Il report

L’altra faccia feroce del Covid: un endemico aumento delle spose bambine

Unicef ha calcolato che potrebbero andare perduti anni di progressi compiuti finora per arginare il fenomeno: dieci milioni di ragazzine sono a rischio di contrarre matrimonio prima della maggiore età

Di Michela A. G. Iaccarino
17 Marzo 2021

La storia delle bambine a cui non è concessa l’infanzia la scrivono in pochi sfidando l’oblio. Lontane da occhi e attenzione dei giornalisti, telecamere e grafici delle statistiche che ne aggiornano costantemente il destino, le spose bambine nel mondo pagheranno più degli altri questi anni trafitti dalla pandemia e dalle sue conseguenze. Prima della fine di questa decade, potrebbero andare perduti anni di progressi compiuti finora per arginare il fenomeno: dieci milioni di ragazzine sono a rischio di contrarre matrimonio prima della maggiore età e sull’atroce limbo che le attende lancia l’allarme l’Unicef con un nuovo dossier.

Nel mondo oggi ci sono circa 650 milioni di donne che sono state obbligate a sposarsi prima dei 18 anni: “Non solo viene loro rubata l’infanzia: sono socialmente isolate, allontanate da famiglia e amici, a loro è proibito andare a scuola e trovare un lavoro”, si legge nel report. Questo fenomeno, diminuito del 15% negli ultimi dieci anni grazie agli sforzi delle organizzazioni umanitarie e di quelle locali, che hanno evitato ad almeno 25 milioni di ragazze di sposarsi prima di essere maggiorenni, potrebbe però adesso acuirsi e aggravarsi a causa della diffusione di quella che l’Oms, Organizzazione mondiale della Sanità, ha definito “emergenza sanitaria globale” nel gennaio del 2020.

Il virus alimenta la violenza domestica. Moltiplica la distanza o assenza totale da tutte quelle forme di servizi, sanitari o psicologici, finora garantiti a quante erano riuscite a essere raggiunte dalle ong. Per il virus ci sono scuole chiuse, isolamento dai legami amicali e familiari, e soprattutto dai gruppi d’aiuto. Infine il virus ha favorito a dismisura l’aumento della povertà. “Il Covid-19 ci ha definitivamente portato indietro” ha detto Nankali Maksud, consigliere Unicef, intervistata dal New York Times.

L’emergenza sanitaria ha amplificato i fattori che costringono i genitori, nei Paesi in via di sviluppo, a cedere in mogli ad uomini anziani le loro giovanissime figlie: per crisi economica, mancanza di educazione o morte delle figure parentali stesse. Poiché la maggior parte dei riti non viene registrata, l’organizzazione non riesce a calcolare la cifra esatta di bambine costrette al matrimonio sin dalla tenera infanzia. Accade in Bangladesh, ma anche Brasile. In India e Nigeria. Anche in Kenya, Etiopia, Malawi: in alcuni di questi Paesi le gravidanze infantili sono triplicate.

In molti Paesi è stata la fine del settore turistico, spesso minima, ma unica fonte di ricchezza, ad acuire una situazione già gravosa per scarsezza di cibo e beni primari. Quanti svolgevano lavori umili nei Paesi sviluppati per inviare rimesse e soldi in patria hanno smesso di farlo quando, per la pandemia, hanno perso il lavoro. È sempre la testata americana a calcolare che, se tra questi migranti, le donne stabilitesi oltre confine non sono tornate nelle loro rispettive patrie, lo hanno fatto numerosi uomini in età adulta.

Le spose bambine si sposano prima delle altre e muoiono molto prima delle loro coetanee, quando l’età suggerisce che non dovrebbero: nella fase adulta non crescono, ma trapassano. Per violenza domestica o gravidanze complicate, per stati di povertà sconosciuti in Occidente, dal Myanmar al Nepal, tra i 15 e i 19 anni, conferma l’Organizzazione mondiale della sanità, i decessi maggiori sono quelli delle madri. La cifra è paradossale perché, al tempo stesso, rientra anche nelle statistiche di mortalità infantile.

Priorità all’istruzione per perseverare nella lotta ed offrire possibilità di fuga. Lo spirito di cambiamento e di lotta nasce tra i banchi e accompagna le bambine per il resto della vita. Il processo di superamento di quella che in molti Paesi non costituisce una violazione dei diritti umani, ma una tradizione culturale, è molto lento, ma l’educazione, secondo l’Unicef, “è un fattore protettivo contro i matrimoni”. Un miglioramento potrebbe essere ottenuto con la “protezione sociale per le famiglie e la riapertura delle scuole” ha detto Henrietta Fore, direttore esecutivo Unicef. In attesa di alternative concrete in arrivo dalle proposte dei politici dei Paesi interessati, soluzioni che arginino definitivamente la violazione delle ragazze non si intravedono: né laggiù, non nell’ultimo report e non qui.

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