Il muro di cinta del complesso carcerario di Tora, alla periferia sud del Cairo, è punteggiato di torrette da dove spuntano fucili di precisione. I nuclei detentivi sono protetti da almeno tre file di barriere. Fuori è un brulicare di poliziotti, soldati e guardie. Occupano tutti i tavolini dei due bar proprio davanti all’ingresso, sorseggiano […]

Per continuare a leggere questo articolo
Abbonati a Il Fatto Quotidiano

Abbonati a soli 13,99€ / mese per il primo anno
( successivamente 14,99€/mese )

Articolo Precedente

Trump, Abu Mazen e il ricatto sui rifugiati

prev
Articolo Successivo

Il “ramoscello d’ulivo” turco in testa ai curdi

next