Marx Reloaded, la newsletter sulle sinistre in Italia e nel mondo: questa settimana le divisioni della sinistra in Francia, la nuova rivista politico-teorica interna al Pd e la manifestazione nazionale indetta da Spin Time
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Francia, marciare divisi, colpire divisi
Per chi si cruccia delle divisioni interne al “campo largo” o fronte progressista – chissà quando decidono a cambiare nome – uno sguardo alla Francia
potrebbe essere fonte di una sia pur magra consolazione. La sinistra francese si sta dirigendo alle elezioni presidenziali consapevole di affrontare il proprio personale Titanic, ma non sta facendo nulla per evitare la disfatta.
Il fondatore di Mediapart, Edwy Plenel, ha scritto esplicitamente che è ormai il caso di “prepararsi al peggio”, alla vittoria di Marine Le Pen, leader incontrastata del primo turno delle presidenziali, con sondaggi che la danno ormai al 34% mentre dietro di lei si azzuffa, per la seconda posizione, e quindi per il ballottaggio, una pletora di contendenti tra cui una bella schiera di candidati della sinistra. Con dei paradossi. Jean-Luc Mélenchon, leader della France Insumise è quello piazzato meglio, tra il 15 e il 17% a seconda degli scenari, ma la sua candidatura non impedisce che ci siano in lizza un candidato socialista – dipende dalla primarie – una dei Verdi, Marine Tondelier, e anche il segretario del Partito comunista, Fabien Roussel. Solo che Melenchon, ecco il paradosso, ha fatto un bagno di folla proprio alla festa dell’Humanité storico giornale del Pcf. Melenchon ha radunato migliaia di persone, come aveva fatto a Lille la settimana precedente, a Valence (Drôme) a fine agosto e a Saint-Denis (Seine-Saint-Denis) all’inizio di giugno. E in quella festa sono stati in molti a dichiarare che il leader di LFI “è quello che meglio si posiziona a sinistra, Roussel non andrà al secondo turno“.
Il fatto è che il voto all’AfD in Germania ha risollevato i vecchi fantasmi. La responsabile della comunicazione di un’organizzazione franco-tedesca, afferma a Mediapart di essere “ancora sbalordita dalla vittoria dell’AfD in Sassonia-Anhalt. È estremamente spaventoso“, e dice di “non essere sicura che la proliferazione di candidati sia una cosa positiva; l’elettorato risulterà disperso“.
A questo si aggiunge la faida interna al Partito socialista. Le primarie si terranno il 9 e il 16 ottobre e vedranno come principali concorrenti il segretario del Ps, Oliver Faure e il leader di Place publique, Raphael Gluksmann, ma anche il leader della Sinistra Repubblicana e Socialista, Emmanuel Maure. Dovrebbe correre anche la ex candidata socialista alle presidenziali del 2007, Segolene Royale. E’ stato messo il veto, invece, su François Ruffin, ex Insumise in rottura con Melenchon, dotato di un largo seguito, ma che le regole interne, ovvero il veto di Gluksmann, terranno fuori dalla competizione. E questo la dice lunga sul clima che si respira da quelle parti. Senza contare che muore dalla voglia di candidarsi anche il banchiere Matthieu Pigasse, orientato a sinistra nonostante la sua internità all’establishment finanziario.
Questa frammentazione potrebbe escludere la sinistra dal ballottaggio. Anche se lo scenario dipende da analoghe divisioni nel campo macroniano e nella destra gollista. Al centro, ad aspirare all’Eliseo ci sono due ex premier di Macron, Eduard Philippe e Gabriel Attal. Se fossero entrambi candidati, Melechon potrebbe farcela ad andare al secondo turno, se invece si decidesse di puntare su uno solo – e Philippe sembra quello meglio piazzato – sarebbe un testa a testa finale. Se e quando Marine Le Pen dovesse vincere le elezioni si aprirà a sinistra la discussione, tormentata e fragorosa, sulle responsabilità di quel successo. Ma le responsabilità sono evidenti già oggi. La coalizione che aveva vinto le elezioni legislative, il Nuovo fronte popolare, ha utilizzato ogni espediente per dividersi: il Partito socialista si è fatto di nuovo attrarre dalle sirene del neoliberismo, la France Insumise non ha saputo fare una mossa politica per costringere i socialisti a non utilizzare il pretesto Melenchon per sfilarsi. Le due sinistre francesi sembrano impossibilitate a colpire unite pur marciando divise. E come dice Plenel, la Francia deve preparasi al peggio.
Il libro/ La rinascita della “politica”
Il primo numero è un libro di 224 pagine. Il titolo, “L’impero del disordine”. Parliamo della nuova Rinascita, rivista di politica e cultura, che poco prima
dell’estate ha esordito con il primo nuovo numero. La “vecchia” Rinascita è stata fiore all’occhiello del Partito comunista italiano, fondata da Palmiro Togliatti che ne aveva fatto una sorta di personale dominio. Orientata alla discussione di fondo, alla polemica garbata, alla “battaglia delle idee”. La nuova Rinascita è stata resuscitata dal dirigente del Pd più vicino a Giuseppe Conte, Goffredo Bettini, che ne è il direttore, ma si avvale della collaborazione anche di un altro leder dei Dem, Andrea Orlando, che dirige il Consiglio scientifico. Il punto che qui preme notare, però, non è la partita politico-tattica che è dietro a questa operazione, ma il fatto che finalmente, dopo molto tempo, un’articolazione di un partito politico, più o meno gradita, si prende il tempo e lo spazio per proporre una riflessione se non teorica almeno più profonda del chiacchiericcio quotidiano.
In questo numero, ampiamente dedicato al tema della guerra, l’editoriale cerca di definire la natura dei vari “imperi” che si contendono l’egemonia, propone di utilizzare la “politica” per trovare spazi di mediazione, il multipolarimo, ordinato e razionale, per dare una prospettiva al mondo, la diffidenza verso una tecnica che soppianta la politica stessa. Si affida a un ottimo conoscitore degli Stati Uniti, Martino Mazzonis, l’analisi del “crepuscolo americano” mentre un intellettuale di pregio, che potrebbe rappresentare il Pd molto meglio delle vagonate di “riformisti” che sfornano ogni giorni i principali quotidiani, Emanuele Felice, offre una “mappa” della nuova sinistra globale. Si trova la riflessione sull’Occidente di uno dei massimi filosofi contemporanei, Roberto Esposito, ma anche il punto di una destra che riflette con Marcello Veneziani. Poi, ovviamente, c’è la politica: ma i due articoli che maggiormente la elaborano, un’intervista a Massimo D’Alema e una, dello stesso Bettini, a Giuseppe Conte, delineano scenari più ampi delle scelte di breve gittata e anzi il leader del M5S è chiamato a offrire una sua precisa idea di cosa intende per “progressismo” affidandosi alla bussola di Norberto Bobbio sull’uguaglianza. Se si ragionasse e si discutesse così di politica, gran parte delle scempiaggini, delle semplificazioni e delle demonizzazioni verrebbero meno. Ma forse la politica attuale, per resistere, ha proprio bisogno di volare sottoterra. Rinascita tenta di volare alto, buona fortuna.
Movimenti/Il corteo di Spin time
Si svolgerà sabato 19 settembre la manifestazione nazionale in difesa di Spin Time a Roma mentre il giorno dopo si terrà un’assemblea sempre nazionale. Nell’appello che chiama l’iniziativa si dice che “nell’ultimo mese Spin Time è diventato il simbolo nazionale del diritto all’abitare, alla città e della lotta alla finanziarizzazione immobiliare. La sua resistenza e soprattutto la solidarietà trasversale che ha generato hanno rilanciato il dibattito pubblico sull’abitare e sul futuro delle nostre città, dimostrando che una coalizione plurale può ancora determinare il corso degli eventi”. Spin Time si propone così come “un modello replicabile, una via possibile tra il pubblico burocratizzato e il privato speculativo”. La manifestazione del 19 e l’assemblea del 20 settembre puntano a “costruire una coalizione ampia di reti civiche, movimenti sociali, sindacati, istituzioni locali, organizzazioni religiose e partiti, una vera forza che deve essere mantenuta e ampliata, perché solo un’alleanza trasversale può contrastare la finanziarizzazione delle città e sconfiggere il governo di destra loro alleato”. Appuntamento a Roma alle ore 14 in piazza della Repubblica.