Cari 19 milioni 419 mila elettori, domenica 4 dicembre avete urlato un clamoroso No alla riforma costituzionale del governo Renzi (e pure a lui). Vi hanno sentito? Ahinoi, No.

Certo, Renzi se n’è andato da Palazzo Chigi, ma lungi da “lasciare la politica” come aveva promesso (guai a prestar fede alle parole di quest’uomo!) è uscito dalla porta per rientrare dalla finestra.

Aggrappato alla poltrona di segretario del Pd, ci lascia nel cul de sac di una legge elettorale incastrata con la riforma del Senato bocciata e che sarà a sua volta bocciata dalla Consulta, nel disastro Mps che irresponsabilmente si è rimandato al dopo referendum (sennò i 5 miliardi che servono per il salvataggio toccava stornarli dalle mance elettorali della Legge di Bilancio) e con un paese che drammaticamente non cresce, con una disoccupazione all’11,6% e gli imprenditori che licenziano chi è in malattia (che dialogo da sinistra ci può essere, caro Pisapia, con chi ha fatto carne da voucher dei lavoratori?). Renzi fa il beau geste di assumersi la responsabilità della sconfitta e ci lascia tra le macerie. Fa un apparente passo indietro, molla la patata bollente al suo avatar Gentiloni e prepara il rientro in grande stile, forte tra l’altro del controllo della Rai.

La scelta di Gentiloni da parte di Renzi risulta perfetta. Brava persona, non c’è che dire, di quelle però che “falla pure cattiva”… Un “galleggiante” straordinario (copyright Travaglio) che, col suo loden e un’esplosiva vitalità montian-mattarelliana, non può certo oscurare il bullo scamiciato della Leopolda. Uno che nel 2013 è riuscito ad arrivare terzo su tre candidati alle primarie da sindaco di Roma dopo Marino e Sassoli (Sassoli?!) non poteva certo arrivare a Palazzo Chigi a furor di popolo, ed è infatti il quarto premier del quarto governo in cinque anni che ci viene imposto dall’alto: un governo con Alfano, che nessuno ha votato nel 2013, e che resta sostanzialmente uguale a quello di Renzi, senza premio (per ora) a Verdini, ma ancora con Lotti e Boschi, solo cambiati di casella.

Il mandato è chiaro: fare il lavoro sporco (legge elettorale, Mps, emergenze sociali, verdetto Ue su manovra, terremoto coi “container entro Natale”…), come a suo tempo lo fece Letta (guai economici e voto sulla decadenza di Berlusconi), per dare tempo a Renzi di riprendersi e tornare come nuovo, vieppiù desiderato dopo che gli italiani avranno sperimentato il “metodo Gentiloni”. Insomma, tenere la poltrona in caldo, tirare settembre allorché il 60% dei parlamentari avrà maturato l’agognato vitalizio e non fare scherzi (Letta poi, a quella poltrona, ci si è affezionato troppo…).

Cari milioni di italiani che avete (abbiamo) votato No, tocca guardare in faccia la realtà: avete (abbiamo) salvato la Costituzione da una riforma devastante e questo comunque non ha prezzo, ma al vostro urlo è stato ancora una volta messo il silenziatore. Chi l’ha prodotta è ancora lì: hanno solo sostituito il bullo fiorentino con un punching-bullo (non me ne voglia, caro Gentiloni, ma la realtà deve guardarla in faccia pure lei).

Eppure, sono sicura, la crepa è ormai aperta, è un mondo che si dibatte disperatamente, e quando ci sarà occasione (quando?) non potranno più fare orecchie da mercante.

Un cordiale saluto.