Marx Reloaded, la newsletter sulle sinistre in Italia e nel mondo: questa settimana lo scontro in Usa sulla candidatura di Alexandria Ocasio-Cortez, la proposta di una ecologia operaia nel libro di Stefania Barca e la vittoria operaia del Sudd Cobas all’Acca di Prato.
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Chi ha paura di Alexandria Ocasio-Cortez?

La vittoria di Zohran Mamdani, membro dei Democratic Socialist of America (Dsa), alla carica di sindaco di New York ha inaugurato una recente serie di successi che hanno acuito le tensioni sia all’interno del Partito Democratico che all’interno della stessa Dsa. Le vittorie socialiste nelle primarie democratiche in effetti sono state sorprendenti e, comprendendo anche candidati apertamente progressisti, come Abdul El-Sayed, candidato democratico al Senato per il Michigan, numerose. E nonostante vengano minimizzate – “Prima hanno detto che era solo una questione legata a New York. Poi, dopo aver vinto a Denver, Filadelfia, Washington DC e Detroit , che si tratta di aree tradizionalmente democratiche”, ha scritto Democratic Left, il giornale dei Dsa – hanno invece alimentato una forte agitazione nell’establishment del Partito democratico.
L’espediente retorico-politico che viene utilizzato è che se i candidati socialisti – che contestano Israele, chiedono l’assistenza medica per tutti, pongono le questioni ambientali come prioritarie – possono vincere le primarie, non saranno poi in grado di vincere le elezioni di Midterm contro i candidati repubblicani. “Le ultime persone che hanno il diritto di farci la morale sull’eleggibilità sono i membri dell’establishment che hanno perso due volte contro Donald Trump“, ha risposto a questa obiezione il deputato democratico-progressista Ro Khanna. Una prima iniziativa concreta per contrastare la componente socialista è quella riassunto dal manifesto, sottoscritto da quindici deputati democratici, “The Promise to America” in cui il paragrafo inziale è piuttosto inequivocabile: “We are capitalist, not socialist”. Si tratta idee profondamente ancorate alla tradizione fondamentale dei democratici come sicurezza, legalità, disciplina fiscale, etc. con cui quel partito ha in effetto perso le elezioni due volte contro Trump. Oltre alla difesa del capitalismo si impugnano anche le ragioni delle forze dell’ordine, la “disciplina fiscale” e “il patriottismo fiducioso”. Si tratta di una dichiarazione di guerra contro i Dsa.
Ma i problemi si insediano anche all’interno di questi, organizzazione formata da diverse correnti più o meno grandi – se ne contano anche fino a quattordici – che spesso sono in guerra tra loro. Il gruppo marxista-leninista-maoista ha recentemente affermato di “respingere qualsiasi tentativo di presentare (Ocasio-Cortez) come la futura candidata alla presidenza per i Dsa o per il più ampio movimento socialista“. La direzione nazionale ha votato in agosto per mantenere un maggiore controllo sul processo di approvazione delle candidature per il 2028, una decisione che alcune sezioni locali hanno interpretato come un tentativo di impedire una rapida approvazione di Alexandria Ocasio-Cortez. La sezione di New York ha protestato contro questa decisione del gruppo nazionale e Ocasio-Cortez si è dissociata dal gruppo nazionale. Problemi tipici delle formazioni di sinistra che contengono orientamenti diversi e diverse strategie,
La discussione in corso, ovviamente, segna la crescita politica a cui la piccola organizzazione – che recentemente ha superato i 120 mila membri – deve affrontare con scelte che impattano direttamente la grande politica elettorale e non solo i dibattiti nei propri circoli e le attività nei movimenti sociali e sindacale. “Le modalità operative del passato stanno ora facendo notizia in modi che non ci aspettavamo“, ha ammesso Priscilla Yeverino, direttrice della comunicazione dei Dsa, in un’intervista ad Axios. “I nostri leader non sono politici“, ha aggiunto Yeverino. “Sono persone della classe operaia e nuove al mondo dei media. È stata un’esperienza formativa e stanno ascoltando il feedback dei nostri membri.” I successi elettorali impongono di fare presto.
Il libro/ L’ecologia operaia di Stefania Barca
C’è un grande assente nel dibattito politico e sociale degli ultimi decenni, la possibilità di una alleanza sincera, duratura e rigorosa tra movimenti ambientalisti – quanto mai necessari in era di cambiamento climatico – e forze del lavoro. Questi due insiemi molto spesso si dislocano, o piuttosto vengono dislocati, su fronti agonistici, contrapposti in una guerra intestina che non consente a nessuno dei due di fare passi avanti. Per Stefania Barca, storica presso l’Università di Santiago de Compostela e da tempo impegnata in profonde ricerche sul rapporto tra ecologia, femminismo e mondo del lavoro, l’ecologia operaia è invece una grande opportunità del nostro tempo. Nel libro Proletari di tutta la terra si propone così di “recuperare la memoria e la coscienza di questa potenzialità eco-politica della classe operaia e consegnarla all’intelligenza collettiva perché possa usarla nel formulare le giuste politiche di transizione ecologica di cui la nostra epoca ha un disperato bisogno“. L’assunto di base è quello che la dicotomia lavoro/ambiente sia falsa frutto anche di quel che viene definito “ecomodernismo del lavoro” il quale propugna la convergenza tra il movimento operaio e le politiche di modernizzazione ecologica e invece punta sulla divergenza tra quello e i movimenti ecologisti anticapitalisti. Lo sfondo di questa tendenza è un “capitalismo verde“ che ha già mostrato tutta la sua debolezza e strumentalità rispetto all’emergenza ambientale.
Si tratta di cambiare registro recuperando invece una tradizione, si potrebbe dire nascosta, del movimento operaio cui l’autrice dedica due capitoli del libro soffermandosi sulle lotte degli anni Settanta e seguenti negli Stati Uniti – come quel del Sindacato internazionale dei lavoratori del Petrolio, della Chimica e del Nucleare o del sindacato dei braccianti guidato da Cesar Chavez e Dolores Huerta (che recentemente ha accusato il compagno di violenze sessuali nei propri confronti e su altre ragazze) fino a quello che viene indicato come “l’esempio più significativo di ambientalismo operaio su scala mondiale“, le lotte dei raccogliatori di caucciù – i seringueros – in Amazzonia. E poi l’Italia, con le lotte per la salute in fabbrica e le prime vittorie: nel 1972 la Regione Lombardia istituisce i Servizi di Medicina per gli Ambienti Lavoro, poi, dopo la svolta di Seveso nel 1976, l’istituzione del Servizio sanitario nazionale che comprende al suo interno la vigilanza sulla qualità dell’ambiente e la salute dentro le fabbriche.
Oggi si indicano come ipotesi virtuosa la scelta della ex Gkn di puntare alla propria reindustrializzazione per una transizione ecologica e quella di una parte degli operai dell’Ilva di Taranto, il Comitato dei cittadini liberi e pensanti, che propongono con il “piano Taranto” una completa riconversione della fabbrica verso una totale bonifica ambientale. Ma il lavoro di Barca si distingue anche per un altro aspetto analitico: l’importanza di un’ecologia che muova dalla produzione deve considerare ormai che questa non esiste senza il corrispettivo della “riproduzione sociale” e quindi la quantità di lavoro non retribuito consacrato alla “cura” e alla “riproduzione” della forza lavoro, per il 75% affidato alle donne. E proprio le donne hanno dato vita a lotte e scioperi ecologisti come ad esempio la campagna Wages for Housework (il salario alle casalinghe) impegnate contro il nucleare in Gran Bretagna. Gli esempi non mancano, l’ecologia operaia è più di una suggestione.
Movimenti/ La vittoria all’Acca del Sudd Cobas

La vertenza di Acca, società della logistica di Prato, è diventata nota per gli assalti ai lavoratori in presidio dopo la chiusura, per l’intervento violento della polizia, ma ora lo diviene per una vittoria operaia inusitata. É stato infatti siglato un accordo che il Sudd Cobas definisce “una vittoria straordinaria”. “L’accordo è stato raggiunto nella notte tra il 28 e il 29 agosto, dopo 70 giorni di sciopero che hanno visto 4 picchetti a oltranza presso i magazzini di Seano, Agliana, Campi Bisenzio e Osmannoro. Dal 1° settembre torneranno a lavoro proprio nel magazzino di Campi Bisenzio, mantenendo contratti e diritti conquistati con le lotte degli scorsi anni“. Acca Srl, controllata dalla multinazionale Xinsitong, ha deciso di chiudere con le modalità ormai consuete, provando a spostare l’attività per aggirare l’attività sindacale. Già dall’inizio dello sciopero lo scorso 20 giugno il Sudd Cobas dichiarava infatti di non avere dubbi sul fatto che le commesse ci fossero. Nella cronaca locale Acca si è invece fatta notare per gli agguati notturni ai lavoratori sindacalizzati quando venivano aspettati sotto casa al rientro dal turno serale. Ma, aggiunge il sindacato di base “c’è un potere enorme nell’unità e la solidarietà tra lavoratori. Questa fede non è mai stata tradita. E questa vittoria deve essere un’ulteriore iniezione di speranza per tutti“.