A Sinistra, di Antonello Caporale
9 Ottobre 2026
La legge dev'essere uguale per tutti. Dirlo sempre, in ogni caso, in ogni modo, in ogni circostanza
di Antonello Caporale

La legge non è uguale per tutti. Malgrado questa verità sia praticamente indiscutibile, nessuno di noi si sognerebbe di vedere cancellato nei tribunali il principio sul quale fonda la nostra civiltà del diritto: la legge è uguale per tutti. E’ l’aspirazione a cui tendere, l’obiettivo a cui mirare. Mi è venuta in mente quando ho letto il comunicato ufficiale del Quirinale che dava conto della grazia concessa dal presidente della Repubblica a tre condannati per vari reati. E sono tornato con la memoria alla grazia concessa a Nicole Minetti, tenuta invece riservata.

Per me che ho conosciuto e apprezzato la sobrietà, il rigore, la serietà di Sergio Mattarella fin dai tempi in cui era deputato, questa vicenda, che ho seguito fin nei più minimi dettagli, aveva e ha il sapore di un atto ingiusto, un favore inammissibile, una scelta politica sbagliata e contraddittoria che contrasta con la limpida figura del nostro capo dello Stato.

Minetti, nome che rievoca la stagione delle cosiddette olgettine di Berlusconi, le tragazze del piacere, doveva scontare un periodo breve ai servizi sociali. La grazia le è stata concessa per permetterle di assistere il figliolo, operato negli Usa, affetto da una grave malattia.

Al Fatto Quotidiano abbiamo accertato che la patologia era curabile al massimo livello in almeno cinque ospedali italiani e che, diversamente da quanto riferito, il caso clinico non era stato sottoposto alla valutazione medica dei sanitari italiani, chiamati spesso e sempre con successo in caso di patologie simili. E comunque, nell’ipotesi che i genitori avessero valutato il ricovero negli Usa decisivo e indispensabile, il giudice dell’esecuzione, come accade non di rado, avrebbe potuto sicuramente sospendere l’applicazione ai servizi sociali della condannata per tutto il tempo necessario alla cura del proprio figlio, per giunta minorenne.

Questi soli due fatti, escludendo ogni altra considerazione sulla realtà della vita della Minetti, avrebbero dovuto sconsigliare l’atto di clemenza.

La legge non è uguale per tutti, e tutti lo sappiamo. Ma fa più male dirlo quando chi sposta la bilancia dell’equità è una personalità sempre stimata per la considerazione opposta.

Voglio ricordarlo perché il mio giornale è stato accusato di aver voluto attaccare ingiustificatamente il capo dello Stato e di aver travisato la realtà. Sono testimone diretto invece della cura con la quale abbiamo svolto l’inchiesta. Siamo stati prudenti, misurati e ogni notizia è stata soppesata fino all’estremo. Sono infine purtroppo testimone di una campagna diffamatoria contro il mio giornale con il chiaro intento di nascondere una vicenda scabrosa e far divenire innocente chi non lo è.

Siamo chiamati a difenderci in tribunale per il nostro lavoro. Noi siamo gli accusati, e l’innocenza è capovolta.

La legge dev’essere uguale per tutti. E sempre. E dobbiamo dirlo sempre, in ogni caso, in ogni modo, in ogni circostanza.

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Sono Antonello Caporale e forse ci conosciamo già. Sono qui per incamminarmi insieme a voi sulla strada, anche in questi tempi così oscuri, capace di guardare la realtà da sinistra, dalla parte politica a cui i progressisti devolvono la propria fiducia malgrado le cocenti delusioni e sempre immaginando che quella via, la strada che appunto passa alla nostra sinistra, possa essere quella giusta per vivere meglio. Ps. Inviatemi pure le vostre osservazioni, critiche o meno. La mail è questa a.caporale@ilfattoquotidiano.it

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