Avete presenti i due nazisti dell’Illinois di Blues Brothers, proiettati nel vuoto sulla loro automobile rossa? Ecco, in Italia abbiamo i liberisti dell’Illinois, i professori Alberto Alesina e Francesco Giavazzi, proiettati nel vuoto dell’insensatezza a bordo di un Airbus Alitalia. Però non sappiamo chi è il capo e chi il vice, chi dei due escogita la cazzata sovrumana e chi la accoglie con lo sguardo sognante del “Ti ho sempre amato”. Quando un amico imprenditore è in difficoltà i due scattano all’unisono, indossano la divisa da missione impossibile color “conversione del debito in azioni” e scrivono un editoriale di fuoco per il Corriere della Sera. Sempre lo stesso ritornello: qualunque cosa accada la colpa è sempre dei politici/sindacalisti/lavoratori.

Ma ieri i due liberisti dell’Illinois hanno superato se stessi per correre in soccorso dell’amico Luca Cordero di Montezemolo, santo patrono degli editorialisti quando era potente, tuttora venerato con quel rito pagano che consiste nel nascondere ai lettori del Corriere il nome del presidente che ha sfasciato Alitalia. Non sia mai detto che l’amico Luca abbia qualche responsabilità nella distruzione della compagnia aerea che ha guidato per tre anni. Non sia mai detto, e soprattutto non sia mai letto, che imprenditori e manager abbiano qualche sia pur minima colpa se un’azienda perde come un lavandino senza tappo.

L’Alitalia, come è noto, è stata sempre gestita da un Soviet, e tutte le colpe sono dei lavoratori, “pochi che decidono per tutti”, “che hanno goduto di privilegi” e che adesso hanno votato no al referendum. I due liberisti dell’Illinois non credono ai loro occhi: “Alla collettività non si chiede un parere, lo si chiede solo ai 12 mila dipendenti di Alitalia”. I due poeti della disinformazione hanno avuto un’idea geniale. Per non scrivere che i dipendenti si sono espressi su un accordo sindacale (considerato parte integrante del piano di rilancio della compagnia il cui unico contenuto chiaro erano gli ennesimi sacrifici per i dipendenti), annunciano scandalizzati che in ballo c’era “il piano di risanamento della compagnia. Piano varato dagli azionisti, con il consenso delle banche creditrici, dei sindacati e del governo”. Quindi, con afflato sovietico che torna sempre comodo quando c’è un amico da difendere, i lavoratori dovevano votare sì. E visto che, stronzi egoisti, hanno votato no e l’amico Montezemolo rischia il posto, lo stipendio e una pessima figura, ecco la soluzione: quel voto “è un ricatto”, ma anche “un’indicazione, nulla di più”. Come quello sulla Brexit, per capirci. Quindi: “Azionisti, creditori, management e governo, se ritengono il piano efficace, devono mandarlo avanti, per motivi che sono fondamentali anche per il funzionamento di una democrazia”. Cioè, diamogli una lezione, suvvia.

Allora è bene ricordare ai due liberisti dell’Illinois, prima che i ringraziamenti di Montezemolo li obnubilino, che in una società liberale e di mercato quale quella che hanno sempre amato – e in cui gli italiano vivono, nonostante i tentativi degli amici di Alesina & Giavazzi di farsi gli affaracci loro calpestando ogni regola – un accordo sindacale è un contratto privato che riguarda i lavoratori coinvolti e sul quale solo loro hanno diritto di accettare o rifiutare. Come i professori quando trattano il loro stipendio con le università Usa, tanto per fare un esempio. Se invece i liberisti dell’Illinois pensano che sui contratti privati debba esprimersi il popolo tutto quando sono toccati gli interessi generali, ci spieghino che cosa distingue questa loro weltanschauung dal comunismo. E perché non invocarono un referendum popolare sulla nomina di Montezemolo a presidente dell’Alitalia, che tanti danni ha portato al Paese.