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martedì 26/07/2016

Asl Civitavecchia, Raggi rinuncia agli incarichi senza dichiararli

Passo indietro. Il sindaco chiude i rapporti con l’azienda sanitaria di Civitavecchia ed evita di certificare al Comune quello del 2014
Asl Civitavecchia, Raggi rinuncia agli incarichi senza dichiararli

Ecco l’articolo pubblicato da Marco Lillo sul Fatto Quotidiano del 26 luglio che anticipava l’esito dell’inchiesta della procura di Roma sugli incarichi di Virginia Raggi presso l’Asl di Civitavecchia. Rimangono ancora validi gli interrogativi sollevati.

Alla fine Virginia Raggi ha seguito il consiglio del Fatto. L’articolo sui due incarichi ottenuti dalla Asl di Civitavecchia (seguito da polemica, esposto e indagine) si apriva così: “L’avvocato Raggi nell’ultima corsa verso il Campidoglio dovrebbe sbarazzarsi di una zavorra: i due incarichi legali di recupero crediti per 13 mila euro per i quali ha incassato finora un acconto di 1.878 euro”. Erano stati conferiti nel 2012 (8 mila euro) e nel 2014 (5 mila euro) perché cercasse le proprietà del medico debitore della Asl, Giuseppe Crocchianti, recentemente defunto.

Raggi è indagata per falso perché non ha mai dichiarato il secondo incarico del 2014 e ha dichiarato il primo solo quando ha ricevuto l’acconto, nel 2015. Come spiegato dal Fatto, entrambi gli incarichi erano inutili e costosi per le casse della Asl perché Crocchianti, mentre i manager della Asl dormivano, aveva venduto tutto e non c’era più nulla da recuperare. Per questo avevamo consigliato all’avvocato Raggi di sfilarsi da questa ammuina ridicola della Asl che la pagava. Sarà per questo, sarà per le polemiche e l’indagine, sarà perché un sindaco ha ben altro a cui pensare, Raggi ha chiuso i suoi rapporti con la Asl. Gli unici soldi incassati saranno quei 1878 euro dell’acconto sul primo incarico del 2012, già dichiarati da Raggi nel modulo presentato al Comune nell’anno in cui li ha presi, nell’ottobre 2015. Virginia Raggi invece non ha mai dichiarato il secondo incarico da 5 mila euro del 2014 con l’alibi di non avere però incassato un euro.

La legge imporrebbe di dichiarare subito l’incarico, senza aspettare il pagamento. Perché allora la sua posizione sarà archiviata (è di oggi, 3 agosto 2016, la richiesta da parte della Procura, ndr) anche se non ha dichiarato mai l’incarico del 2014? Perché la Procura sostiene che i moduli del Comune erano troppo sintetici e pasticciati e che Virginia Raggi non ha capito che stava dichiarando di non avere avuto nessun incarico da un ente come la Asl.

La domanda che resta sul campo, e alla quale dovrà dare una risposta il gip, è: i pm sono stati di manica larga per evitare un’indagine imbarazzante su un’inezia al primo sindaco del M5s di Roma? O hanno ritenuto davvero che l’avvocatessa Raggi non sia stata in grado di decifrare il senso delle domande del modulo? Chiunque può leggere su Internet i moduli (quiqui e qui) e farsi un’idea da solo.

Resta il fatto che Virginia Raggi oggi ha capito come funziona la legge Severino a prescindere dai pasticci di chi ha redatto i moduli in Comune ai tempi di Marino. In teoria quindi dovrebbe fare due cose: da sindaco dovrebbe chiedere ai suoi di riscrivere i moduli in modo che anche lei sia in grado di capirli. Da ex consigliere dovrebbe finalmente barrare la crocetta giusta e dichiarare, con due anni di distanza, al Comune di avere preso un incarico nel 2014, da 5 mila euro, dalla Asl.

Il problema però è stato risolto alla radice. L’incarico non c’è più perché ha rinunciato. Quindi, per il passato, secondo i pm romani, Raggi doveva dichiarare l’incarico ma non è punibile perché l’omissione non è colpa sua ma del modulo. Per il presente non è tenuta a dichiarare perché l’incarico non c’è più. La lettera di rinuncia è arrivata all’Asl prima che fosse interrogata dai pm Paolo Ielo e Francesco Dall’Olio, come indagata. Il Fatto ha contattato lo staff del sindaco per avere notizie sull’interrogatorio ricevendo una risposta evasiva. Poi il 23 luglio il vicesindaco Daniele Frongia ha avuto l’ardire di smentire la notizia del Fatto con una dichiarazione all’Ansa: “È stata ascoltata dai pm come persona informata dei fatti e non ha ricevuto un avviso di garanzia”, quindi non è indagata. Qualcuno dovrebbe spiegare a Frongia che le bugie hanno le gambe corte anche se le sindache possono avere gambe lunghe.

Aggiornato da redazione web il 3 agosto alle 14.00

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