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Ben tornati all’appuntamento con la newsletter Fatto for Future. Questa settimana, oltre alla rubrica di Luca Mercalli, con Elisabetta Ambrosi intervistiamo il climatologo Giulio Betti, che mette in evidenza i paradossi del sistema Italia: siamo disponibili – sostiene – all’adattamento, con progetti positivi che riguardano rifugi climatici, rinverdimento delle città, ripristino delle aree naturali. Eppure, siamo ancora molto lontani dall’essere favorevoli – tutti, classe politica in primis – alla mitigazione. Per cui ciò che stiamo facendo per il clima, tra dieci anni potrebbe rivelarsi inutile.
Parliamo poi di come e quanto la Natura sia necessaria per il benessere delle persone. Con l’aiuto della biologa di Oxford, Kathy Willis, analizziamo gli studi che dimostrano come guardare, annusare, toccare elementi naturali favorisca addirittura una più rapida ripresa da alcune patologie.
Nello spazio riservato alle associazioni, ospitiamo gli interventi di A Sud, che commenta le recenti sentenze della Corte di Cassazione e della Corte di Giustizia europea, e di Marevivo, che ci ricorda come le guerre mettano a rischio l’intero ecosistema.
Buona lettura.

Il meteorologo Giulio Betti: “Siamo il Paese dei paradossi: l’adattamento climatico non serve senza mitigazione”
di Elisabetta Ambrosi
“Sull’adattamento ormai le diverse parti politiche tendono a convergere, quantomeno ne parlano. Sulla mitigazione, invece, ci si scontra, perché ha che fare con grandi interessi economici e su potere, basti pensare alle società dell’oil&gas. Ma non esiste adattamento senza mitigazione”. Giulio Betti, meteorologo e climatologo presso l’Istituto di Bioeconomia del CNR e il Consorzio LaMMa, è appena reduce dalla vittoria del premio Demetra di saggistica ambientale con il suo Ha sempre fatto caldo! E altre comode bugie sul cambiamento climatico (Aboca). Un premio arrivato in un momento non felice per il dibattito sulla crisi climatica.
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Il libro

I dieci uccelli che hanno cambiato il mondo. Un viaggio nella storia dell’umanità sulle ali di dieci specie diverse
di Stephen J. Moss
Aboca, Euro 18,59, pagine 344
Stephen Moss annoda i fili della nostra lunga e intima relazione con gli uccelli attraverso dieci specie chiave provenienti da tutto il mondo. Dieci uccelli per dieci racconti emblematici: dal corvo, fedele compagno di Odino, ai fringuelli di Darwin, associati alla teoria dell’evoluzione; dal tacchino selvatico delle Americhe al pinguino imperatore, immagine potente della crisi climatica; dal dodo, icona dell’estinzione, al cormorano, usato in agricoltura; dall’aquila di mare testabianca, simbolo del nazionalismo, al passero mattugio; dal piccione, sfruttato per comunicare fin dall’antichità, alla garzetta nivea. Ogni aneddoto che riporta dimostra la profondità della sua conoscenza: è un’opera di storia naturale affascinante, illuminante e infinitamente coinvolgente.
Stephen Moss è un naturalista e scrittore inglese
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