“Mes, si parla di circa 30 miliardi per l’Italia mentre noi stiamo lavorando su un accordo per il Recovery Fund che vale tra i 1.500 e i 2.000 miliardi. Non ci sarà bisogno di altri strumenti”.

Luigi Di Maio, “Accordi e Disaccordi”, Nove

Gentile ministro, mi chiamo Laura, lavoro, anzi lavoravo in un negozio di parrucchiere e se non fosse stato per il mio datore di lavoro che mi ha anticipato quei pochi soldi maturati a marzo per la cassa integrazione in deroga starei ancora lì ad aspettare l’assegno dell’Inps. Che, mi dicono, forse per consolarmi, non è ancora arrivato a quattro lavoratori su cinque.

Leggo che non va meglio per i prestiti sotto i 25mila euro, garantiti dallo Stato, richiesti da circa 80 mila piccole imprese ed erogati, sembra, a poco più della metà. Approfitto dell’ospitalità del gestore della rubrica (dando per una volta un senso a questo spazio) per rappresentarle il mio stato d’animo. Non mi azzardo a giudicare le scelte del governo di cui lei fa parte, non ne possiedo le competenze e soprattutto penso che tutti quanti voi abbiate come unica finalità quella di dare una mano ai tanti italiani nelle mie condizioni. Persone a cui manca letteralmente il fiato quando pensano non all’ultima settimana del mese, ma come faranno domani a fare la spesa.

Le confesso che quando le ho sentito dire di quel miliardo e mezzo, 2 miliardi di euro mi è venuto in mente, chissà perché, il forziere colmo di dollari che Paperon de’ Paperoni usa come piscina, in quel fumetto che sicuramente avrà rallegrato anche la sua infanzia. Infatti ho subito detto al mio compagno (anche lui a spasso): amore dobbiamo solo aspettare e avere pazienza perché qui tra Crii (Coronavirus response investment initiative), il fondo Sure, il bazooka della Bce e il Recovery Fund (ho preso qualche appunto), va a finire che con il Mes ci paghiamo il caffè. Aspettare quanto?, ha borbottato lui che vede sempre il bicchiere mezzo vuoto.

Allora gli ho citato le sue parole, e cioè che “tutta la maggioranza è d’accordo per raggiungere il miglior accordo possibile e farlo subito prima dell’estate”. E lui (insopportabile): ma prima dell’estate è già oggi.

Signor ministro, nello scusarmi se mi permetto di scherzare un po’ su argomenti così drammatici, devo confessarle che la frase “tutta la maggioranza è d’accordo” non rende affatto tranquilla neppure me, e penso neppure lei. Così come continuo a chiedermi quando mai vedremo i 50 miliardi del decreto Aprile, diventato nel frattempo decreto metà Maggio. A giugno? Adesso mi scusi perché devo scendere al market sotto casa per qualche provvista. Alla cassiera che è tanto caruccia che le dico: segna pure al fondo Sure o al Crii?

Articolo Precedente

Casa per casa e zero morti storia del dottor Munda

prev
Articolo Successivo

La vignetta di Franzaroli

next