Più che rabbia, c’è rassegnazione. Quel senso di impotenza che accompagna i veneziani nella loro sempiterna convivenza con l’acqua alta. Non si può nemmeno definire una battaglia, perché quella è demandata alla grande macchina da guerra che si chiama Mose, il quale, dopo tredici anni di cantieri, più che un’arma vera è una leggenda, visto […]

Per continuare a leggere questo articolo
Abbonati a Il Fatto Quotidiano

Abbonati a soli 14,99€/mese

Articolo Precedente

Trent’anni di sprechi e tangenti per una grande opera da buttare

prev
Articolo Successivo

“Serviva manutenzione, non lo stupido Mose”

next