Pare di sentire la voce di quei capiufficio che toglievano sonno e salivazione al ragioniere Ugo Fantozzi: “Cari sottoposti, votate Sì”. Per fortuna dei lavoratori, la realtà è spesso diversa dai film. Ma in certe aziende il ricordo di quelle pellicole non deve essere sbiadito. E così in giro per l’Italia in diversi hanno invitato i dipendenti a votare Sì alla riforma renzianissima: forse anche perché influenzati dallo sbilanciarsi per la nuova Carta di Confindustria e Coldiretti, e dell’uomo Fiat, il cittadino svizzero Sergio Marchionne.

Sta di fatto che il caso più fresco arriva da Reggio Emilia, dove la Ferrarini, specializzata in insaccati, si è rivolta ai “cari collaboratori” con carta intestata e toni mistici: “La nostra preghiera è quella di sensibilizzarvi a votare Sì al referendum del prossimo 4 dicembre”. Nel testo, una celebrazione degli effetti della riforma: “Leggi più veloci, meno poltrone ai politici, meno poteri alle Regioni e quindi leggi uguali in tutta Italia”. Nonché, “l’abolizione del Cnel, il primo di una lunga serie di enti inutili che verrà abolito (testuale, ndr)”. Però alcuni dipendenti non l’hanno presa bene, e hanno avvertito il M5s, che ha diffuso copia della letterina. Poco male per Lisa Ferrarini, che guida l’azienda di famiglia e i salumifici Vismara, e che non ha mai nascosto la sua fede renziana. Nel giugno scorso, per il 60° anniversario dell’azienda, il premier venne a salutare. E lei, vicepresidente di Confindustria, lo accolse con abbraccio e sorrisone. Ma la manager ha fatto anche di più, donando nel 2015 25mila euro al Pd con la Ferrarini Spa. Mentre altri 25mila euro sono arrivati ai dem dalla Vismara.

La familiarità con il Pd non manca neppure a Valterio Castelli, patron della società informatica Td Group di Migliarino (Pisa), che a metà ottobre ha diffuso tramite mail e volantini un appello per i suoi 300 dipendenti, invitandoli non solo a votare Sì, ma a costituire comitati pro-riforma. “L’obiettivo – scriveva Castelli – è quello di formare il maggior numero di comitati, in relazione al bacino di stakeholder che il nostro sistema di relazioni personali può sviluppare”. Tradotto, dobbiamo farlo per mantenere rapporti.

Non certo nascosti nel caso di Castelli, visto che nella Td Group fino al 2008 aveva lavorato Donato Mazzeo, fratello di Antonio, oggi consigliere regionale e vicesegretario del Pd toscano. Mentre il Tirreno faceva notare come l’azienda avesse ricevuto appalti per milioni di euro dalla Regione Toscana. Anche in questo caso, i lavoratori non l’hanno presa bene. Mentre i 5Stelle, che hanno presentato un’interrogazione in Senato sul caso, ricordando anche come “la Td Migliorino sia stata sottoposta a perquisizione dalla Guardia di Finanza nell’inchiesta su Banca Etruria”. Ma Castelli si è difeso: “Assurdo pensare che voglia obbligare i dipendenti: nessuno verrà licenziato perché non aderisce”. E gli appalti? “Li abbiamo perché facciamo gare pubbliche, vinte e perse da noi nel rispetto delle regole”.

Niente appalti invece per un bar a Palazzo Ducale, a Genova, che pochi giorni fa ha ospitato Renzi per un evento per il Sì. Per celebrare, il gestore aveva distribuito sotto-tazzine con suggerimento: “Votare Sì, non è la quadratura del cerchio ma è un bel passo in avanti”. Ma in città sono fioccati polemiche e moniti (“In quel bar non metterò più piede”). E il proprietario ha ritirato tutto: “Lo faccio per i dipendenti, rischiano insulti”.