A Roma ci sono 790 disabili gravissimi, su 2.914 complessivi, che quest’anno non prenderanno i 700 euro al mese di sussidio del Comune di Roma. Fra loro, moltissimi malati di Sla, sclerosi laterale amiotrofica, terribile malattia neurodegenerativa che porta alla progressiva paralisi muscolare fino a ridurre il paziente allo stato vegetativo, pur rimanendo pienamente cosciente. Molte delle loro famiglie, alcune in partenza anche benestanti, in pochi anni sono finite sul lastrico per accudire i loro congiunti. Nonostante questo, non potranno contare sull’assegno del Comune, che pure avevano percepito gli anni precedenti. E probabilmente, dal prossimo anno, vedranno anche ridotta l’assistenza sanitaria domiciliare da parte della Regione.

Il problema, come spesso accade in queste situazioni, si è creato per la costante insufficienza dei fondi, che in questo caso vengono assegnati dalla Regione Lazio sulla base della ripartizione di soldi provenienti dal governo nazionale. E, in parte, anche per il boom di domande, che dalle 2.300 circa dello scorso anno sono salite fino a superare quota 2.900: basti pensare che nel 2018 i destinatari del sussidio erano poco meno di 400. Non è un caso che a 2019 ancora in corso, il dipartimento capitolino ai Servizi sociali avesse già erogato gran parte dei 14,2 milioni di euro disponibili. A quel punto, il Campidoglio ha impegnato altri 4 milioni recuperati nelle pieghe del bilancio pur di completare l’anno: il patto non scritto fra Comune e Regione Lazio era di coprire il fabbisogno anche l’anno seguente.

Ma probabilmente c’è stato un errore di valutazione. Quest’anno, infatti, le domande pervenute (e accettate) sono state molte di più, ben 2.914, e per soddisfarle tutte ci sarebbe voluto un budget di circa 25 milioni. La Regione Lazio, invece, ha confermato lo stanziamento dei soliti 14,2 milioni, aggiungendo per il 2020 solo altri 4 milioni, per un totale di appena 18 milioni di euro. Il risultato è che il Campidoglio ha elevato da 34 a 50 il punteggio qualificante per l’ottenimento del sussidio, lasciando dunque fuori quasi 800 persone, fra cui persone che già percepivano l’assegno. “Un punteggio altissimo, ci sono malati di Sla che non lo raggiungono e si fermano a 49”, ha detto il delegato alla disabilità del Campidoglio, Andrea Venuto.

Per questo, ha spiegato l’assessora capitolina alle Politiche Sociali Veronica Mammì, “abbiamo chiesto alla Regione che vengano almeno riviste le linee guida in modo da assegnare i fondi in base alla gravità della disabilità”. Già, perché le 2.914 domande si potrebbero evadere tutte assegnando in media 520 euro al mese ciascuno. Ma dalla Regione affermano di non voler “mettere a rischio la sostenibilità futura della continuità assistenziale”, come dichiarato dall’assessora al Welfare Alessandra Troncarelli, che ha annunciato una diminuzione dei fondi extra per il 2021.

Ma non è tutto. La Regione Lazio – la cui sanità è commissariata da anni – con una delibera del 19 dicembre, ha previsto in “3 accessi infermieristici al giorno” l’assistenza domiciliare per i “pazienti complessi”. Fra cui, ovviamente, i malati di Sla. Considerando che ogni accesso dura un’ora e che oggi gli infermieri seguono questo tipo di pazienti dalle 9 alle 24 ore al giorno, è evidente come il provvedimento rappresenti una drastica diminuzione del servizio.

La Regione per il momento ha prorogato al 1 gennaio 2021 l’entrata in vigore della delibera e la direzione Sanità ha inviato alle Asl una circolare dove si chiede di non modificare i livelli di assistenza. Ma potrebbe non bastare, perché una delibera regionale è di certo superiore a una circolare interna. L’associazione Viva la Vita onlus, ha fatto sapere, a proposito, che “si mobiliterà in una protesta di piazza per far stralciare dalla Delibera regionale l’alta complessità assistenziale, per riottenere il fondo sociale per i malati di Sla e chiama a raccolta tutti i malati, familiari e amici per rivendicare dignità e rispetto”. Un gesto di per sé sufficiente, tanto che durante una riunione l’assessore regionale alla Sanità, Alessio D’Amato, ha ammesso l’errore, definito “gravissimo”: “A breve faremo un decreto per correggere la delibera”, ha dichiarato ai rappresentanti delle associazioni.

Aggiornato il 14-2-20 da Redazione web

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