Cari sondaggisti, nell’era della politica mediatizzata, fatta di slogan e tv, e sempre più separata dai cittadini, avete un ruolo a dir poco cruciale. Un millennio fa erano le sezioni di partito a dare il polso della situazione, ora – che le sezioni sono state sezionate – siete voi. Cosa pensano gli italiani? Come voteranno alle comunali? E sul referendum costituzionale diranno sì o no? Ecco il sondaggio.

Quotidiani, talk, partiti: ognuno ha il suo sondaggista di fiducia, che verifica gli umori degli elettori e dà il responso.

Anch’io ho lavorato a lungo in programmi che si avvalevano di istituti di ricerca, quindi conosco bene la vostra professionalità, le basi scientifiche su cui si fondano le elaborazioni statistiche, l’attendibilità dei dati, i margini d’errore. E mi è capitato più di una volta di dovervi difendere da chi vi liquidava con il classico “vabbè è un sondaggio, vale quel che vale”. No, i sondaggi valgono e pesano: ma sono fatti seriamente o “ritoccati” strumentalmente? Questo è il punto. Oggi possiamo fidarci di voi? Oggi che il potere della politica si è insinuato ovunque, esercitando un controllo capillare anche su stampa e tv, oggi che la pervasività della propaganda ha raggiunto livelli abnormi, possiamo credere che voi ne siate immuni, che non abbiate ricevuto la telefonata del potente infastidito dal dato e, seppure l’avete ricevuta, siate rimasti con la schiena dritta?

Oggi che, con i social network, si sonda pure se stessi a suon di “Mi piace”, “Amici” e follower, per poi scoprire che l’anonima blogger ha più fan di Prince perché si possono comprare a pochi euro, possiamo credere che le vostre percentuali siano reali e disinteressate?

Ripeto: sono arciconvinta delle vostre competenze e della scientificità delle vostre rilevazioni, ma – sapete com’è – quando cala la notte tutte le vacche sono nere (Hegel, perdona), e i tempi bui fanno venire dubbi anche su di voi.

È capitato che sbagliaste qualche previsione, ma mai come di recente, con risultati opposti a seconda dell’istituto (esempio: sulle dimissioni della Boschi dopo lo scandalo Etruria, alcuni davano la maggioranza degli italiani favorevole, altri contraria) o opposti alla realtà.

È il caso macroscopico delle Europee: secondo i vostri sondaggi il M5S era a un’incollatura dal Pd, poi finì 21 a 41. Com’è possibile una tale cantonata? Ok sbagliare del 5%, ma come avete fatto a inciuccare pure il trend, e di 20 punti? Se sono stati gli italiani a mentire (sfiancati dalle vostre telefonate), o la politica e la stampa a cavalcare la paura della vittoria dei “barbari grillini” per spingere a votare Pd, qualche domanda sul vostro ruolo dovreste farvela, no?

Cari sondaggisti, oggi il gioco si fa ancora più duro: ci sono due scadenze fondamentali – comunali e referendum – su cui il governo Renzi si gioca la sopravvivenza. Possiamo fidarci di voi, che date Renzi e il Pd in difficoltà, il M5s al ballottaggio a Roma e forse anche a Torino, il No a pari merito o in leggero sorpasso sul Sì? La politica non dice (tutta) la verità, ma voi? Lo so, è come chiedere all’oste se il vino è buono, ma in qualcosa dobbiamo pur credere. Un cordiale saluto.