Marx Reloaded, la newsletter sulle sinistre in Italia e nel mondo: questa settimana le buffe primarie del Ps francese, il libro della filosofa Lea Ypi e l’assemblea No Kings a Genova 25 anni dopo il G8
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Peggio del Pd, il Partito socialista francese
Sembra difficile che un partito della sinistra riformista possa vivere in una confusione organica come quella che regna nel Pd italiano. Ma c’è chi ci riesce: il Partito socialista (Ps) di Francia. Quello che ha ottenuto la presidenza della Repubblica nel 1981 con François Mitterand e poi nel 2012 con François Hollande, prima del disastro che ne è conseguito. In attesa che arrivi un terzo “francesco”, i socialisti francesi hanno respinto la proposta del loro segretario Olivier Faure di tenere delle primarie aperte a tutta la sinistra esclusa la France Insumis di Jean-Luc Melenchon che è già candidato presidenziale da diverse settimane (con sondaggi che lo danno intorno al 15%). La bocciatura di Faure è stata netta, 55 a 45 con l’approvazione della proposta degli avversar interni che prevede primarie “ristrette” al solo “polo socialista” cioè il Ps e i suoi alleati Raphael Gluksmann di Place publique (il nome imitato dalla scissionista dem Pina Picierno) e da Bernard Cazeneuve con il suo piccolo gruppo La Convention.
In pieno stile socialista Faure non si è dimesso, ma la decisione del Ps ha fatto svanire anche l’ultima possibilità di una candidatura unitaria della sinistra non melenchonista. E così gli ecologisti si orienteranno per avere un-a loro candidato-a, il Pcf lo stesso e altre sigle seguiranno. Tutte scelte che non faranno che dare una maggiore spinta alla presumibile vittoria di Marine Le Pen dopo che la Cassazione francese le ha consentito di candidarsi nonostante la condanna per appropriazione indebita di fondi (una bella etichetta per una presidente della Repubblica, non c’è che dire).
Se c’era una possibilità in Francia di sbarrare la strada a Le Pen, da sinistra, questa era la continuazione del progetto unitario che già alle scorse legislative aveva visto il Nuovo fronte popolare arrivare in testa nella ripartizione dei seggi. Quella strada è stata cannoneggiata in particolare dai socialisti, attratti di nuovo dalle sirene del centrismo liberale con l’appoggio sostanziale all’esecutivo di Sebastian Lecornu. Ha pesato, certamente, anche l’approccio autocentrato di Melenchon che ha insistito senza tentennare sulla propria quarta ricandidatura convinto di poter accedere al secondo turno. Ma Melenchon ha basato le proprie scelte non solo su considerazioni di bottega, ma anche su quanto stava accadendo nel campo progressista e sulle tendenze alla lacerazione interna puntualmente avveratesi.
Lo scenario più probabile che si va delineando è quindi quello di almeno quattro candidati progressisti: Melenchon, il segretario comunista Fabien Roussel, la cui designazione avverrà in autunno, l’ecologista Marine Tondelier che punta all’investitura da parte dei verdi e poi il candidato socialista. Il nome più probabile è quello dell’ultraeuropeista-atlantista Gluksmann, il modello dei vari Calenda e Picierno a cui viene affiancato, addirittura, anche l’ipotesi di un ritorno di Hollande. Intanto ad annunciare la presenza alle primarie socialista è la ex candidata, perdente, Segoléne Royale, segno che tra i socialisti francesi il motto morettiano è vincente: continuiamo così, facciamoci del male.
La dignità al tempo di Enver Hoxa
La filosofa albanese, volto mediatico ormai noto, Lea Ypi, ha scritto un libro, Dignità, che contiene tre generi. Una ricostruzione della storia della propria famiglia, dalla dissoluzione dell’Impero ottomano, passando per la Grecia e poi l’Albania; una ricostruzione storico-politica di quanto accaduto all’Albania, in particolare nel passaggio della Seconda guerra mondiale e dell’occupazione fascista e nazista; e una ricerca filosofica attorno al concetto di “dignità” con cui si da il titolo al libro. Questa ricerca viene fatta ripercorrendo la vita, e la vivacità intellettuale, della nonna dell’autrice, Leman Ypi, a cui dà il via la pubblicazione sui social di una sua vecchia foto in vacanza nelle Dolomiti italiane unita ai sospetti di una sua attività spionistica per la quale verrà perseguita dal regime comunista di Enver Hoxa. Si tratta quindi, in primo luogo, di restituire la dignità a questa figura che tanta parte ha avuto nella formazione adolescenziale dell’autrice e la cui vita è in effetti densa di significato, di scelte audaci e decisive, di una personalità e una fierezza che sembrano sovrastare persino il femminismo.
A intrecciare questi tre generi c’è la ricerca vera e propria condotta negli archivi, ormai pubblici, del vecchio apparato di sicurezza albanese in cui Lea Ypi si immerge rompendosi la testa per via delle ricostruzioni illogiche che infatti riserveranno una sorpresa nel finale del libro. Sembra in questo viaggio di rivedere il film Le vite degli altri, storia di una spia della Germania dell’Est che si immedesima e si mette dalla parte della persona spiata e che per questo pagherà un prezzo molto alto. Ypi non da giudizi politici espliciti sul regime di Hoxa, le basta raccontare quello che ha fatto pagare ai suoi nonni. Ma ne colloca comunque la nascita in quel crinale scaturito dalla Seconda guerra mondiale, dalle scorie dell’occupazione nazista e dai guai che le intromissioni occidentali, in particolare dell’Inghilterra, provocano. Ne viene fuori comunque una ricostruzione di grande fascino, che incita a porsi domande su un paese sempre rimasto ai margini e che oggi si fa notare per la sua “rivolta dei fenicotteri”. E per questa ossessione che scandisce il volume sul significato della dignità, un termine che, in ossequio anche alle convinzioni della filosofa, alla sua ipotesi di “socialismo morale” che mescola l’idea kantiana di libertà con i dettami dell’uguaglianza, si connota esattamente come la capacità di agire in base a una forza morale.
Genova, dal no al G8 ai No Kings
A 25 anni dal G8 di Genova i movimenti sociali tornano in città e rilanciano un nuovo ciclo di lotta. Si terrà infatti il 18 luglio l’assemblea nazionale dei No Kings, alleanza di vari movimenti sociali italiani, e presente anche negli Stati Uniti e in Gran Bretagna, perché, si legge nell’appello di convocazione, siamo ancora “dentro una transizione verso nuove forme di potere, comando e governo del mondo“. L’assemblea così non si propone solo una rievocazione nostalgica, ma cerca di attualizzare quella propesta sostituendo ai Grandi della Terra i nuovi “Kings”: “Non solo i governanti autoritari, da Trump a Putin, da Netanyahu a Milei, da Modi agli Ayatollah” ma “anche le vecchie forme liberali di potere quando scelgono l’alleanza con le destre estreme, gli autocrati e l’internazionale nera e fascista“. “Come abbiamo fatto a gennaio a Bologna, scrivono i No Kings, “crediamo che nel pieno di questa fase di superamento della democrazia liberale serva confrontarci, allargare lo sguardo, trovare nuove lenti per leggere il mondo che cambia, e farlo a partire dai territori e dalla lotta di classe che è tornata potente e pienamente intersezionale”.
La giornata comincerà la mattina di sabato 18 luglio, dalle 10 e proseguirà dalle 11 alle 13 con l’assemblea plenaria. Gruppi di lavoro nel pomeriggio tra le 14.30 e le 16,30 per arrivare alle conclusioni in plenaria tra le 16.30 e le 18.30).
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