Marx Reloaded, di Salvatore Cannavò
22 Luglio 2026
Miriam, la sinistra in Argentina, un piano per il lavoro e gli "scarafaggi" indiani
di Salvatore Cannavò

Marx Reloaded, la newsletter sulle sinistre in Italia e nel mondo: questa settimana la nuova sinistra in Argentina, una legge per il lavoro in Italia e gli “scarafaggi” indiani.

per scrivermi: s.cannavo@ilfattoquotidiano.it

Iscriviti a Marx Reloaded

La sinistra argentina si chiama Miriam

Mentre l’Argentina sta ancora piangendo per il mondiale alcuni fatti emersi dallo stesso Campionato del Mondo danno il segno di alcune novità che riguardano la sinistra. Prima le parole di Lionel Messi sulla gente che fatica ad arrivare a fine mese subito respinte dal governo Milei. Il quotidiano progressista Pagina 12 che da risalto ai giocatori Cuti e Almada che rifiutano la mano di Trump. E poi quello striscione sulle Malvinas esibito dai giocatori argentini a segnalare un orgoglio nazionale duro a morire e che alberga forse più nel peronismo storico che nella destra liberista.

In ogni caso, le vicende segnalano una fase nuova in cui probabilmente è cominciato il declino di Milei e in cui, sicuramente, si sta affermando una novità a sinistra. Un recente sondaggio di cui da conto il Clarin, quotidiano conservatore rivela che Myriam Bregman , figura di spicco del Fit (Fronte di Sinistra dei Lavoratori), deputata nazionale viene data nella città di Buenos Aires, storicamente più a sinistra del resto del Paese, tra l’8 e il 10% “qualora decidesse di candidarsi a capo del governo” “L’ascesa di Bregman alla ribalta – scrive il Clarin – si inserisce in un fenomeno politico più ampio. Negli ultimi anni, è diventata la leader più nota all’interno della Fit-U, superando persino altre figure storiche di quello spazio politico. La sua performance nei dibattiti presidenziali del 2023, la sua forte presenza mediatica e la sua costante partecipazione alle lotte sindacali, universitarie e per i diritti umani hanno rafforzato il suo profilo al di là del tradizionale elettorato di sinistra“.

Un altro sondaggio ha analizzato la popolarità dei candidati. E mentre Milei è arrivato ottavo con un giudizio negativo sul governo da parte del 58% degli intervistati, Bregman si afferma tra le figure di spicco con un indice di gradimento positivo del 39% , contro il 38% del governatore di Buenos Aires e il 37% e il 36% rispettivamente dei fratelli Macri, esponenti della destra tradizionale. Li supera anche considerando la differenza tra immagine negativa e positiva: Bregman 15%; Kicillof (possibile candidato peronista) 21%; Mauricio e Jorge Macri 19%.

Tra i funzionari governativi del governo Milei i più apprezzati in termini di immagine positiva sono stati Guillermo Francos (44%), Patricia Bullrich (43%) e Diego Santilli (41%). Uno studio dell’Università di San Andrés ha classificato Bregman non solo come la miglior leader dell’opposizione, ma come la miglior leader in assoluto tra tutti quelli esaminati. Tornando a Milei, invece, il 58% degli intervistati esprime un giudizio negativo sul governo, il 67% ritiene che la propria situazione finanziaria personale sia peggiore rispetto all’anno scorso , il 66% pensa che l’economia sia in peggioramento rispetto all’anno scorso e il 57% crede che peggiorerà ulteriormente in futuro.

La crisi interna argentina sta dando una spinta a ipotesi di cambiamento politico, sia pure nella continuità. Ad esempio con una leadership di Patricia Bullrich, ministra di Milei ma proveniente dalla vecchia destra oggi confluita nel Pro oppure con il ritorno dello stesso Macrì o, addirittura, con una svolta, ma moderata, ricorrendo al peronista di destra Sergio Massa. Nel peronismo però, al momento avanza l’ipotesi Axel Kicillof, governatore della provincia di Buenos Aires e esponente di un kirchnerismo più aperto a sinistra. Ecco quindi che al fronte che sostiene Bregman, formato da partiti tutti di orientamento trotzkysta, il Pts, il Mst e il Po, si pone la questione se puntare alla propria affermazione oppure costruire un’alleanza più ampia. Difficile che questo avvenga, ma la discussione è posta così come è posta l’ipotesi che i partiti che formano il Fit-U, un classico fronte elettorale, decidano invece di unirsi e formare un nuovo partito unitario. Cosa molto difficile vista la storia della sinistra argentina, ma, ed è questa la novità, oggi non del tutto da scartare.

Il libro: Un piano per il lavoro

Il libro Lavoro democratico a cura di Laura Pennacchi e Giorgio Fazio e presentato il 21 luglio su iniziativa della vicepresidente del Senato Anna Rossomando, è allo stesso tempo una riflessione sulla questione del lavoro, una proposta di legge bell’e compiuta e l’apertura di un dibattito attorno alla proposta stessa. Il libro si compone di una vasta raccolta di contributi e proprio per questo aiuta la riflessione e permette di approfondire una proposta che, come dice nella prefazione Laura Pennacchi, il libro è allo stesso tempo “attualissimo” e “fuori corrente”. Attualissimo per l’evidente emergenza cronica che il tema occupazione, soprattutto nei servizi pubblici, pone alle moderne società. Fuori corrente, perché il lavoro è considerato dal dibattito politico o qualcosa che naturalmente discende dalle politiche orientate al mercato oppure qualcosa da cui prescindere totalmente.

E invece questa legge, e tutto il lavoro che è stato fatto per arrivarci e di cui il libro restituisce un materiale abbondante e prezioso, ribalta quella logica. Per la prima volta viene sfidata l’economia liberista secondo cui la creazione di lavoro discende dalla crescita – sempre promessa e che invece non arriva mai – e diventa invece esso stesso volano di crescita e di benessere. A condizione che venga creato.

La legge infatti indica lo Stato, le Regioni e gli enti locali come i soggetti che “promuovono, sostengono e realizzano la piena, buona e stabile occupazione, in attuazione dei principi della Costituzione, del diritto internazionale e del diritto dell’Unione europea in materia di lavoro, con particolare riferimento all’occupazione dei giovani e delle donne“. A differenza di altre leggi che hanno puntato, malamente, a creare lavoro, questa volta si parla di “lavoro libero e di qualità” definito come “il lavoro nel quale sono garantite condizioni di sicurezza materiale, autonomia e utilità sociale“. Un punto che riflette la discussione preparatoria in cui si è ridata centralità, come spiega il saggio di Stefano Petrucciani, al lavoro in quanto “dimensione fondamentalmente positiva dell’umano“. A condizione che il lavoro sia, appunto, “buono” e finalizzato all’effettiva autorelalizzazione.

É il governo, dunque, che deve addotare “misure volte a incrementare gradualmente la quota di occupazione nel settore pubblico in linea con la media europea“. Si propone poi una sperimentazione a livello locale orientata “alla protezione del territorio; alla rigenerazione urbana e ambientale; al recupero e alla valorizzazione del patrimonio artistico, architettonico, museale e archeologico; ai servizi socio-educativi e di assistenza e cura e per l’inclusione delle persone più fragili“. Un cambio di paradigma. Di particolare novità anche la proposta di considerare l’Intelligenza artificiale come un utilizzo che in ambito lavorativo “è incentrato sull’uomo (il testo di legge non ha una scrittura orientata al genere, ndr), è finalizzato a migliorare le condizioni di lavoro, arricchire la capacità professionale dei lavoratori e accrescere il loro ruolo“. In questo senso va la creazione del “Consorzio nazionale per la promozione di sistemi di intelligenza artificiale incentrati sul miglioramento della qualità del lavoro“. Un “Capo” della legge è dedicato poi alla riconversione industriale di aziende sotto forma cooperativa con incentivi pubblici a fondo perduto – ma non si arriva a ipotizzare forme di esproprio in caso di delocalizzazioni o di comportamenti illegali da parte delle aziende come nel caso Gkn che pure è al centro della proposta. Per quanto riguarda poi la creazione di “occupazione indiretta” si ipotizzano “incentivi alle imprese” con sgravi contributivi e fiscali in forme non dissimili da quelle già viste all’opera. Ma sono elementi marginali in un impianto che, come spiega Laura Pennacchi nell’introduzione, sovverte l’assunto dell’«alimentare la crescita sperando che ne scaturisca lavoro», per «creare lavoro per attivare la crescita, cambiandone al tempo stesso qualità e natura». Un keynesismo di ritorno – su cui addensa delle osservazioni critiche nei commenti l’economista Riccardo Bellofiore – certamente inedito. E nella legge, viene recuperata anche la riflessione sulla “libertà nel lavoro” che risale al pensiero di Bruno Trentin e a forme inedite per l’italia di “democrazia economica” come spiega nel suo intervento l’altro curatore, Giorgio Fazio. La legge è il frutto di un lavoro collettivo con un gruppo, coordinato da Pennacchi, e composto da: Valentina Cardinali, Andrea Ciarini (Sapienza Università di Roma, Dipartimento di Scienze Sociali ed Economiche), Giorgio Fazio (Sapienza Università di Roma, Dipartimento di Filosofia), Pietro Galeone (Università Bocconi), Simone Gasperin (Institute for Public Policy Research), Alessandro Goracci, Beniamino Lapadula, Leonard Mazzone (Università degli Studi di Firenze, Dipartimento di Scienze politiche e sociali), Riccardo Sanna.

Gli “scarafaggi” indiani non si ritirano

I sostenitori del movimento giovanile indiano Cockroach Janta Party (Partito dello Scarafaggio) hanno dichiarato che continueranno la loro protesta a Nuova Delhi, rifiutandosi di abbandonare il loro sit-in il giorno dopo che la polizia ha usato gas lacrimogeni e manganelli per disperdere migliaia di manifestanti che cercavano di marciare verso il Parlamento. Non si fermeranno finché il Ministro dell’Istruzione Dharmendra Pradhan non si dimetterà a causa delle presunte irregolarità nel sistema degli esami in India. Lo scontro di lunedì tra manifestanti e polizia è diventato uno dei momenti più significativi della campagna di due mesi del movimento, iniziata come protesta satirica ma rapidamente trasformatasi in un movimento nazionale guidato dai giovani, incentrato sulle fughe di notizie relative agli esami, la disoccupazione e la responsabilità del governo.

Il Fatto Quotidiano
Disiscriviti
IL FATTO S.P.A. - C.F. E P.IVA 10460121006
VIA DI SANT'ERASMO, 2 ROMA