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il Fatto Quotidiano
8 Novembre 2021
Il fatto economico

Prosegue l’appuntamento con la newsletter Il Fatto Economico. Questa settimana, oltre agli articoli del nostro inserto, parliamo di Cop26 e delle sfide del cambiamento climatico con un’analisi del Financial Times che dimostra come tanti dei fondi promessi dai Paesi ricchi per la transizione ecologica vanno persi in istituzioni e progetti che non rispettano gli obiettivi. Per le monete virtuali Virginia della Sala ci racconta del piano di Biden per tassare le transizioni in criptovaluta, proprio mentre il Bitcoin continua a correre e il mercato ha sfondato il tetto dei 3 mila miliardi di dollari.


Financial Times: I Paesi ricchi hanno promesso 100 miliardi all’anno per il clima, ma dove vanno a finire i soldi?

di Leslie Hook e Joanna S Kao

Sull’isola caraibica di Antigua verranno installate barriere anti-uragano sui tetti degli ospedali e rinforzate le finestre delle stazioni di polizia. Gli abitanti dell’isola cercano di prepararsi alle prossime tempeste tropicali, che il cambiamento climatico ha reso più intense e devastanti.

Il progetto costa 46 milioni di dollari, ma è solo una piccola parte di un flusso di denaro ben più grande, che vale 100 miliardi di dollari all’anno. Tanti sono i finanziamenti che i Paesi ricchi si sono impegnati a dare per aiutare i Paesi più poveri a tagliare le emissioni e adattarsi al cambiamento climatico. La capacità di tenere fede a questa promessa sarà uno dei fattori del successo o del fallimento della conferenza sul clima di Glasgow.

Costruire rifugi anti-uragano su isole come Antigua e Barbuda può sembrare semplice. Tutt’altro che semplice invece è la questione di chi pagherà i 100 miliardi di dollari, quando arriveranno e come saranno distribuiti. Questione che ha più volte rischiato volte di far deragliare i negoziati della Cop26. I finanziamenti per il clima hanno avuto risultati molto incostanti in termini di impatto ambientale. L’obiettivo dei 100 miliardi di dollari all’anno è diventato anche un parafulmine per il disaccordo tra Paesi ricchi e poveri. Inoltre, gran parte del denaro che è stato raccolto finora è andato a grandi istituzioni internazionali che già ricevono molti finanziamenti.

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