Il sindaco di Gabicce. Molti giovani del Sud che facevano la stagione nei nostri alberghi non tornano perché ricevono il reddito di cittadinanza
Domenico Pascuzzi

Nei giorni scorsi tutti, tra giornali e siti, raccontavano una storia incredibile: a Gabicce Mare, in provincia di Pesaro, non si trovano lavoratori stagionali. L’allarme era stato lanciato dal presidente dell’associazione albergatori della cittadina e in molti articoli il suo pensiero è stato così sintetizzato: è colpa del reddito di cittadinanza, i camerieri e i cuochi del Sud preferiscono stare a casa con il sussidio invece di andare a lavorare. Eppure, contattato dal Fatto, il presidente della stessa associazione, Angelo Serra (che possiede anche un albergo), spiega meglio la questione: “In realtà sono anni che lanciamo l’allarme dei lavoratori che mancano. Evidentemente negli anni passati nessuno ci ha fatto caso perché non essendoci appiglio per un attacco alla politica non è stato dato molto peso alle nostre dichiarazioni. La ricerca diventa sempre più problematica”. Ma perché? “Perché l’estate si accorcia progressivamente e si lavora quindi sempre meno”. Non più quattro o cinque mesi, ma poco più di tre. “Quindi il professionista preparato e qualificato – perché alle prime armi se ne trovano – ha magari già trovato una occupazione annuale”. E il reddito di cittadinanza? “Che abbia inciso, è possibile. Ma in misura molto ridotta. Su un malato, anche una piccola spinta diventa un colpo di grazia. Parliamo del 5, 10% del fabbisogno. Ma di sicuro non è questa la causa”. Anche perché uno dei principi del reddito è proprio dare la possibilità ai lavoratori di poter scegliere se accettare o meno, senza essere spinti dalla necessità immediata, di lavorare per soli tre mesi e passare il resto dell’anno in disoccupazione. Una cosa, però, Serra tiene a precisarla: “Questa storia dello sfruttamento non esiste. Qui gli stagionali sono ben pagati e hanno vitto e alloggio inclusi. Chiaro: il weekend è lavorativo perché per le strutture ricettive è il momento di maggiore intensità. Ma anche i riposi, se si saltano poi si recuperano”.