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venerdì 09/09/2016

Caos a 5 Stelle – Segreti e bugie dell’èra Raggi: 3 mesi vissuti pericolosamente

Tutto in 80 giorni - Faide interne, direttive dei vertici pentastellati disattese, la giunta che si sgretola: così la sindaca si è mossa in Campidoglio

19 giugno. Virginia Raggi vince il ballottaggio contro Roberto Giachetti con 770 mila voti (67,2%) e diventa il primo sindaco donna della storia di Roma.

20 giugno-6 luglio. La Raggi, assistita dal minidirettorio romano (Taverna, Castaldo, Perilli e Lombardi, che poi se ne andrà) e da quello nazionale (Di Maio, Di Battista, Fico, Ruocco e Scibilia), oltreché da Davide Casaleggio, mette faticosamente insieme, dopo una lunga serie di dinieghi e litigi interni, la sua giunta. Il primo scoglio è il fedelissimo Daniele Frongia, inizialmente destinato al ruolo di capo di gabinetto: ma non piace a Roberta Lombardi e a Marcello De Vito (candidato sindaco sconfitto nel 2012 e ora presidente del Consiglio comunale) ed essendo consigliere comunale, pare non poter ricoprire quel ruolo in base alla legge Severino (anche se poi l’Anac dirà il contrario): sarà vicesindaco. Capo-gabinetto dovrebbe essere la giudice Daniela Morgante, gradita ai “lombardiani”, ma le polemiche interne la inducono a rinunciare. La grana più grossa riguarda il nuovo assessore al Bilancio Marcello Minenna, dirigente dell’ufficio Analisi quantitative della Consob, da qualche mese in aspettativa per affiancare il commissario prefettizio Francesco Paolo Tronca e molto vicino alla deputata Carla Ruocco. Sul suo stipendio, inevitabilmente inferiore a quello della Consob, Minenna entra subito in rotta di collisione con il capo-segreteria Salvatore Romeo. Laureato in Economia, 51 anni, Romeo è un funzionario comunale esperto nel controllo delle partecipate ed è entrato in rapporti con i 5Stelle tramite l’attuale vicesindaco Daniele Frongia, presidente della commissione spending review nell’èra Marino.

L’altro fedelissimo della sindaca è Raffaele Marra, 44 anni, napoletano, ex capitano della Guardia di Finanza, quattro lauree, dirigente prima al ministero dell’Agricoltura e poi al Comune con Alemanno, poi all’Unire, poi alla Regione con Polverini e Zingaretti, poi di nuovo in Comune con Alemanno e con Marino: è apprezzato dai 5Stelle per le sue molte denunce su varie illegalità in cui si è imbattuto, a destra come a sinistra. In particolare perché nel 2013, da direttore del Dipartimento Partecipazioni, aveva chiesto di non assumere più nessuno in Comune, mentre proprio alla vigilia del ballottaggio con Marino, Alemanno e la sua giunta assunsero 106 persone. Poi era stato allontanato dalla giunta Marino e si era messo in aspettativa per un dottorato di ricerca all’Università di Salerno.

Aveva subìto pesanti minacce alla sua famiglia e nel tempo libero aveva aiutato i 5Stelle nei due anni e mezzo di opposizione a Marino. Marra e Romeo controllano il sito della Consob, scoprono che Minenna nel 2015 ha guadagnato fissi 107.767 euro e gli comunicano che gli assessori non possono percepire più di 76 mila euro lordi l’anno, anche se avrà – come avrà – tre deleghe: Bilancio, Partecipate e Patrimonio. Minenna minaccia di mollare, ma viene convinto a restare da Ruocco e Di Maio. Però pretende di nominare il capo di gabinetto al posto del sindaco e indica Carla Raineri, giudice della Corte d’appello di Milano, anche lei distaccata fino a poco prima nel pool del commissario Tronca. Raineri vuole mantenere lo stipendio di magistrato: 220 mila euro l’anno. Visto il precedente di Minenna, Romeo le chiede di esibire l’ultimo Cud con la dichiarazione dei suoi redditi. Che però registra, per il 2015, 161 mila euro più 6.700 euro come membro della Commissione Tributaria (ai giornali, dopo le dimissioni, dichiarerà un Cud di 199+7 mila euro). Alla fine, su pressione di Minenna che la giudica indispensabile e minaccia di lasciare, la Raggi riconosce alla Raineri 193 mila euro l’anno, anche in considerazione del suo stabile trasferimento da Milano e Roma. Una cifra che suscita subito feroci critiche dalla stampa e dalla base dei 5Stelle. Così come quella di Romeo, dirigente comunale posto in aspettativa e riassunto come capo-segreteria a 111 mila euro (quasi il triplo dello stipendio precedente).

29 giugno. Il mini-direttorio romano convoca la Raggi per una riunione su un’altra nomina molto controversa: quella di Marra – inviso alla Raineri, a Minenna e soprattutto ai loro sponsor interni nel Direttorio – a vice-capogabinetto. E tenta di convincere la sindaca a liberarsene. Lei però lo difende e lo invita a presentarsi al vertice con tutte le carte delle sue denunce. Marra però viene lasciato a fare una lunga anticamera fuori della porta: il mini-direttorio non vuole dargli la parola. Lui, stufo di aspettare, dopo due ore di attesa bussa alla porta ed entra. Volano parole grosse, c’è chi non vuole farlo parlare, ma lui insiste, racconta la sua vita, mostra i faldoni di tutte le sue denunce e chiede a chi reclama la sua testa di motivare quella richiesta. La risposta è: “Questioni di opportunità politica”. I giornali infatti continuano ad additarlo come uomo nero di Alemanno e anche Beppe Grillo è preoccupato per motivi di immagine. La Raggi comunque non cede e gli conferma la fiducia.

6 luglio. Marra chiede di parlare con Luigi Di Maio, che lo riceve nel suo ufficio alla Camera. L’ex finanziere gli porta il solito valigione di documenti con tutte le sue denunce e per un’ora e mezza gli illustra la sua esperienza nell’amministrazione regionale e capitolina. “Se non l’avrò convinta – aggiunge – ho qui pronta la lettera di dimissioni”. Poi mostra anche a Raggi e Frongia una dichiarazione della Procura secondo cui non ha procedimenti penali in corso, diversamente da altri 7 dirigenti comunali (indagati o imputati, eppure ai loro posti senz’alcuna polemica). Ma i bombardamenti contro di lui continuano, dal mini-direttorio e da parte del direttorio, nonché dalla grande stampa.

7 luglio. La giunta Raggi si insedia in Campidoglio tra gli applausi dei consiglieri e dei militanti che scandiscono “onestà onestà”.

18 Luglio. La Procura di Roma, interpellata dalla Muraro su eventuali indagini a suo carico, le comunica che è iscritta nel registro degli indagati dal 21 aprile per violazione delle normative ambientali nell’ambito della sua precedente attività di consulente (per 12 anni) dell’Ama. La Muraro informa subito dopo la sindaca. Nella riunione che ne segue con Raggi, Frongia, i legali del Comune, il mini-direttorio romano, l’avvocato della Muraro e la stessa assessora, la sindaca decide di informare Di Maio, leader del direttorio nazionale e responsabile Enti locali del Movimento. E si riserva di decidere le sorti della Muraro quando qualche carta dell’accusa sarà nota e si potranno valutare i fatti addebitati. Inizia così il balletto delle bugie della Muraro (“Non mi risulta nulla”) e dei giochi di parole di Raggi e Di Maio sul fatto che l’assessora “non ha ricevuto avvisi di garanzia”, mentre giornali e telegiornali assediano la giunta sull’emergenza rifiuti, come se fosse una novità dell’ultimo mese. Emergenza che comunque viene rapidamente risolta, grazie anche all’esodo agostano.

25 luglio. L’assessora si presenta in Ama, seguita da giornalisti e telecamere, e critica la gestione del presidente Daniele Fortini, già funzionario dell’ex Pci-Ds-Ds e nominato da Marino, che annuncia le dimissioni. Alcuni quartieri di Roma sono sporchi, la raccolta rifiuti non funziona proprio in coincidenza con l’arrivo della giunta Raggi e per l’emergenza la Muraro pensa di tornare a usare gli impianti di Rocca Cencia, legati al plurinquisito “re della monnezza” Manlio Cerroni.

5 agosto. Per accontentare la Raineri sul mega-stipendio, la giunta Raggi delibera la sua nomina in base all’articolo 110 del Tuel (testo unico enti locali), che inquadra a tempo determinato i dirigenti e le figure con qualifiche specifiche. Procedura che l’Avvocatura del Comune giudica legittima, smentendo tre precedenti pareri in cui aveva sostenuto l’illegittimità dell’iter ex articolo 110 e suggerito quello ex articolo 90 (riguardante “uffici posti alle dirette dipendenze del sindaco, del presidente della Provincia, della giunta o degli assessori, per l’esercizio delle funzioni di indirizzo e di controllo loro attribuite dalla legge”, cioè il “personale assunto con contratto di lavoro subordinato a tempo determinato” al quale “si applica il contratto collettivo nazionale di lavoro del personale degli enti locali”, e dunque impone un tetto massimo di 130 mila euro l’anno). Lo stesso giorno, Paola Taverna invia una email a Di Maio per informarlo che la Muraro è iscritta nel registro degli indagati. Di Maio dirà di aver capito male, pensando che l’iscrizione fosse un atto dovuto in seguito alla denuncia dei vecchi vertici Ama, e comunque di aver sottovalutato la notizia e il dovere di trasparenza verso i cittadini.

8 agosto. Marra torna dalle ferie, legge la delibera Raineri e avverte la Raggi: “La procedura è a rischio di illegittimità, chi ha formato la delibera rischia un’indagine per abuso d’ufficio. La Raineri dev’essere nominata ex articolo 90 e non può guadagnare più di 130 mila euro”. Polemiche anche sui 111 mila euro assegnati a Romeo, assunto in base all’articolo 90. Romeo e Raineri litigano persino sulle stanze, fino a che il primo cede alla seconda il suo ufficio. Romeo entra in rotta di collisione anche con Minenna, che lo scavalca in alcune scelte sulle partecipate, sebbene la Raggi lo inviti più volte a consultarsi con Romeo in quanto garante della “linea” 5Stelle: per esempio, a proposito dei termovalorizzatori, notoriamente invisi al Movimento, e del ruolo di Ama e Acea.

13 agosto. La Raggi, che ha appena ricevuto gli elogi a Marra dai vertici della Guardia di Finanza e da alcuni ufficiali dell’Arma, riceve un sms ultimativo di Beppe Grillo: “Marra è fuori”. La sindaca però non lo molla.

24 agosto. Minenna e Raineri chiedono alla Raggi la testa di Romeo: sostengono che la sua nomina a capo-segreteria ex articolo 90 è illegittima, citano un non meglio precisato “parere” che ipotizzerebbe l’abuso d’ufficio e forse la truffa per chi l’ha firmata e avvertono diversi assessori che rischiano grosso.

25 agosto. La Raineri, in partenza per le ferie, incontra la Raggi, le imputa di avere sguinzagliato Romeo alle costole di Minenna e Marra alle sue, e chiede la cacciata di entrambi, minacciando in caso contrario di non rientrare più dopo le vacanze.

26 agosto. Per chiarire una volta per tutte la legittimità delle nomine fatte fin lì, tantopiù che la giurisprudenza nei vari Comuni d’Italia è molto contraddittoria (tra articolo 90 e articolo 110) e che le opposizioni e le associazioni dei consumatori annunciano esposti in Procura e alla Corte dei conti, la Raggi decide di sottoporle tutte – da quella della Raineri a quella di Romeo a tutte le altre – all’Autorità nazionale anticorruzione (Anac) di Raffaele Cantone.

29 agosto.Cantone si reca in Campidoglio per discutere del protocollo anticorruzione del Comune e assicura alla Raggi che consegnerà il parere sulla Raineri entro il primo consiglio utile dell’Anac.

31 agosto. Verso le 17, arriva il parere di Cantone sul contratto della Rainieri: è illegittimo perché segue l’articolo 110 anziché il 90. Ore frenetiche di consultazioni nello staff della sindaca che prima avverte il mini-direttorio, poi in serata convoca la capo di gabinetto. La Raineri arriva alle 23 e apprende la ferale notizia. La Raggi le propone di annullare la delibera e di riassumerla con la procedura indicata dall’Anac, cioè con l’articolo 90, che però comporterà un sacrificio di 60 mila euro (non più 193 mila all’anno, ma al massimo 130) e un oggettivo demansionamento. La Raineri non ci sta e annuncia le dimissioni irrevocabili, per la gioia di mezzo Campidoglio. Inizia una lunga riunione, presenti la Raggi, il suo portavoce Teo Fulgione, il vicesindaco Frongia e la Raineri, che fa chiamare al telefono l’inseparabile Minenna, in vacanza in Spagna. Il quale partecipa al vertice in teleconferenza e tenta fino all’ultimo di convincere la Raggi che Cantone ha torto e va ignorato. Ma invano. La riunione, iniziata alle 23, si protrae fino alle 4. Poi la Raggi, dopo un’ultima estenuante trattativa con la Raineri sulle parole da usare, scrive il comunicato che viene postato sulla sua pagina Facebook alle 4.45.

1 settembre. Di prima mattina, la Raggi apprende dai siti dei giornali che anche Minenna ha rassegnato le dimissioni senza dirle nulla e si è portato via anche l’amministratore unico di Ama, Alessandro Solidoro, da lui stesso nominato. Nel pomeriggio se ne vanno anche il dg di Atac Marco Rettighieri e l’amministratore unico Armando Brandolese. Si punta chiaramente a rovesciare la giunta.

4 settembre. La Raggi sceglie il nuovo assessore al Bilancio, dopo aver scartato altre quattro candidature e dopo una lunga videoconferenza con l’interessato, in vacanza fuori Roma, alla presenza di tutti i consiglieri comunali del M5S. È l’ex procuratore generale della Corte dei conti del Lazio, Raffaele De Dominicis. Questi, in un’intervista al Corriere racconta: “Un amico, l’avvocato Sammarco, mi ha chiesto disponibilità e ho ritenuto di dovermi mettere a disposizione del sindaco Raggi”. Si tratterebbe del professor Pieremilio Sammarco, nel cui studio legale ha lavorato per anni la sua ex allieva Virginia Raggi. Nuove polemiche, visto che Sammarco è fratello dell’avvocato Alessandro, già legale di Previti.

Sempre il 4 settembre, la Raggi annuncia che verrà ridotto il compenso a Romeo.

5 settembre. Raggi e Muraro vengono audite dalla commissione parlamentare d’inchiesta sui rifiuti. E incredibilmente accettano di rispondere anche a domande che esulano totalmente dalle competenze del Parlamento, ma attengono ai loro rapporti interni con la giunta e col M5S. È così che la Muraro ammette di sapere di essere indagata dal 18 luglio e la Raggi di averlo saputo subito, informando il mini-direttorio ma non la cittadinanza, in attesa di informazioni più precise.

6 settembre. Il Direttorio nazionale, sentito Grillo, dopo una drammatica riunione-fiume, ordina alla Raggi di licenziare Marra e Romeo (cosa impossibile trattandosi di dirigenti pubblici assunti per concorso) e di cacciare la Muraro e De Dominicis. La Raggi risponde picche.

7 settembre. Escono sui giornali l’email della Taverna a Di Maio e lo screenshot degli sms fra i due sul caso Muraro. Grillo scende a Roma, si riunisce col Direttorio, poi parla al telefono con la Raggi. Che alla fine la spunta: la Muraro per ora resta, De Dominicis e Romeo pure, mentre Marra non sarà più vicecapo di gabinetto (proprio mentre l’Anac dichiara sostanzialmente legittimo l’incarico a Romeo), ma direttore del dipartimento Risorse Umane. A Nettuno, Grillo parla in piazza con Di Maio e Di Battista. Di Maio ammette l’errore di sottovalutazione sul caso Muraro. Grillo riconosce: “Anche noi facciamo qualche cazzata”. Qualche.

8 settembre. Il mini-direttorio romano del M5S si autoscioglie. La Raggi va in Procura per verificare alcune voci che vorrebbero anche De Dominicis indagato. E ottiene la conferma: l’ex procuratore è iscritto per abuso d’ufficio. Non lo sapeva neanche lui. Così decide di congedarlo e si mette alla ricerca di un altro assessore al Bilancio. Visti i precedenti, potrebbe chiedere alla Procura la lista dei non indagati.

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