Selvicoltura

In Italia i boschi aumentano, sarebbe insensato tagliarli senza criterio

Lungimiranza - Le foreste ricoprono oggi più di un terzo del nostro territorio nazionale. Da qui derivano inviti a estendere termini e strumenti che fino ad ora erano tipici dell’agricoltura: quelli dell’intensificazione sostenibile

Di Marco Borghetti (Sisef, Società Italiana di Selvicoltura ed Ecologia Forestale)
30 Maggio 2022

La selvicoltura, quella meritevole di questo nome, è attività per i periodi di pace. In un’economia di guerra, i boschi vengono tagliati in modo indifferenziato, non si fa selvicoltura. È storia nota, di cui c’è documentazione fin dai tempi degli antichi greci, e tracce varie anche da prima. Da allora sono state frequenti, nel corso della storia, le occasioni in cui il bosco è stato devastato per necessità belliche. Sui nostri monti, nelle nostre foreste, i segni degli acquartieramenti militari e del passaggio degli eserciti sono ancora visibili.

Si è fatta questa premessa perché la Strategia Forestale Nazionale, da poco licenziata, è stata disegnata per un’economia di pace: come un grande programma da realizzare, nei suoi aspetti più rilevanti, nel medio-lungo periodo, durante il quale si possa dar corso a progetti adattativi, da rivalutare nei risultati e da ridefinire negli obiettivi, se necessario. Progetti che siano affrancati da forti pressioni esterne. Tanto per esser chiari: dalla necessità di tagliare i boschi in modo indifferenziato per produrre quell’energia che ci potrebbe mancare.

Le foreste ricoprono oggi più di un terzo del nostro territorio nazionale (anche se in parte non piccola si tratta di boschi di neo formazione su ex-coltivi o ex-pascoli), e i nostri boschi mostrano un buon tasso di incremento legnoso, dopo tanti secoli di sovra-sfruttamento: incremento che è, all’incirca, tre volte maggiore del prelievo che viene fatto con le utilizzazioni boschive. Per cui si sta accumulando, nei nostri boschi, molto legno.

Da qui derivano inviti a estendere, alla gestione forestale, termini e strumenti che fino ad ora erano tipici dell’agricoltura: quelli dell’intensificazione sostenibile. Tanto che, si scrive in un documento AISSA (Associazione Italiana delle Società Scientifiche Agrarie): “Condizioni realistiche sotto il profilo tecnico-finanziario potrebbero ragionevolmente garantire, nel lungo periodo, un aumento del livello di utilizzazione legnosa dai boschi italiani fino al 50% in più rispetto ad oggi”.

Sotto lo stretto profilo tecnico-finanziario, potrebbe essere possibile. Poi ci sono altre angolazioni da cui si può traguardare. Che suggeriscono delle cautele. Una delle quali è determinata dalla storia dei nostri boschi. In molti casi (ampie aree interne e del centro sud-sud della penisola, ad esempio) i boschi accumulano biomassa muovendosi da dotazioni di partenza che rendono ancora lungo e incerto il percorso verso un livello di funzionalità e sicurezza dell’ecosistema. In questi tempi è poi difficile trascurare la prospettiva imposta dalla crisi climatica, che dissuade dal ritenere come garantite dinamiche di crescita e accumulo di carbonio che scontate invece non sono. Come risulta da svariate ricerche scientifiche che mettono in luce i rischi, per le nostre foreste, legati al cambiamento del clima.

La nostra industria del mobile, di grande qualità e capacità di penetrazione del mercato, ha bisogno di legname. Tuttavia, per svariate ragioni che gli addetti ai lavori ben conoscono (composizione specifica, struttura, modalità colturali, ecc.) non è affatto detto che questa richiesta corrisponda al tipo di legno che si sta accumulando nei nostri boschi. Quindi il prospettato aumento di prelievo non è scontato che finisca a quelle industrie che oggi si approvvigionano oltre confine, e la distorsione etica, che deploriamo, non verrebbe un granché addrizzata.

E allora? Tutto promettente in prospettiva, ma non presentiamo per facilmente e prontamente spendibile una possibilità che ancora non abbiamo nel portafogli. È vero, ci sono modi per aumentare anche questa sostenibilità, ma nel breve periodo è difficile che diventino largamente implementati. Mentre non è difficile, nell’immediato, che molto dell’auspicato aumentato prelievo prenda questa direzione, a scapito dell’idea di economia circolare in cui il residuo legnoso da usare per energia rappresenta solo l’ultima frontiera di utilizzo.

Ti potrebbero interessare

Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico La Redazione