Estintori, di Fabio Amato
4 Giugno 2026
Vacanze da fine del mondo
di Fabio Amato

Settimana 10 – Niente tragedia greca, niente profluvio di citazioni e soprattutto niente asteroidi per questa settimana. Quando riceverete questa newsletter starò camminando zaino in spalla (o almeno spero) tra i boschi e le colline del centro Italia, in cerca di quel silenzio di cui ogni tanto straparlo da queste colonne contribuendo a violarlo. E tuttavia, visto che la nostra relazione è iniziata solo da un paio di mesi, una settimana di ghosting faceva veramente brutto. Quindi eccomi qui, pur in versione unplugged.

In attesa di farne parte, in un modo o nell’altro, ripensavo in questi giorni a quanti tipi di silenzio esistono e a quanto ciascuno sia diverso. C’è quello complice di chi non ha bisogno di dirsi niente. Quello distante di chi non riesce a dire. Quello vuoto di chi da dire non ha nulla. Quello troppo pieno di chi non sa da dove cominciare. C’è quello eterno a cui tutti tendiamo. E poi c’è il silenzio che siamo: “Ogni persona è un silenzio”, scrive José Saramago nella sua Caverna. E credo non ci sia nulla di più vero: nel silenzio siamo le cose che vogliamo salvare, i libri che ci hanno cresciuti, le persone che amiamo e quelle che non possiamo più sfiorare. Siamo la nostra malinconia e la nostra nostalgia. Siamo le cose che avremmo voluto fare meglio e quelle che non avremmo voluto. Siamo i nostri ideali prima che si scontrino con la realtà, la versione di noi stessi non ancora contaminata dalla parola.

Ho portato in questo cammino uno zaino leggero, perché bisogna fare così e perché a ogni passo in silenzio si riempie delle memorie e dei pensieri che il vuoto riesce a rievocare. Sono quelli di sempre: mio padre, la sua severità intermittente e corruttibile, il suo incorruttibile senso del dovere, il mio cane Black, la neve che scende il giorno della sua morte e il sacco di plastica che avrebbero voluto darmi come ultimo sudario. Gli errori che ho fatto e dove mi hanno portato. Penso ai miei gatti Tombola e 42, soli e inconsapevoli del mio prossimo ritorno. Ascolto i Buddenbrook, camminando e non, e mi riempio di nuove malsane citazioni da propinare a sproposito. Strano, strano. Ah ah, così è la vita…

Forse perché ho una aspettativa molto alta del niente, il vociare degli altri mi infastidisce particolarmente. Ma mai quanto il ritrovare intatti i vizi della città: scontrini zero, pos inesistenti. Sembra il cammino del sommerso. Smetto di pensarci, per un po’, almeno per un po’: piove talmente tanto che non si può pensare più a niente. Solo a mettere un passo dopo l’altro.

A giovedì prossimo con la nostra comune tragedia e la classifica aggiornata. Se intanto volete dirmi qualcosa, scrivete a f.amato@ilfattoquotidiano.it

Iscriviti a Estintori, l’unica newsletter precisa come il destino.

Qui tutte le puntate precedenti

Il Fatto Quotidiano
Disiscriviti
IL FATTO S.P.A. - C.F. E P.IVA 10460121006
VIA DI SANT'ERASMO, 2 ROMA