Estintori, di Fabio Amato
17 Aprile 2026
La fine del mondo è qui, benvenuta fine del mondo
di Fabio Amato

Diario di bordo, settimana 3: 2025TF nega il suo contributo alla causa e va beatamente alla deriva spaziale, 9,119° fuori dal piano ellittico x-y, qualunque cosa significhi, con il suo metro e 62 cm di malriposta speranza. Nessuna buona nuova nemmeno dalle ultime close-call: 2013GM3, grosso come una casa americana costruita da un ubriaco spaziale, ci ha mancati martedì 14 di oltre 261mila km. Ed era il più promettente. Nuovi falsi miracoli tra Campania e Puglia: la scia di fiamme vista in cielo domenica notte sarebbe stata solo un vecchio satellite, così esausto da farla finita da solo.

Insomma, saremo qui ancora per un po’, stando alla Nasa. E quindi tanto vale mettersi comodi. La buona notizia – bad news is good news, good news is no news – è che per il Giorno del Giudizio saremo tantissimi: il piccolo popolo degli Estintori si infoltisce ogni giorno, del che vi ringrazio ma un po’ mi schermisco. Il primo appuntamento utile con il destino è necessariamente fissato per il 2 agosto 2027: eclissi totale (to-ta-le, non 93% come nel prossimo agosto).
Parola d’ordine: Waco. Seguiranno coordinate.
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Noi siamo i procrastinatori, i pessimisti cosmici, gli infelici, i progressisti pentiti.
Noi siamo la gioventù che non sa quel che può, la maturità che non può quel che sa (cit.)
Noi siamo le imperfezioni della memoria che incontrano l’inadeguatezza della documentazione (semicit.).
Noi siamo il silenzio dopo i fuochi d’artificio, il primo gennaio dopo il capodanno.
Noi siamo il bottone sul cruscotto della Volvo 240: nessuno sa a che serve (semicit.)
Noi siamo il vuoto di Samuel Barber prima e dopo l’Adagio per archi
Noi che non distinguiamo la musica dalle lacrime (cit.)
Noi siamo i falsi cinici, gli onesti rancorosi, i sinceri disillusi.
Noi che un tempo abbiamo urlato, sperato e creduto in un destino migliore per le nostre intenzioni.
Noi che “sono stati commessi degli errori” (cit.)
Noi che almeno una volta al giorno invochiamo in silenzio: “Prendi me, prendi me”.
Noi siamo gli Estintori.

Un po’ sul serio. Un po’ no.

PROLOGO – Il senso dello spazio

Settimana difficile per gli Estintori. La caduta di Orbán, dopo la sconfitta al referendum del governo italiano e le esecuzioni (politiche) sommarie che ne sono seguite, rischia di riportare le masse a credere nelle magnifiche sorti e progressive. Per quanto sicuro che Magyar ci stupirà presto in negativo, alla bisogna c’è sempre The Donald. Ormai più pazzo di Caligola e meno intellegibile del suo cavallo, l’uomo più potente del mondo ha deciso di sfanculare pure il Papa e per l’occasione si è fatto raffigurare dall’intelligenza artificiale come un Gesù Cristo senescente – lo immaginiamo mandare Barabba sulla croce e campare serenamente fino a oggi – che impone le sue mani arancioni sul povero malato, regalando sic et simpliciter un figurone al pontefice più democristiano e sbiadito dai tempi di Pietro. Non male, soprattutto considerando che nell’arco di due giorni il nostro, ben piazzato al centro del suo universo tipo Re Sole, ha mandato a quel paese anche Gioggia, l’unica amica che gli era rimasta se si esclude il fido (sì, in quel senso) Rutte. Ce ne sarebbe già a sufficienza per resuscitare il Dott. Kevorkian (per lui, in questo caso), ma dove Taco ha dato il meglio di sé è nella finissima logica strategica con cui ha deciso di mettere un secondo posto di blocco nello stretto di Hormuz.

PARODO – Let go, let go, let go, let go, let go (cit.)

Per capire quanto il genere umano sia sopravvalutato, ciascuno di noi ha infinite possibilità: può votare, apprezzare la “musica” di Charlotte de Witte, fare la coda in una biglietteria, guidare in autostrada in prossimità di un restringimento di carreggiata, sostenere l’importanza del pagare le tasse, fare un figlio, camminare sul ghiaccio del lago di Braies in primavera. Oppure andare al supermercato.
Ora, supponiamo che la svolta tra l’ortofrutta e i freschi sia il nostro Hormuz, e che una vecchia molto colta ma altrettanto stizzosa e reazionaria si sia bloccata con un carrello ricolmo di fertilizzante, gasolio e petardi nel pieno della curva. Voi che fate?

EPISODI – I alone (cit.)

La questione del carrello non è secondaria, badaben. Ho sempre pensato che la postura delle persone dentro un supermercato dica di loro molto più di un test attitudinale. È un po’ come la termodinamica: ineluttabile. Al pari delle “code fantasma” in autostrada (fatevele spiegare da Hanna Fry), infatti, il caos degli ipermercati – già di per sé indicatori di decadenza – è il prodotto dell’io beota che si fa fluidodinamica. In breve: se vi muovete cercando di agguantare ogni cosa vi capiti a tiro, lasciando in giro quel-che-avevate-deciso-di-prendere-ma-no-avete-cambiato-idea, sbattendo contro tutto e tutti e lasciando il vostro carrello in mezzo ai maroni, beh, allora complimenti: siete un Paese liberista con un seggio all’Onu. E in quanto tale avete la responsabilità morale del caos che si genera al sabato e sotto le feste, quando noi poveri consumatori non allineati e riluttanti ci aggiriamo timorosi e cauti cercando di non urtare nessuno, aspettando pazientemente il nostro turno per prendere l’ultimo salmone affumicato il pomeriggio del 31 dicembre, con il carrello sempre a 20 metri di distanza nell’angolo che meno infastidisce gli altri.

Avrete capito l’antifona: i professionisti dell’Io generano il caos, trasformando le corsie in un blob denso che si muove indipendentemente dalla volontà dei singoli. Noi tutti, anche i più innocenti, veniamo trascinati dalla corrente. Fuori dal supermercato, scacciati come paria: i non garantiti, i non riconosciuti, i senza documenti o senza nazionalità.

STASIMI – Elderly woman behind the counter in a small town (cit.)

Dicevamo però della vecchia signora: di fronte al minaccioso carrello, noi tutti, anche i più egoisti e insensibili, saremmo disposti a fermarci e riflettere. È un po’ la sindrome degli angeli del fango di fiorentina memoria: siamo pessimi finché non c’è vera emergenza. “Gentile signora – direbbe qualcuno mentre gli altri la circondano – potrebbe per cortesia spostare il suo carico di nitrato d’ammonio?”. Una scena di simile tenore – con il suo vasto portato antropologico – la potete vedere nel Ritorno del Cavaliere Oscuro (Nolan, mica Emmerich), quando due navi, una di galeotti e una di “onesti” cittadini, vengono dotate di un detonatore per farsi saltare in aria a vicenda. E la stessa cosa accade di norma nei disaster movie con gli alieni: di fronte alla capacità di resipiscenza umana, al ritorno dell’etica, al residuo morale al fondo del cuore di un singolo eroe, ET si commuove e ci risparmia tutti. Vedi Keanu Reeves in Earth stood still (ma potete anche fidarvi e risparmiarvelo). E qui si potrebbe entrare nel manicheismo della cinematografia americana, con il buono di turno che è sempre-e-solo-uno ma basta per salvare tutti. E tutti allora diventano buoni. Ma lasciamo stare, per ora…

ESODO – Moriremo tutti (cit.)

…Poi ci sono Netanyahu e Trump, il pick up nel parcheggio con il motore acceso (quello di Bibi nel posto dei disabili): il primo, manco a dirlo, avrebbe vietato il film di Nolan e bombardato la signora con il carrello facendo saltare per aria tutto quel che c’è nel raggio di due corsie: “Erano terroristi, erano amici dei terroristi, erano consumatori di Hamas, tra due settimane avrebbero avuto il nucleare”. Il secondo – cos’è il genio? – deve avere pensato, tutto tronfio: “Come mi si nota di più?” (cit). Ma semplice! Con una minaccia maggiore: “Mi metto qualche metro più in là, dispiego i miei carrelli pieni di armi davanti al carrello della signora e aspetto. Prima o poi tutti guarderanno me, perché io sono più barzotto e meglio armato”.

Ed eccoci qui: Noi che già eravamo ostaggio delle porcherie dell’Io delirante di questo millennio, oggi siamo intrappolati nel (super)mercato globale, stretti tra una vecchia stronza incartapecorita che non fa passare nessuno, un criminale con il dito sul detonatore e un pazzo tutto pittato di arancio che ci aspetta poco più in là, mangiando un hamburger.

Poi dice: ma perché invochi l’asteroide?? Eh, saperlo…

Io sono Fabio Amato e, tra altre cose indegne ma penalmente irrilevanti, vengo pagato anche per scrivere questa newsletter ogni giovedì.
Questa settimana, tra i tre motivi per desiderare la scomparsa del genere umano, rinnovo:

– Quel sociopatico di Netanyahu
– La deprimente involuzione cognitiva dei sapiens
E aggiungo:
– La mancanza di consapevolezza dello spazio dell’individuo medio

Qui invece la vostra classifica aggiornata a mercoledì sera. I vostri tre motivi li potete inviare qui, più e più volte. Ché in un mondo senza regole cosa sarà mai barare al gioco: f.amato@ilfattoquotidiano.it

Al solito: ossequi a chi mi ha scritto per insultare, scambiare un parere o anche solo ringraziare. Vi leggo tutti, fatico a rispondere perché tra una invocazione ai numi e l’altra devo anche lavorare.

P.s. Visto che qualcuno ha mostrato fastidio per le citazioni criptiche delle uscite precedenti: questa settimana su Estintori entrano a vario titolo ma sempre a sproposito:
La Caverna di Jose Saramago, Il senso di una fine di Julian Barnes, Libertà di Jonathan Franzen, la Ginestra di Giacomo Leopardi, i Tool, i Live, i Pearl Jam, il comico Lenny Bruce, la Bibbia, Amici miei, la trilogia del Cavaliere Oscuro di Cristopher Nolan, Nanni Moretti, i filmacci di Roland Emmerich e, sempre sia lodato, Emil Cioran.

P.p.s. Il ritardo di un giorno è dovuto all’adesione allo sciopero nazionale dei giornalisti.

¡Hasta el fin del mundo!

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