Senza correttivi che evitino il voto congiunto, il testo della legge elettorale proposto da Renzi e Berlusconi rischia di essere incostituzionale. È la convinzione dell’avvocato Felice Besostri, meglio conosciuto come “l’affossatore di leggi elettorali”, dopo aver fatto impallinare dalla Consulta prima il Porcellum e poi l’Italicum con le sue obiezioni di incostituzionalità.

Sul proporzionale tedesco hanno già deciso gli iscritti: la sorprende la difesa di Beppe Grillo?
Sul sistema tedesco c’è una larga convergenza, ma quello lì non è molto tedesco, perché gli assomigli occorre perlomeno il voto disgiunto. Se si considera la proposta insieme agli emendamenti che sono stati preparati dal Movimento 5 Stelle, alla cui stesura ho partecipato a Roma insieme ad altri tecnici, le cose sono sistemate: i correttivi prevedono il voto disgiunto che era il punto più controverso per la legittimità costituzionale.

Senza correttivi anche questo testo potrebbe essere incostituzionale?
Con il voto congiunto non c’è più il voto personale e diretto che prevedono gli articoli 48, 56 e 58 della Costituzione ma una scelta ne trascina un’altra; quanto meno ci deve essere la possibilità di non votare per la lista o per il candidato dell’uninominale che non si gradisce, scegliendo una lista non collegata.

Non c’è il rischio di ricadere anche nella trappola di un Parlamento di nominati dai partiti?
Per evitarlo si sono concordati due emendamenti, uno che prevede l’introduzione di preferenze nella lista proporzionale e l’altro di poter cancellare i nomi dalla lista bloccata in modo da invertire l’ordine di presentazione: se c’è un capolista che ottiene il 20% di cancellature passa al secondo posto.

E se questi emendamenti da voi preparati dovessero essere respinti?
Ci sarà da fare una valutazione quando il testo passerà al Senato se, con la reiezione di questi emendamenti, ci sono ancora le condizioni per approvare la legge, una delle cose chieste dai Cinque Stelle è che non si deve rischiare l’incostituzionalità della legge elettorale.

Uno dei correttivi chiesti da Grillo è la norma che permette a un solo partito di avere la maggioranza dei seggi raggiungendo circa il 40% dei voti: la convince?
Non mi risulta che sia stato presentato un emendamento tecnico in questo senso. Comunque questa roba non c’entra con il modello tedesco, dove non è previsto il premio di maggioranza se non nella misura limitatissima per chi avesse la maggioranza assoluta dei voti validi e non dei seggi, ma qui da noi non è possibile aggiungere seggi, a meno che non si sottraggano agli altri che hanno avuto meno consenso, anche dentro la stessa lista.

I partiti però hanno fretta, si vuole chiudere il confronto politico alla Camera in modo che a Palazzo Madama si debba votare un testo senza correzioni…
Poi certo c’è la questione del modo con cui si è scelto di procedere: che la Camera ‘blocchi’ anche il modo di eleggere il Senato non è incostituzionale ma sicuramente uno sgarbo istituzionale che sarebbe bene evitare. Qui Fiano è stato più bravo di Renzi: all’ex premier l’operazione non è riuscita grazie ai “no” del 4 dicembre alla revisione costituzionale.