“Le presunte imprecisioni sarebbero rinvenute in una minima parte del testo, in particolare in quella più ricognitiva della letteratura scientifica, altro che interi blocchi”. Il ministro Marianna Madia difende su Facebook la sua tesi di dottorato del 2008 all’Imt di Lucca. Quella che, secondo i software anti-plagio e gli esperti consultati dal Fatto, presenta frasi per oltre 4000 parole riprese da lavori altrui senza citazioni esplicite. Il ministro, pur ribadendo la querela, sembra ammettere qualche imprecisione ma specifica che non riguardano la parte sperimentale del lavoro. A leggere la tesi non pare sia così.

La tesi del 2008 si intitola Saggi sugli effetti della flessibilità sui risultati del mercato del lavoro, 146 pagine (95 di testo): le prime 40 sono di analisi del dibattito sulla flessibilità, il secondo blocco vuole misurare se il tipo di contratto dei lavoratori influisce sulla capacità di innovare dell’impresa e presenta elaborazioni con modelli già esistenti di dati raccolti da Capitalia (gran parte del capitolo, incluse le equazioni, è uguale a un paper del 2006). Poi c’è la terza parte, “l’unica a dover essere davvero originale”, come ha detto il relatore Giorgio Rodano al Corriere. È un esperimento che, usando persone reali, vuole indagare il legame tra flessibilità nei contratti e disoccupazione. È il lato accademico del dibattito sull’articolo 18 sui licenziamenti che poi è culminato nella sua abolizione con il Jobs Act del governo di cui la Madia era ministro.

I fatti sono questi: proprio nel 2008 Steffen Altmann, Armin Falk e David Huffman pubblicano un lavoro intitolato Applicazione dei contratti, correttezza e disoccupazione involontaria che presenta un modello e un esperimento molto simile a quello della Madia: l’equazione per misurare il beneficio del lavoratore se accetta il contratto offerto dall’impresa è la stessa (la coglie anche il software anti-plagio) e tutta l’impostazione è analoga. La Madia introduce piccole variazioni, nell’originale se due lavoratori vengono assunti dalla stessa impresa ogni unità aggiuntiva aumenta i profitti dell’impresa di 7 punti, in quello della Madia di 8. La ministra aggiunge alcune varianti considerando i “periodi” in cui è suddiviso l’esperimento in modo da simulare un “periodo di prova” (embrione delle future “tutele crescenti”) e alcune variabili di controllo (sesso, titolo di studio). Ma la sostanza è la stessa. Questo lavoro di Altmann, Falk e Huffman che la Madia deve conoscere molto bene, visto come lo adatta alle proprie esigenze di ricerca, è citato in bibliografia. Ma nel testo appare dopo – e non prima – la presentazione dell’esperimento. Tradotto: il lettore pensa che la Madia abbia ideato questo esperimento economico, non che lo abbia adattato dai tre economisti, citati soltanto così in un paragrafo successivo: “Pochi (studi, ndr) considerano l’ipotesi di una disoccupazione endogena. Per esempio, il lavoro di Altmann e altri (2008) che trova evidenza a sostegno della teoria dei salari efficienti così come dei modelli sulla disoccupazione strumento per disciplinare il lavoratore”.

C’è una differenza importante. Altmann, Falk e Huffman spiegano nel dettaglio su chi hanno condotto l’esperimento: tra giugno e novembre 2007, all’Università di Bonn, 240 soggetti, soprattutto studenti della triennale di varie discipline. E la Madia? “L’esperimento è stato condotto nei laboratori di CENTER all’Università di Tilburg”, in Olanda. Nessuna ulteriore informazione su chi, dove e come. Negli archivi di Tilburg non compare nulla associato al nome Madia, lì ha lavorato invece Armin Falk (uno dei tre autori del paper saccheggiato) e ha fatto ricerca Caterina Giannetti, co-autrice della Madia in pubblicazioni precedenti e successive alla tesi e – per ragioni che non ha voluto spiegare – autrice del file pdf della tesi del ministro. In una nota la Madia ringrazia proprio la Giannetti e Maria Bigoni “per il loro aiuto nel condurre questo esperimento”: le due ricercatrici nel 2008 erano a Tilburg. In quell’anno la Madia ha fatto campagna elettorale ed è stata eletta deputato del Pd.

In appendice alla tesi il ministro spiega come ha costruito l’esperimento: i vari passaggi, le equazioni per misurare i comportamenti dei partecipanti, la scala di sforzo e di risultato. In nessun punto dell’appendice c’è una nota o una citazione. Sembra tutto originale, perfino brillante. Invece la struttura è ripresa da un altro lavoro – citato in bibliografia e in altri punti del testo, Istituzioni e rispetto dei contratti(2008) – di Falk, Huffman e MacLeod: le variazioni sono minime, loro fanno partire i partecipanti con 8 euro, la Madia con 6, i “periodi” sono 12 e non 18, 1 punto vale 3 centesimi invece di 4.