L’accordo dell’ultimo minuto ha evitato la crisi e ora il ministro più esposto assicura che sul Tav M5S e Lega troveranno un’intesa definitiva: “Faremo sintesi, non possiamo cadere per un buco che vogliono fare in una montagna”. E rivendica: “Se siamo arrivati al rinvio dei bandi, è anche grazie all’istruttoria che ho condotto in questi mesi”. Questo e altro sostiene il titolare dei Trasporti, Danilo Toninelli.

Luigi Di Maio ha parlato di “grande successo”. Ma l’intesa per il rinvio dei bandi con Telt, la società che gestisce la Torino-Lione, pare più che altro un’acrobazia semantica. Avete fatto quanto Telt vi suggeriva già mesi fa, in due lettere.

Quanto accaduto in queste ore è il frutto del lavoro di mesi. Io ricordo che le manifestazioni di interesse per il Tav dovevano partire già a metà settembre. E tra i tanti episodi cito una riunione del 3 dicembre scorso con la ministra dei Trasporti francese Borne, dopo una seduta del Consiglio europeo a Bruxelles. Erano le 2 del mattino, quando firmammo la lettera da inviare alla Telt, in cui spiegavamo che non si poteva partire con i lavori perché bisognava attendere l’esito dell’analisi costi benefici.

Però nella risposta a Giuseppe Conte di due giorni fa, la società italo-francese scrive “confermiamo”: cioè farà quanto aveva proposto a dicembre.

C’è una novità importante nell’ultima lettera di Telt, perché precisa che negli inviti alle imprese a presentare candidature verrà inserita la facoltà per la stazione appaltante, cioè per la stessa società, “di non dare seguito in ogni momento alla procedura, senza che ciò generi oneri per la stazione stessa né per i due Stati”, Italia e Francia. Quindi al nostro Paese non costerebbe nulla.

È la clausola di dissolvenza, già prevista dalla legislazione francese.

Ma nel testo c’è un passaggio in più, rilevante. Nella legge francese è previsto che l’interruzione della procedura debba essere motivata in base a ragioni o fatti di interesse pubblico generale. Invece in base a questa lettera lo stop all’iter non dovrà essere in alcun modo motivato.

Avete ottenuto solo un rinvio di qualche mese. E il Tav rimane un’ipotesi concreta, non crede?

Non ho mai nutrito alcun pregiudizio nei confronti dell’opera. Ma l’analisi costi-benefici ha dimostrato senza alcun dubbio che la Torino-Lione è stata una scelta sbagliata.

Magari potevate fare prima, no? Vi siete ridotti alla vigilia del Cda di Telt.

Non mi vengano a dire che ci abbiamo messo troppo per fare una valutazione seria. L’opera è stata ideata quasi trent’anni fa, e io sono arrivato nove mesi fa.

Ora dovrete trovare un’intesa con la Francia e con la Ue. Cosa volete ottenere?

Innanzitutto puntiamo a evitare che si sprechi denaro pubblico. Faremo un passo per volta, partendo dal dato che c’è una sproporzione evidente tra gli oneri previsti per la Francia e quelli per l’Italia.

L’accordo lo dovrà trovare innanzitutto il premier Conte, colui che vi ha tirato fuori dai guai all’ultimo momento utile.

Il Tav si basa su un trattato internazionale, quindi era ovvio che si passasse dal presidente del Consiglio, il quale ha svolto un lavoro prezioso.

Per bloccare l’opera serve un voto in Parlamento. E i voti necessari non li avrete mai.

Non sono preoccupato: troveremo una sintesi con la Lega, che ha accettato la nostra impostazione.

Il Carroccio vuole fare il Tav, e Salvini ha minacciato la crisi di governo, tanto che Di Maio lo ha accusato di “fare folclore”. La sintesi pare lontana, no?

Sono state dette cose sbagliate. E sarebbe opportuno che i governatori Zaia e Fontana parlassero di meno. Stanno mettendo a repentaglio un esecutivo: siano più responsabili.

Si era parlato di sue dimissioni. E tanti dicono che la Lega voglia il suo ministero. Lei quanto traballa?

Gestisco decine di dossier delicatissimi, non mi stupisce che qualcuno non mi voglia lì. Ma io sento il sostegno di tutto il Movimento, e l’ho avvertito anche nell’ultima assemblea congiunta. Non ho mai pensato di dimettermi.

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