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Toh, il ‘Fatto putiniano’ parla di stupri di guerra russi

24 Maggio 2022

Che la brutale aggressione all’Ucraina sia responsabilità unica ed esclusiva del criminale Putin è un’idea abbastanza diffusa anche qui da noi. Si sente dire: come si fa a criminalizzare l’intero popolo russo quando davanti all’ordine partito dall’autocrate del Cremlino, da Mosca a Vladivostok se solo ti azzardi a protestare o a dissociarti ti sbattono in galera e ti rovinano la vita? Poi leggi quanto dichiarato al giornale online francese Mediapart da Kateryna Levchenko, militante femminista ucraina e consigliera del governo di Kiev sulle questioni di genere e provi vergogna per l’intero popolo russo.

Ecco alcune informazioni riferite da Kateryna su questa infamia. “Sugli oltre 8.000 presunti crimini di guerra censiti dalla giustizia ucraina, gli stupri sono numerosi e sono stati documentati non più del 5% dei crimini sessuali commessi. Non è molto ma abbastanza per affermare che lo stupro è una delle armi di guerra che la Russia sta usando contro l’Ucraina. Un’arma che non costa nulla, silenziosa, poiché le vittime non parlano, oltre che un’arma di massa che distrugge non solo chi ne è vittima ma anche i loro cari, spesso costretti ad assistere alle violenze. Stuprando le donne ucraine è come se l’esercito russo violentasse tutta la società ucraina e il suo popolo. L’obiettivo è umiliare, dominare attraverso il terrore, ma anche minare la capacità di una nazione di riprodursi”.

Domanda: ma come si fa a sostenere che i russi sono spesso complici del loro presidente? Risponde Levchenko: “I nostri servizi hanno avuto accesso alle telefonate di molti soldati alle loro famiglie e ai loro scambi sui social network: le persone si congratulano con loro per aver violentato, torturato, assassinato. I soldati sono quelli che, anche con armi vietate come gli stupri, mettono in atto gli appelli a radere al suolo l’Ucraina”. Può bastare, ma se volete potete leggere il testo integrale dell’agghiacciante intervista (a firma Rachida El Azzouzi) sul Fatto Quotidiano di lunedì 23 maggio.

Sul Fatto? Sul giornale filoputiniano che ospita le firme più gradite a Mosca, da Barbara Spinelli ad Alessandro Orsini (e infatti citate nelle liste di proscrizione di Repubblica e di altri giornali usbergo dei valori occidentali)? Ne ho chiesto conto al direttore Marco Travaglio. Risposta: è perché ’sta settimana non sono arrivati i rubli.

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