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sabato 17/09/2016

Bratislava, addio all’illusione di Ventotene: l’Ue è Merkel-Hollande

Bratislava, La conferenza stampa congiunta Francia-Germania conclude il summit dei 27 capi di governo: Renzi escluso

La foto di Ventotene è durata meno di un mese: il 22 agosto, sulla portaerei Garibaldi, il premier Matteo Renzi aveva invitato Angela Merkel e François Hollande per indicare a tutti una nuova Europa con il trio di Paesi fondatori alla guida, dopo il trauma del referendum sulla Brexit. Ieri, a Bratislava, la prima riunione informale di tutti i 27 Paesi membri (Gran Bretagna non invitata) si è chiusa con una conferenza stampa congiunta tra Francia e Germania: è un inedito, di solito i Consigli europei a Bruxelles finiscono con le conferenze stampa dei singoli Paesi. Matteo Renzi non è stato invitato. Ha dovuto incontrare i giornalisti da solo e piuttosto seccato. Non è stato escluso, è lui che non ha voluto partecipare, prova a lasciar intendere: “Non posso fare una conferenza stampa con Merkel e Hollande non condividendo le conclusioni come loro. Non è un fatto polemico”, dice.

Per la verità, come ha ribadito il presidente della Commissione Ue Jean Claude Juncker, il vertice di Bratislava si è chiuso senza conclusioni. Quelle spettano alle riunioni ufficiali di Bruxelles. C’è soltanto una “Dichiarazione di Bratislava” approvata da tutti i 27 Paesi, Italia inclusa: “Siamo tutti d’accordo sui principi generali che seguono…”. Quindi è falso che Renzi non condivida le conclusioni. Anche perché è difficile contestarle, visto che sono soltanto auspici. Il più netto: “Non ammettere mai più il ritorno di un flusso incontrollato come lo scorso anno e ridurre il numero di migranti irregolari”. Poi i soliti impegni sulla lotta al terrorismo e un accenno che recepisce la fibrillazioni francesi e tedesche intorno al Ttip, il trattato commerciale in discussione tra Ue e Usa: discutere a ottobre “una robusta politica commerciale” che tenga conto “delle preoccupazioni dei cittadini”. Il governo italiano è l’unico grande Paese che sostiene in modo esplicito il Ttip anche in patria, non soltanto a Bruxelles.

Renzi sa come garantirsi qualche titolo sui giornali italiani e quindi si produce in un attacco alla Germania che non riduce il surplus commerciale (di quanto le esportazioni superano le importazioni), promette che “continueremo ad abbassare le tasse” e poi sfida Bruxelles su un tema popolare, “l’Europa non può essere quel soggetto che mi impedisce di intervenire sull’edilizia scolastica”. Poi annuncia che l’Italia è pronta a una “bella riflessione sul fiscal compact”, cioè il trattato internazionale sul pareggio di bilancio.

Ed è proprio nell’economia che bisogna cercare la spiegazione dell’umiliazione pubblica di Bratislava, nella continua tensione tra rigore e flessibilità, tra chi pretende rispetto degli impegni presi e chi pretende la revisione delle regole. Il 9 settembre, il capo del governo greco, Alexis Tsipras, convince altri cinque leader mediterranei a firmare la “carta di Atene”: più crescita e investimenti, meno rigore e così via. Mettersi sotto la bandiera della Grecia, in questa Unione europea a guida tedesca, è un segnale preciso. Tra i leader mediterranei ad Atene ci sono Renzi e Hollande. E subito il capogruppo del Partito popolare europeo all’Europarlamento, il tedesco Manfred Weber, attacca: “Il primo ministro Tsipras è tornato ai suoi soliti giochetti. La cosa di cui ha bisogno l’Europa oggi è l’unità, certamente non nuovi tentativi di divisione”. E ancora: “Il fatto che il presidente Hollande, probabilmente per ragioni di politica interna, e il primo ministro Renzi si lascino manipolare da Tsipras non è un vero segnale di senso di responsabilità”.

Weber, non nuovo a queste polemiche, di solito dice quello che Angela Merkel pensa, ma non esprime per il suo ruolo. Con l’avvicinarsi della legge di Bilancio, Renzi poi ha continuato a evocare deroghe, flessibilità, sconti sui tagli. E la Mekel ha scelto di umiliarlo a Bratislava.

Per coerenza, avrebbe dovuto escludere anche Hollande, visto che pure lui era ad Atene e che Parigi non è molto più virtuosa di Roma sui conti. Ma la Francia è la Francia e nel 2017 si vota, con il Front National in testa ai sondaggi. E la Merkel non ha voluto infierire. E soprattutto ha mandato un messaggio ai suoi elettori, che stanno riflettendo se merita un altro mandato nel 2017: l’Europa è a guida franco-tedesca che, come sanno bene in Germania, oggi significa che le decisioni si prendono a Berlino. Se l’Italia si adegua, le si può concedere anche qualche spot come il vertice di Ventotene e quello Merkel-Renzi a Maranello a fine agosto. Altrimenti l’Italia torna in seconda fila. Altro che direttorio a tre.

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Sgravi per gli assunti, il governo: solo per gli under 29

Andare avanti con il sostegno al Jobs Act attraverso gli sconti sul lavoro stabile, oppure concentrare tutte le risorse sulla produttività. Anche se il rebus resta ancora da sciogliere in vista della stesura della nuova legge di Bilancio, certo è che il governo sta ripensando gli sgravi sulle assunzioni.

E mentre c’è chi, come il ministro Carlo Calenda, vorrebbe azzerarli del tutto e da subito e chi accarezza invece addirittura l’idea di riportare la decontribuzione piena attuata per i neoassunti del 2015, si fa più consistente un’ipotesi mediana: quella di proseguire con lo sgravio anche nel 2017 ma concentrandolo sui giovani, quegli under 29 sui quali ancora pesa un pesante tasso di disoccupazione, che tra i giovanissimi continua a restare inchiodata attorno al 40%. Resta sempre sul tavolo anche l’idea di uno sgravio ad hoc per le assunzioni nel Mezzogiorno, che si potrebbe tentare di finanziare attraverso i fondi Ue. Dopo la riduzione già attuata per quest’anno secondo il sottosegretario di Palazzo Chigi Tommaso Nannicini “può darsi che sia venuto il momento di dire, lasciamo finire questa misura (finirà nel 2018) e poniamoci la sfida della riduzione del cuneo contributivo”.

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