Massimo Bordin, il rito della stampa quotidiana perde il suo sacerdote laico

18 Aprile 2019

Se, come diceva Hegel, il giornale è la preghiera del mattino dell’uomo moderno, con Massimo Bordin se ne va il suo sacerdote. La voce “più importante, più autorevole e più bella di Radio Radicale”, come ha annunciato ieri pomeriggio Alessio Falconio, direttore dell’emittente fondata da Marco Pannella, è morto a 67 anni per una malattia che lo aveva colpito da tempo e su cui ha voluto mantenere il massimo riserbo. “È una notizia che non avremmo voluto dare e che diamo con immenso dolore” ha detto Falconio che Bordin lo ha conosciuto come direttore, avendo Massimo guidato la Radio dal 1991 al 2010.

Tutto il mondo politico e giornalistico si è genuflesso e abbeverato alla sua Stampa&Regime, la rassegna dei giornali su cui fondare la propria agenda quotidiana. La quantità e qualità di dichiarazioni di cordoglio, di affetto e di sgomento che ieri affollavano le agenzie, e che hanno portato il suo nome a essere trend topic di Twitter, e che sarebbe impossibile riassumere, lo dimostra.

Voce inimitabile del primo mattino in grado di rintracciare nella lettura dei quotidiani un filo conduttore anche nelle giornate più scialbe, evidenziando sfumature e particolari poco noti ai più, ingaggiando polemiche e ragionamenti di profilo altissimo e culturalmente irresistibili. Con questo giornale aveva un contenzioso da tempo, lui figura radicale del garantismo giudiziario non tollerava soprattutto la ricostruzione da noi fatta della “trattativa” Stato-mafia.

Ma leggendo cronache o commenti di cui non condivideva nemmeno una riga, nella voglia di ingaggiare un conflitto, a volte anche durissimo, si intravedeva comunque una passione immarcescibile. Perché Bordin era un giornalista a tutto tondo e, soprattutto, era davvero colto, dotato di una cultura politica di altri tempi, la cui mancanza nel dibattito politico parlamentare e partitico oggi si misura a vagonate.

Lui che negli anni della gioventù si era formato tra i trotzkisti della Quarta internazionale alle lezioni di Livio Maitan (frequentata anche da chi scrive) per cui nutriva stima e affetto anche dopo decenni, quando invece era diventato un liberale radicale.

Come ebbe a dire a Francesco Merlo in un recente ritratto scritto da questi per il Venerdì di Repubblica “Mi impegnavo anche con i libroni, ho letto persino Pietro Secchia. E collaboravo con Praxis, la rivista di Mario Mineo (padre di Corradino, ndr), roba per palati fini. La letteratura invece non aveva gran seguito e ancora oggi, che pure la amo, preferisco la saggistica”.

Poi l’incontro e la fascinazione con Marco Pannella. Non prima di aver frequentato Radio Città Futura diretta da Renzo Rossellini, radio del Movimento del ’77, e da lì passare a Radio Radicale con Pannella e tutti gli altri. Convinto garantista, liberale, libertario, nonviolento (tutto attaccato), salveminiano, einaudiano nel dogma del “conoscere per deliberare” che è lo slogan di Radio Radicale, e, ancora, filo-israeliano, sciasciano convinto, fino all’avversione per i “professionisti dell’antimafia”, simpatizzante per un socialismo liberale che non è solo storia del Psi ma anche figure dell’ex Pci come Emanuele Macaluso e Giorgio Napolitano (che non a caso ieri lo compiange). Bordin era tutto questo.

Con Pannella dà vita a una serie lunghissima di interviste nei pomeriggi un po’ assonnati della radio, verso le 17,30, che diventano un fenomeno cult, pieni di verbosi interventi del leader radicale e di contrappunti ragionati e scanzonati dell’ottimo conduttore. Poi, a un certo punto, si passa a scontri aperti, a battibecchi che degenerano quasi in insulti, pugni sbattuti e fogli spostati dal tavolo. Il fattoquotidiano.it ha realizzato una seguitissima clip di siparietti che hanno fatto un pezzo di storia radicale.

E oltre alla rassegna stampa c’erano le rubriche su Israele con Fiamma Nirenstein e quella sugli Stati Uniti con Giovanna Pajetta. E un’altra sua creatura, decisiva, lo Speciale Giustizia con la trasmissione di interi brani di processi rilevanti, riassunti e commentati con innegabile perizia.

Un professionista dell’informazione, un politico, un uomo di cultura, una figura rara, la cui scomparsa getta un’altra manciata di oscurità su questi tempi cupi.

Ti potrebbero interessare

Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico La Redazione