Una delle cose più sconvolgenti, quando ci si avventura nell’estinzione del genere umano, è apprendere quante volte ci siamo andati vicini. Solo a guardare gli asteroidi, tanto per dire, sono almeno tre i fly-by che ci hanno risparmiati nel corso dell’anno passato. Quanto a 2025 TF, il nostro funesto e renitente demiurgo (semicit.), apprendo che quello è solo il suo nome d’arte. Per gli scienziati si chiama C15KM95: strategia di marketing rivedibile. Poi ci sono gli incidenti nucleari mancati, sfiorati e variamente taciuti, i vari “Dimitri me lo devi abbattere” (cit!), le zoonosi vere e quelle complottarde, il cambiamento climatico nelle sue millemila disastrose opportunità: insomma, come specie abbiamo seminato una tale quantità di pulsanti per l’autodistruzione che è un miracolo – una iattura? – che nessuno ci sia mai inciampato sopra. Viene da chiedersi se anche i dinosauri fossero degli improvvidi cazzari di tal fatta. E però c’è un limite: la “fine della civiltà” non può essere più brutta di un film di Roland Emmerich, con il Presidente che tiene in ostaggio tutti noi, detonatore in mano, additando maiali e traditori in ogni dove, il timer che si ferma a un secondo dall’apocalisse dopo che l’Eroe gli ha somministrato le goccine. Ci meritiamo una estinzione migliore di Taco. E tra tante porcherie che ci meritiamo, non ci meritiamo che sia Netanyahu a irradiare la sua infima “oscurità eterna” su di Noi.
Noi siamo i procrastinatori, i pessimisti cosmici, gli infelici, i progressisti pentiti.
Noi e il nostro Io martoriato in nome di un Noi che non arriva mai.
Noi che non vediamo più il bicchiere, mezzo pieno o mezzo vuoto che sia.
Noi che vorremmo poter credere in Dio solo per rinfacciargli le sue colpe.
Noi che crediamo che lo scopo ultimo della vita sia riconciliarci per sfinimento con la sua fine (cit).
Noi che piangiamo solo per il cane delle lacrime (semicit).
Noi che Cortez the killer ci fa esplodere la nostalgia della nostra innocenza perduta.
Noi che un tempo abbiamo urlato, sperato e creduto in un destino migliore per le nostre intenzioni.
Noi che madonna-hai-letto-Diluvio-è-qui-è-oggi.
Noi che rimpiangiamo le ideologie, perché almeno c’era qualcosa a cui aggrapparsi.
Noi che non avevamo poster in camera, perché i poster sono per chi crede in qualcosa.
Noi che almeno una volta al giorno invochiamo in silenzio: “Prendi me, prendi me”.
Noi siamo i falsi cinici, gli onesti rancorosi, i sinceri disillusi.
Noi siamo gli Estintori.
Un po’ sul serio. Un po’ no.
PROLOGO – L’entropia vince
Il secondo principio della termodinamica è una delle fissazioni più lancinanti che mi porto appresso dai tempi del liceo. Avendo studiato a targhe alterne, tra un giro in scooter sugli Appennini e una canna ai concerti, mi è rimasta addosso solo la formulazione più convincente per il mio (allora) incipiente nichilismo.
Recita più o meno così: non c’è trasformazione senza scarto.
Per chi non fosse avvezzo, questo significa, a lettura superficiale, che la mortalità è parte ineluttabile della vita: il nostro corpo letteralmente si consuma nel tempo. E fin qui è il premio G.a.C.
E difatti gli effetti dell’entropia si estendono a ogni cosa.
Prendiamo l’amore, per dire: “I fenomeni termodinamici reali, come la diffusione del calore, non avvengono spontaneamente in senso inverso”. Vale a dire che il calore passa dal corpo più caldo a quello più freddo, mai viceversa. E comunque non spontaneamente. E quindi se ad amare è uno solo nella coppia, prima o poi entrambi moriremo di freddo.
Oppure le pulizie di casa: “In un sistema isolato, l’entropia tende ad aumentare”. Cioè: pulite quanto volete, ma la casa tornerà un caravanserraglio.
È la direzione del tempo, baby.
PARODO – Fear is your only God (cit.)
Per estensione, il secondo principio della termodinamica è utile a spiegare bene o male la ragione di qualsiasi forma di guerra per il controllo di ogni forma di ricchezza finita. E il suo livello di interiorizzazione implicita è la variabile fondamentale per separare il regno degli uomini da quello animale. Supponendo infatti che le leggi della natura siano le uniche vere Tavole, da un lato abbiamo gli animali che si conformano e pure si sacrificano (le estinzioni di specie sono parte integrante della lotta di Resistenza all’entropia) per salvare l’equilibrio generale. Dall’altro i sapiens, in modalità Adamo ed Eva, che una volta forniti di coscienza hanno iniziato a desiderare l’Eden tutto per sé. Beccati sul più bello mentre baravano, si sono presi una cazziata biblica con annesso calcio nel sedere e parto con dolore. Ma non hanno imparato niente.
Che sia la mela, la terra, l’acqua, il petrolio, il dominio economico mondiale o il potere fine a se stesso, infatti, a differenza degli altri animali l’uomo combatte con i suoi simili e con tutti gli altri abitanti del pianeta non per sopravvivere, non per mantenere l’equilibrio, ma per garantirsi il predominio. Sul proprio piccolo (insignificante) sistema chiuso e, non pago, all’interno dello stesso sistema per generare aiuole ancora più microscopiche: dentro la mela, fuori il torsolo.
Non è sorprendente che i principali fautori di questo mors tua vita mea termodinamico siano gli americani, che della distruzione di ogni senso collettivo in nome del “sogno” hanno fatto materia costituzionale. Tu hai la ricchezza? Io ti sparo, est. 1776
EPISODI – Le espressioni di Clint Eastwood
Constatato che della democrazia gliene frega meno di zero, l’ultima idiota guerra di Trump in Iran non fa eccezione alla regola ed è anzi la rappresentazione tragicomica dell’ingordigia. Ne è l’apoteosi relativa, in attesa dell’apogeo nucleare promesso, minacciato o procrastinato manco fosse un album dei Tool, perché rara avis in terris di guerra fatta per il controllo delle risorse (e per parlar d’altro) che finisce per privare delle risorse l’attaccante stesso e tutti i suoi sodali (nigroque simillima cygno…).
Fuori dalla fisica sarebbe il marito che si taglia i coglioni per far dispetto alla moglie. Meno prosaicamente, è il tentativo grottesco di mantenere in vita un sistema che del secondo principio della termodinamica costituisce la dimostrazione più impressionante: pur di preservare il mio anacronistico insieme chiuso (ormai così asfittico da far ammalare i suoi stessi abitanti), sono disposto a fare macerie di ogni forma di regola, alleanza o convivenza con tutti gli altri. Siamo persino oltre lo stereotipo dell’americano rozzo: dal dualismo dell’espressione con/senza cappello siamo evoluti alla mono-espressione ebete e festante.
Va tuttavia riconosciuto almeno un merito a Trump: nel suo infantilismo ha cancellato ogni forma di ipocrisia politica sorta dopo il 1789. Mio, mio, del resto, è il grido innocente del bambino nel suo primo di una lunga serie di atti di prevaricazione.
STASIMI – Lo sporco costituisce il 90% di tutto (legge di Sturgeon)
Se quel che i fisici hanno affermato sull’entropia è vero – e lo è qui, oggi, almeno per ora, dice la regola aurea della scienza – va da sé che anche tutto quel che ci raccontiamo sull’energia rinnovabile è un alibi. In un sistema chiuso le energie “pulite” non sono che una traslazione del problema dello “scarto” a una diversa fase della produzione. Banalmente: il solare, l’eolico e l’elettrico non fanno che trasferire il problema allo stoccaggio del pannello esausto. Qualcuno dovrà ciucciarsi le scorie di produzione. E per smaltire quelle scorie servirà produzione di energia. E per generare quell’energia si creeranno nuovo scorie da smaltire. Bella rogna. Per questo i geni del green washing hanno inventato il nazionalismo termodinamico: genero energia per me e scarico a te le scorie. Tie’ Planck, beccati questa.
Se non che il rimandare, lo spostare e il traslare sono tutte riedizioni della cambiale di Totò: gira, gira gira, gira, gira… E in un modo o nell’altro finiremo tutti sommersi da un mare di rifiuti. Fino a che, Wall-E docet, ci toccherà andare ad abitare altrove o trovare un altrove per la nostra mancata comprensione della fisica di seconda liceo.
Obiezione: se però avessimo investito sulle cosiddette rinnovabili ci saremmo risparmiati almeno una parte delle pantomime petrolifere di questi giorni. Accolta!
ESODO – Learn to swim, learn to swim, learn to swim (cit.)
Di diritto o di rovescio la realtà della fisica ci riporta lì: siamo mortali. come singoli, come società, come specie, come pianeta. Da qui per induzione possiamo generare due estremi di comportamento uguali e contrari:
1) fate un po’ come volete: invadete, inquinate, distruggete, sterminate, consumate a più non posso tanto non c’è speranza.
Ovvero
2) impegniamoci, pacifichiamo, risparmiamo, ritardiamo, ricordiamo, salviamo, allunghiamo la vita al pianeta che ci ospita e che lasceremo alla nostra progenie.
Insegna la Storia, ma bastano la cronaca, quel criminale di Netanyahu e una qualsiasi osservazione dei nostri stessi atteggiamenti quotidiani, che non c’è da scommettere sulla vittoria della seconda opzione. Perché banalmente, strapazzando Pasolini, la nobiltà d’animo si ritrova solo nel molto basso (il puro istinto di specie) e nell’alto (la coscienza al suo massimo livello). In medio siamo marci. E questo vale sia statisticamente sul totale della popolazione mondiale sia nell’animo del singolo individuo, fosse anche il migliore di noi. Quante volte siamo mediocri? Quante siamo disinteressati? Quante volte ci autoassolviamo per non andare in frantumi?
Quante volte, in definitiva, tacitiamo la nostra coscienza pur di strappare una sacrosanta giornata di libertà a quest’ombra che rabbuia ogni cosa?
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Io sono Fabio Amato e, in attesa del grande botto, faccio il caporedattore al fattoquotidiano.it. Ogni tanto pubblico foto di montagne e dei miei gatti qui e, uhm, assolutamente niente qui.
Delle migliaia di ragioni per desiderare la fine del mondo, questa settimana rinnovo:
1) la deprimente involuzione cognitiva dei sapiens
E aggiungo:
2) Quello stronzo di Netanyahu
3) la vita sessuale di Piantedosi
Nel link qui sotto, invece, la prima classifica (de)composta dai vostri desideri. Male, cioè bene, ma si può fare peggio, cioè meglio. Come primo tentativo ho lasciato inalterate le vostre richieste al creatore, alcune delle quali pericolosamente vicine a giaculatorie da delirio febbrile. Tant’è, da giovedì prossimo iniziamo a sfoltire le parole e a raggruppare, se e quando possibile. Intanto grazie all’IA (cioè prosciugando un fiume e riaccendendo un reattore nucleare, per essere coerenti) ho suddiviso le nostre comuni idiosincrasie e patologie psichiatriche in categorie di massima.
LA CLASSIFICA!
E comunque grazie a chi mi ha scritto solo per i complimenti ma non se la sente di partecipare perché sfinito, grazie a chi ha titillato il mio ego (ma non mi convincerete a invertire la rotta). Grazie a chi mi ha sfanculato con stile, a chi ha risposto in versi o con lunghi racconti. A gattoverde40 che partecipa in gruppo e chiede se siamo Estintori affidabili: siamo gli unici e originali. A chi ha inneggiato a Hitler sperando di finire in classifica: ¡No pasarán!
Io sono sempre qui: f.amato@ilfattoquotidiano.it se volete partecipare.
A giovedì prossimo, Taco permettendo.
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