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sabato 03/12/2016

Bersani: “Altro che Senato: cambi se molli Marchionne”

L’ex segretario Pd - La rottamazione “a braccetto” col potere e senza mai rompere “le noci dure”: “Io avevo le banche fuori dalla porta a protestare”

Se dovesse vincere il Sì, lunedì per la prima volta in Italia avremo una nuova Costituzione che non sarà figlia di un solenne patto di convivenza tra i cittadini, ma di una fazione contro l’altra. Ci troveremmo in una terra sconosciuta piena di pericoli”. Secondo Pier Luigi Bersani questo è il rischio maggiore che il referendum porta con sé. Ma ce n’è anche un altro. “Ci troveremmo con riforma e Italicum, ovvero con la prospettiva di un governo del capo. Io non mi fido delle promesse del premier di modifica alla legge elettorale: non sto affatto sereno. L’unica certezza di cambiare l’Italicum è la vittoria del No”.

Onorevole Bersani, Renzi ha detto più volte che la legge elettorale cambierà.

Non mi pare che il premier abbia questa urgenza. Non gli ho mai sentito dire che la legge contiene un rischio democratico, continua definirla ‘ottima’, ma migliorabile. Ma la maestra a scuola mi ha spiegato che oltre l’ottimo non c’è niente. Vedremo anche cosa dirà la Consulta. A mio parere, però, l’Italicum non va modificato, ma sostituito da una nuova legge.

Renzi dice che, se vince il No, non si faranno più riforme.

In questi anni la Costituzione è stata ritoccata una trentina di volte, quello che non si farà saranno riforme fatte a colpi di maggioranza, come recita anche la carta dei valori del Pd. Qui invece stiamo creando un pericoloso precedente, stiamo scherzando col fuoco, anche alla luce della rinascita di una destra mondiale sovranista, populista e protezionista.

È questa la famosa mucca nel corridoio?

La mucca è il cambio dello scenario globale di cui molti non si accorgono. Per questo, dopo il voto, ci sarà bisogno di un Pd aperto, non chiuso in se stesso, che faccia da infrastruttura portante del centrosinistra. Il Pd, da solo, non ce la fa.

Gli elettori del Pd domenica come voteranno?

Quando sento i sondaggisti dire che solo 10% dei nostri sono per il No mi vien da sorridere. A scegliere il No saranno in tanti e questa posizione dai vertici del partito andava rispettata. Ma nella loro testolina vogliono lasciare il No a Salvini e Casa Pound? Ma cosa si son fumati? Lì c’è un pezzo importante del nostro popolo.

Che lei ha trovato in questa campagna elettorale?

È stata una campagna dura e difficile che però ha risvegliato le energie democratiche di questo Paese. Agli incontri ho visto tanta gente che si era allontanata non solo da noi, ma dal voto in generale. Ora vedono in questa battaglia una sorta di ultima occasione. Dove sono andato io c’erano sempre più persone che sedie.

Anche Renzi ha girato molto, comprese tutte le tv…

In un incontro pubblico mi hanno chiesto: ma se sta sempre in tv, a bottega chi ci sta? È vero che questa personalizzazione estrema può averlo danneggiato e magari ad alcuni è caduto a noia, ma quando vai tutti i giorni in tv a martellare, qualche chiodo in testa alla gente lo metti.

Negli ultimi giorni si è parlato di “mance elettorali” da parte del governo.

Vedo una politica economica senza un’idea precisa su come affrontare i problemi del Paese, che restano tutti lì: se vince il Sì, il No e pure il Forse. Su un giornale economico ho visto che per spiegare la manovra si sono usate 18 finestrelle, un po’ troppe no?

C’è il rischio di instabilità in caso di vittoria del No?

Aver dichiarato che il 4 dicembre il Paese sarà sottoposto al giudizio divino presta il fianco a possibili speculazioni finanziarie e politiche: si dà l’occasione, a chi vuole, di fregare il parco buoi.

Perché, secondo lei, Renzi ha messo questa riforma al centro di tutto?

Quando vuoi intestarti la parola cambiamento senza incidere nel tessuto sociale, allora si cerca una copertura istituzionale. Renzi continua ad andare a braccetto con Marchionne, ma intanto toglie la navetta tra Camera e Senato. Cambiare significa rompere le noci dure, altro che superare il bicameralismo. Quando io lavoravo per cambiare la portabilità dei mutui, avevo le banche fuori dalla porta a protestare.

Che ne pensa delle polemiche sul voto estero?

Di sicuro da parte del governo c’è stato impegno e uso di risorse, anche diplomatiche, oltre il consentito, ma prima di parlare di brogli ci vogliono elementi concreti.

Che succede dopodomani?

Se vince il No, Renzi può andare avanti, magari correggendo le politiche sociali ed economiche: si rifà la legge elettorale e si arriva al 2018. Se invece vince il Sì, il Senato diventa un morto che cammina e inizia il conto alla rovescia per le elezioni anticipate.

Vuole dire qualcosa a Romano Prodi?

Ma no, cosa vuole che dica. Se uno dice che succhia l’osso, si capisce già tutto. Però a me gli ossi non piacciono, neanche da succhiare…

 

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