Il nome della scuola non sarà quello del suo allievo più illustre, Umberto Eco. Alessandria, sua città natale, ne discute, si divide tra favorevoli e contrari e questi ultimi vincono. Il liceo classico frequentato dallo studioso continuerà a chiamarsi “Giovanni Plana”, in onore al matematico, astronomo e senatore del Regno di Sardegna. O meglio: continuerà a chiamarsi “Istituto di istruzione superiore Saluzzo – Plana”.

L’amministrazione comunale del sindaco Gianfranco Cuttica di Revigliasco, eletto a giugno con la Lega, ha dato un parere contrario alla proposta di intitolazione del liceo a Eco. Una proposta ambiziosa, quella firmata dal preside Roberto Grenna: la struttura da lui diretta avrebbe acquisito il nome di un alessandrino eccellente, un intellettuale noto in tutto il mondo. “Tra poco in Italia ci saranno un sacco di scuole che porteranno il suo nome e mi sembra assurdo che il liceo dove ha studiato sia l’unico che non è intitolato a lui”, ha dichiarato Grenna a Repubblica Torino.

Pare però che molti alunni e molti ex allievi del classico siano legati al nome del “Plana”, il liceo più prestigioso della città, e siano contrari alla reintitolazione. C’è addirittura chi si spinge a chiamare la proposta un “oltraggio”: “Sono certa che Umberto Eco non avrebbe mai desiderato veder cancellare il Plana dalla memoria storica, già così povera, di questa città da cui lui fuggì presto”, scrive su Facebook un’ex alunna.

Così la giunta di Cuttica ha bocciato la proposta perché ritiene “necessario coniugare lo slancio sotteso alla proposta di reintitolazione dell’istituto con la conservazione della memoria del passato poiché è non dimenticando che si costruisce il futuro”, scrive in modo contorto nella delibera resa nota due giorni fa. All’autore de Il nome della rosa sarà intitolato un museo “oppure una nuova istituzione scolastica o culturale” che per ora non sono nei piani della giunta. Ma forse è meglio così: si rischiava un pasticcio amministrativo perché la scuola avrebbe dovuto prima inviare la proposta al provveditorato, il quale avrebbe dovuto chiedere poi il parere alla prefettura e al comune.