Lo spettro di Melenchon
Lo chiamano “l’incubo dei francesi”. Sarebbe meglio dire dell’establishment di Francia che vede con crescente inquietudine l’ipotesi che al ballottaggio delle prossime presidenziali, che si terranno nel 2027, accedano i leader delle ali estreme: Jordan Bardella, del Rassemblement National (nel caso Marine Le Pen sia impossibilitata dalle inchieste giudiziarie) e Jean Luc Melenchon leader della France Insumis.
Un primo sondaggio, realizzato da Odoxa, prevede come tutti gli altri, Bardella al 32%, ma per il secondo posto pronostica il candidato della sinistra appaiato al candidato centrista Eduard Philippe. Questi, perdendo 4 punti rispetto all’ultima rilevazione, si ferma al 17%, mentre Mélenchon ne guadagna altrettanti e si colloca al 16%, distanziando gli altri candidati della sinistra: Raphaël Glucksmann tra il 10% e l’11%, mentre Fabien Roussel e Marine Tondelier, rispettivamente leader del Pcf e dei Verdi, restano al 3%.
Un altro sondaggio di Toluna Harris Interactive per M6 e RTL, vede invece il leader de La France Insoumise sicuramente al ballottaggio. Ipotizzando infatti che Gabriel Attal (ex primo ministro e leader del partito Renaissance, quello più direttamente collegato a Emmanuel Macron) Édouard Philippe (anch’egli ex primo ministro e di area macroniana, ma fondatore di un proprio partito, Horizon, più orientato a destra) e Jordan Bardella si presentino tutti al primo turno, quest’ultimo raggiungerebbe sempre il 32% dei voti mentre Mélenchon oscillerebbe tra il 14% e il 15%, rispetto al 13% di Philippe e al solo 9% di Gabriel Attal. Senza contare che secondo il sondaggio, circa il 49% degli elettori di sinistra sostiene Mélenchon, contro il 43% per Hollande e il 36% per Glucksmann.
Questo scenario fa il paio con un articolo della scorsa settimana del settimanale britannico The Economist in cui si da conto di come “la Generazione Z sia innamorata del 74enne Melenchon” nonostante le posizioni giudicate troppo estreme e respinte dalla sinistra più moderata. Che al momento non sembra aver trovato la propria strategia. Per mesi, infatti, i partiti della sinistra, a eccezione della LFI – e cioè il Ps, il Pcf, i Verdi e Place publique di Gluksmann – hanno dibattuto dell’eventualità di tenere delle primarie per scegliere un candidato unitario. Ma il Ps sembra in difficoltà su questa strada, e ora chiamerà al voto i suoi militanti, il 9 luglio, per decidere la strategia elettorale. A sperarci è ancora l’ex presidente François Hollande – dalla cui presidenza deriva la catastrofe del Ps – che però rappresenterebbe una candidatura dell’ala più moderata dei socialisti. E altri candidati interni si fanno avanti mentre non ha smesso di pensarsi come unico candidato possibile a sinistra l’eurodeputato Gluksmann che ogni giorni che passa sembra più divisivo. L’ultima indiscrezione che lo riguarda- ne ha dato notizia Politico.eu – verte su un documento “riservato” scritto da Mathieu Lefèvre-Marton, stratega della sua campagna elettorale, che in cinquanta pagina individua “tre ‘pubblici target'” per l’eurodeputato consigliando di “evitare per il momento” i giovani tra i 18 e i 25 anni, le persone appartenenti a fasce socioeconomiche più basse, coloro che guadagnano “meno di 1.500 euro”, i genitori single e i residenti delle periferie. Quando si dice il candidato delle élites.
Le presidenziali francesi, che nonostante la crisi istituzionale di quel paese continuano a rappresentare l’alfa e l’omega dello scontro politico, costituiranno probabilmente l’ennesimo banco di prova di una disfatta per la sinistra causata dalle proprie divisioni. Il dito è ovviamente puntato contro Melenchon, accusato di aver lanciato autonomamente la propria candidatura, ma questa accusa fa finta di non vedere che dopo aver riposizionato il partito a sinistra, dopo la disfatta delle ultime presidenziali, con l’1,75% alla candidata Anne Hidalgo, allora sindaca di Parigi, il Partito socialista ha iniziato il suo riposizionamento verso le posizioni social-liberali. Tanto da essere uno dei perni dell’attuale governo presieduto dal macroniano, di destra, Sebastian Lecornu. Melenchon, che certamente non ha fatto molto per favorire un’intesa a sinistra, ha dovuto prendere atto di questa strategia, finalizzata a distruggere La France Insumis, e a giocare d’anticipo.
La maggior parte dei sondaggi indicano che in un secondo turno tra Bardella e Melenchon, il primo vincerebbe con largo distacco, una prova, secondo gli avversari del leader insumis, che dovrebbe rinunciare e lasciare la strada a un candidato meglio piazzato. Una strategia che in passato ha sempre favorito i candidati più centristi, tanto che fra i socialisti non mancano quelli che pensano che in fondo sarebbe meglio spingere da subito e direttamente un centrista più “potabile”. Una vecchia storia: a votare per il meno peggio alla fine vince sempre il peggio.
Libri/ Almeno leggete Keynes
“Almeno Keynes“, è il titolo di un saggio di Giorgio Lunghini, valente economista di matrice socialdemocratica, nel 1991. Un titolo che sembrava un’esortazione e che varrebbe moltissimo ancora oggi quando il pensiero politico non va oltre lo spazio di 48 ore e le riflessioni di fondo sulla riorganizzazione della società sembrano il lusso di qualche convegnista, ovviamente distante dai leader politici. In questo senso la ripubblicazione, da parte di Einaudi dell’elegante, agile e denso Le possibilità economiche per i nostri nipoti, a opera dell’ultimo grande economista politico, John Maynard Keynes, appunto, acquista un valore non solo culturale. Come scrive nella densa postfazione Mauro Campus, docente presso la Scuola di Scienze Politiche “Cesare Alfieri” dell’Università di Firenze., il testo si fa valere per la sua capacità di “illuminare” l’attualità nonostante Keynes sia ampiamente rimosso dal dibattito pubblico e quindi proprio per questo.
Ne Le possibilità si potrebbe ampiamente lucrare sulle doti divinatorie e profetiche del grande economista: “Negli ultimi dieci anni – si legge nel saggio del 1930 – i progressi della tecnica nel settore manifatturiero e in quello dei trasporti sono avanzati a un ritmo mai registrato prima nella storia (…) Fra pochi anni – intendo nell’arco della nostra vita – potremmo riuscire a svolgere tutte le attività agricole, minerarie e manifatturiere impiegando un quarto degli sforzi fisici oggi necessari. (…) Soffriamo di una nuova malattia, il cui nome alcuni lettori potrebbero non conoscere ancora ma di cui sentiranno parlare spesso nei prossimi anni: la disoccupazione tecnologica“.
Sembra la descrizione delle migliorie tecniche prodotte dall’Intelligenza artificiale, la rivoluzione permanente che l’industria e l’economia immateriale presentano ai nostri occhi e al nostro modo di lavorare. Keynes ne deduce due cose: che questa rivoluzione debba indurre ogni paese e ogni popolo a “guardare senza timore all’età del tempo libero e dell’abbondanza” e quindi a impegnarsi affinché “il lavoro residuo si distribuisca fra il maggior numero possibile di persone”. Addirittura, offre l’esempio della giornata lavorativa di tre ore e della settimana di quindici, soluzioni che permetterebbero di porre la giusta distanza tra noi e la valutazione del denaro. Ma soprattutto di arrivare alla seconda conclusione: che “il problema economico non è una condizione permanente dell’umanità“. Esistono soluzioni razionali, anzi politiche, perché politico è sempre l’approccio di Keynes, sia esso la critica alle Conseguenze economiche della pace del 1919 o il contributo dato agli accordi di Bretton Woods del 1944. E politico è il secondo saggio pubblicato nel volumetto, La fine del laissez-faire, dove viene esposta quella idea di compromesso tra uno “statalismo socialista” criticato e l’idea, astratta, che l’economia funzioni se viene lasciata libera azione al mercato. Keynes si colloca nel mezzo, nella posizione ideale tra l’individuo e lo stato moderno. Almeno ruotasse attorno a questo il dibattito sui programmi delle sinistre.
Movimenti/ Colombia, Brasile, anti-G7 e Bersani
Il cortile colombiano. A differenza di quanto pronosticato dai sondaggi, il primo turno delle elezioni in Colombia, tenutosi domenica 31 maggio, ha visto in testa il candidato di estrema destra Abelardo De La Espriella (Defensores de la patria), con il 43,7% dei voti. Segue il progressista Iván Cepeda Castro (Pacto Histórico) – che era favorito nei sondaggi – con il 41,1%) e che rappresenta la continuità con l’attuale presidente Gustavo Petro. La sinistra accusa il ruolo esterno da parte degli Usa, viste le minacce passate di Donald Trump nei confronti di Petro. Si giocherà tutto su una manciata di voti con Cepeda che spera di conquistare la presidenza anche per il suo profilo più rigoroso e eticamente inattaccabile.
Il Brasile lavora meno. La Camera dei Deputati brasiliana ha votato per porre fine alla settimana lavorativa di 6 giorni, portandola a cinque. Il voto in Parlamento ha visto, al primo turno, 472 voti a favore e 22 contrari, provenienti principalmente da partiti di estrema destra come Novo , PL e Missão . Al secondo turno, il risultato è stato di 461 voti a favore e 19 contrari. Il disegno di legge è ora in discussione al Senato. La legge è risultato di un’ampia campagna popolare con il movimento Vita oltre il lavoro. Secondo gli ultimi sondaggi il 70% della popolazione ha appoggiato questa riforma di portata storica per il paese governato dal leader della sinistra, Lula.
A Ginevra contro il G7. Il G7 si terrà a Evian sul lago di Ginevra, dal 15 al 17 giugno. E dal 13 al 17 giugno si terrà un controvertice con 13 con tavole rotonde, workshop, concerti e una grande manifestazione il 14 giugno, giorno dello sciopero femminista in Svizzera. La mobilitazione sul versante svizzero è organizzata dalla coalizione No-G7 mentre in Francia, un’altra coalizione sosterrà la mobilitazione a Ginevra, garantendo la possibilità di attraversare il confine per raggiungerla e diffondendo le azioni organizzate in Francia contro il G7, principalmente in Alta Savoia e a Parigi.
Domande a Bersani. Il 16 giugno alle ore 20, alla festa dell’Arci di Roma, presso il Parco delle Valli, si terrà un confronto tra il sottoscritto e Pierluigi Bersani dal titolo: “Domande vere a sinistra”.
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