di tutto, compreso l’Italicum”. Massimo Villone, costituzionalista, è tra i promotori del comitato che ha raccolto le firme per il referendum abrogativo sulla legge elettorale. Se ci fossero riusciti, si sarebbe tenuto nella primavera del 2017.

Professore, vi siete fermati a 420mila firme, un fallimento?
Non direi proprio. Certo, l’obiettivo non è stato centrato, ma abbiamo costituito un tessuto importante con circa 400 comitati in tutta Italia. Questa struttura continuerà ad operare sia per la raccolta delle firme per il referendum costituzionale, ma soprattutto in campagna elettorale a ottobre. Non abbiamo avuto alcun aiuto da partiti o sindacati: la nostra è una rete di volontari che ha pagato anche il prezzo dell’inesperienza.

Non vi ha aiutato proprio nessuno?
Qualcuno della Cgil o della Fiom si è attivato. Così come anche singoli militanti del Pd, personalità dell’Anpi e qualche esponente M5S. Ma niente di importante. Abbiamo combattuto da soli contro i mulini a vento.

Ovvero?
A parte il Fatto Quotidiano e il manifesto, abbiamo subìto un black out informativo totale da carta stampata e tv. Nei media c’è stato un conformismo filogovernativo sconcertante, che ha iniziato a incrinarsi solo negli ultimi giorni. Ma quando alle persone le informazioni sono arrivate, allora la macchina si è messa in moto e c’è stata una grande mobilitazione. Solo qualche giorno in più e saremmo arrivati a 500 mila.

Rapporti con Forza Italia e Lega?
Nessuno, perché noi stiamo facendo una battaglia sui contenuti dell’Italicum e della legge costituzionale, loro mirano solo alla caduta di Renzi e del suo governo.

Anche le Amministrative hanno giocato contro?
Senza dubbio: nelle città al voto l’attenzione era tutta sui sindaci, era difficile farsi ascoltare. Ci ha danneggiato anche il referendum sulle trivelle, in aprile.

Ora come andrà la raccolta delle firme per il No alle riforme?
Sono ottimista, perché ormai la macchina si è messa in moto, stiamo facendo tesoro dei nostri errori e non ci sono più fattori di disturbo. L’obbiettivo è alla portata. I comitati per il No aumenteranno: a settembre saranno pronti per una grande campagna elettorale.