Marx Reloaded, la newsletter sulle sinistre in Italia e nel mondo: questa settimana i dati sulla radicalizzazione della sinistra in Spagna, le macerie e la Generazione Z in Jacobin Italia e un appuntamento del Centro Riforma dello Stato
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La radicalizzazione della sinistra in Spagna (che vale anche per l’Europa)
Se si vuole capire cosa significa la polarizzazione dell’elettorato europeo il sondaggio del Centro
Spagnolo per la Ricerca Sociologica, uscito qualche giorno fa, rende perfettamente il senso di cosa accade nella società. Il Cis ha formulato la domanda al suo campione: “Generalmente, quando si parla di politica, si usano comunemente i termini ‘sinistra’ e ‘destra’. Su una scala da 1 a 10, dove 1 rappresenta l’estrema sinistra e 10 l’estrema destra , dove si collocherebbe?“.
Il 24,7% degli intervistati si è posizionato nelle due caselle più a sinistra , rendendo questa l’opzione preferita da chi si identifica come progressista. Il 19,8% ha scelto posizioni tra 3 e 4, che “tradizionalmente” caratterizzano il Psoe (Partito Socialista Operaio Spagnolo). E il 20,5% si è collocato nel centro-sinistra (5). La percentuale di persone che si percepiscono come radicalmente di sinistra è aumentata di due punti rispetto al barometro di luglio (22,6%). Le cifre sono anche superiori a quelle dell’estate del 2013, quando si sono tenute le ultime elezioni generali (18,7%).
Lo spostamento verso gli estremi è evidente anche dall’altra parte del campo politico. Il 9,4% degli elettori si è collocato all’estrema destra su una scala da 1 a 10. Il 14,1% ha optato per una posizione tra 7 e 8. E solo il 6,3 % ha scelto di rimanere nel centro-destra . Le percentuali erano simili lo scorso luglio, ma le posizioni di estrema destra sono cresciute dal 2019. Il dato dell’estrema sinistra è il più alto dal 1982. Il picco precedente era stato raggiunto nell’ottobre 2015 a valle del movimento degli Indignados da cui poi nascerà il partito Podemos di Pablo Iglesias. Ovviamente il sondaggio può avere delle sbavature, anche perché spesso gli elettori rispondono in modo poco veritiero. Se quelli all’estrema sinistra sono più propensi ad apparire, sul lato opposto si verifica sempre uno scarto tra intenzioni di voto e voto effettivi dati all’estrema destra.
Ma il quotidiano Público, da cui questa notizia è tratta, sottolinea che “gli spostamenti che osserviamo verso entrambi i poli sono anche uno degli effetti della polarizzazione .Coloro che si percepiscono come di sinistra o di destra si stanno spostando sempre più a sinistra e sempre più a destra. Il centro ha perso tutto il suo prestigio“, afferma il sociologo Luis Miller. ricercatore all’Instituto de Políticas y Bienes Públicos. “Quello che stiamo vedendo è strettamente legato al clima di polarizzazione che ha prevalso in politica negli ultimi dieci anni: non solo è raddoppiata la percentuale di persone che si identificano come di estrema sinistra, ma è triplicata anche la percentuale di persone che si identificano come di estrema destra , passando dal 3% al 9-10%“, osserva Ignacio Urquizu, Ceo di Metroscopia.
I dati hanno una terza spiegazione. “Il Psoe e Pedro Sánchez hanno spostato il loro discorso così a sinistra – simbolicamente parlando – che anche i loro elettori si sono spostati” continua Luis Miller”. Non si tratta quindi di un aumento degli elettori ed elettrici di sinistra, ma di una radicalizzazione di questi stessi. E infatti, se si guarda alle intenzioni di voto, si trova che il PP e Vox sono, con il 42%, davanti a Psoe, Sumar e Podemos che si fermano al 40,4%. Una partita su cui potrebbe pesare alla fine il voto delle regioni autonomi e l’impatto della legge elettorale con i suoi collegi molto piccoli che alzano molto la soglia di sbarramento. Quel che interessa qui, però, è una dinamica di radicalizzazione che viene registrata in Spagna e che può essere osservata dall’andamento della campagna di Melenchon in Francia o dal voto ai Verdi in Gran Bretagna. Le posizioni più radicali, come quelle del sindaco di New York, Zhoran Mamdani, hanno sempre più cittadinanza e vengono premiate. I partiti riformisti moderati sembrano restare al palo, guardiani di un’Europa in crisi di prospettive.
La rivista/ Generazione Z, farsi largo tra le macerie
Una generazione che deve farsi largo tra le macerie lasciate dalle generazioni precedenti. E’ la fotografia
che la rivista Jacobin fa della Generazione Z nel suo ultimo numero in libreria dal 18 settembre. Senza analizzare a fondo, come scrive Lorenzo Zamponi nell’articolo di apertura, questo contesto di crisi è inutile mettersi a dare pagelle o consigli parternalisti a una schiera di ragazzi e ragazze che sta conoscendo solo catastrofi, da quella ambientale, alla pandemia e ora la guerra. Nelle voci di alcuni collettivi, raccolte nel numero, ad esempio, la catastrofe è l’elemento fisso di preoccupazione e così la necessità di alleanze per spezzare l’impasse e rompere la solitudine. La consapevolezza, del resto, è alta come dimostra la ricerca a cura del Forum disuguaglianze e diversità, illustrata da Caterina Manicardi, basata sulle interviste a tremila adolescenti tra i 17 e i 19 anni, da cui la questione della guerra e del lavoro emergono come le questioni principali. Non certo il burqa che spaventa tanto Giorgia Meloni. Il numero è molto vario e tocca corde diverse tra loro. Dalle linee repressive abbracciate dal governo di centrodestra allo spauracchio del «maranza», di cui parla Alice Ridolfi. al fenomeno dei rave party raccontato da Linda Barbieri o alle caratteristiche della “generazione Gaza” – termine probabilmente improprio, ma indicativo – che descrive Donatella Della Porta. La parte dedicata ai saggi della rivista statunitense si compone degli articoli di di Daniel Martinez HoSang, Elizabeth Torres-Griefer e Minali AggarwalI, l’artocolo di Lauren Fadiman sull’invenzione dei teenager nel corso del New Deal statunitense e ’intervista ai Kneecap, la band irlandese che ha dedicato molte energie alla causa palestinese, fino alla “ghigliottina” del numero, a firma di Christian Raimo, contro il paternalismo con cui la generazione giovane viene spesso analizzata.
Appuntamenti/ Il Crs ricorda la Trilateral
Il prossimo 26 settembre, presso la Casa Internazionale delle Donne di Roma, si terrà l’Assemblea triennale del Centro per la Riforma dello Stato. La sessione pubblica di questo sarà dedicata a un confronto sul tema: “L’Italia, l’Europa, la democrazia. Cinquant’anni dopo il rapporto della Trilateral Commission”. “Riprendere oggi, a oltre cinquant’anni dalla sua pubblicazione, il primo rapporto della Trilateral Commission sulla democrazia – redatto da Michel Crozier, Samuel P. Huntington e Joji Watanuki, pubblicato in Italia con una prefazione di Gianni Agnelli – significa, da parte nostra, scrive il Crs, riaffermare la centralità del nesso esistente tra le trasformazioni del capitalismo, le forme della democrazia e l’ordine internazionale”. La Trilateral Commission fu, in quegli anni, uno dei principali luoghi di elaborazione e d’incubazione intellettuale di quella che, di lì a poco, si sarebbe affermata come la controrivoluzione neoliberale. Qualcosa di analogo accade oggi e “lo stato del mondo ci pone oggi al cospetto dell’’intreccio sempre più marcato tra capitalismo, democrazia e guerra. La giornata vedrà diversi relatori e relatrici (Franco Ippolito, Chiara Giorgi, Emiliano Brancaccio, Pino Arlacchi, Stefano Fassina, Dario Guarascio, Rita di Leo tra gli altri) e la partecipazione politica di Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni, Maurizio Acerbo e il tesoriere del Pd Michele Fina.
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