I moderati hanno pronunciato una parola contro gli eccidi in Libano? Sono moderati o estremisti? Hanno alzato la mano quando Israele ha distrutto Gaza e ucciso, con un’azione genocidiaria, settantamila gazawi, tra cui 18mila bambini? Questi moderati, silenziosi persino quando Nicole Minetti, la protagonista del bunga bunga, la stagione più fetida della Repubblica e la più insultante della dignità delle donne, hanno per caso fatto un colpo di tosse sono davvero moderati o estremisti? E i moderati, davanti agli undici milioni di italiani che vivono gratis, dichiarano zero, fanno pagare agli altri le loro tasse e sono oltre ogni spudoratezza, non avanzano una contestazione, una proposta, una dichiarazione sono moderati o estremisti?
Sono reduce da una lunga e preziosa intervista con Fabio Mussi che alcuni di voi magari ricordano. Dirigente del Pci e delle sigle che ne seguirono, anche capogruppo e ministro dell’Università. Non aderì al Pd. Oggi guarda la politica dal divano di casa ma con una lucidità e una visione per me impareggiabili. Laureato a pieni voti alla Normale di Pisa in filosofia con una tesi su Adorno, Mussi ha il dono di un eloquio ficcante e concludente. Chiaro, limpido, netto. Chi di voi legge abitualmente il Fatto Quotidiano troverà lunedì le ragioni della conversazione. Qui estraggo solo la parte del colloquio secondo me decisiva.
Negli ultimi vent’anni dodici punti di Pil, cioè circa 200 miliardi di euro, sono stati dirottati dai salari alle rendite. Le normative che negli anni si sono succedute, le riforme (in peggio) che hanno contratto i servizi e gli stipendi, le altre relative al mercato del lavoro che hanno agevolato la cosiddetta contrattazione povera (lavorare per pochi spiccioli), e poi l’influenza della finanza che ha spostato capitali e fanno lievitare provvigioni altissime, hanno dirottato dai ceti in basso della società i soldi verso l’alto della piramide sociale. Mussi dice: “E’ stata una patrimoniale al contrario”.
Ora lui si domanda: se non riprendiamo questi soldi, se accettiamo – per esempio – che undici milioni di italiani dichiarino zero al fisco, come sarà possibile cambiare di segno le cose che vanno storte? Con quali fondi aiuteremo non solo i poveri ad essere meno poveri, ma i giovani a studiare (l’Italia in Europa segna il minor numero di laureati), gli ospedali a funzionare meglio, le pensioni ad essere più eque, gli stipendi più degni, eccetera.
Di patrimoniale non si può parlare. Urla di disapprovazione anche da chi avrebbe benefici dalle riforme. Ecco il paradosso: chi non ha patrimonio ha paura della patrimoniale, chi è povero contesta il prelievo sulla ricchezza, chi non ce la fa accetta che altri possano vivere sulle sue spalle.
Ma una sinistra che non cambia le regole del gioco, non muta i rapporti di forza nella società, non li cambia cioè, è destinata a fallire. E se è vero, dice Mussi con un ultimo paradosso, che “i ricchi hanno convinto i poveri a non votare”, e infatti se la destra si trova al governo è perché la sinistra ha perso negli anni milioni di elettori, è certo che questi elettori sono fuggiti via perché il Pd, principalmente il Pd, è parso un partito esclusivamente ministeriale. Un partito senza la voglia di cambiare le cose, senza l’audacia di affrontare la piazza, senza lo spirito progressista. Negli ultimi vent’anni al governo con chiunque, nonostante tutto. Per fare cosa?
E così i dodici milioni di voti guadagnati nella prima prova elettorale del Pd (da solo), sono divenuti col tempo sei. Dimezzati! E il partito si è non solo rimpicciolito ma infragilito nella sua base costituente.
Ora, quando la forza delle cose e anche la realtà, cioè i fatti, danno torto alla destra e aprono la strada del governo all’opposizione dovremmo chiederci e soprattutto chiedere a Elly Schlein, a Giuseppe Conte e compagnia cantante: ma voi, se sarete al governo, cosa farete?
Qual è il programma, e quali cambiamenti proponete e con quali soldi immaginate di cambiare le cose e chi deve pagare? Per esempio: quegli undici milioni di italiani che dichiarano zero hanno diritto a sottrarsi alla legge?
Le riforme non sono una parola vuota, un assillo modaiolo e niente più. Puoi decidere di incidere nel profondo o lasciar perdere. Puoi cambiare la sanità o tenertela così. Aggiustare il Sud o mantenerlo com’è. Dare un futuro ai figli che crescono oppure continuare a farli espatriare. C’è riforma e riforma. Dipende cosa riformi, come cambi, a chi dai e a chi togli.
La sinistra si differenzia dalla destra se allarga il campo dei diritti. Se non sta con la bocca cucita davanti agli eccidi nel mondo, davanti alle ruspe che distruggono case, che spianano città come è successo ieri, come accade oggi. Davanti al fatto per esempio che a Gaza manca tutto e le donne, per dire, non possono utilizzare per la propria igiene intima gli assorbenti giacchè mancano (come il pane, le siringhe, il sapone, l’antibiotico, l’acqua e ogni altro bene di consumo) e sono costrette ad usare stracci sporchi col rischio di infezioni sempre più ricorrenti e pericolose.
Il governo italiano non ha detto niente davanti al genocidio, figurarsi ora.
I cosiddetti moderati, anche quelli che dicono di stare a sinistra, hanno aperto bocca davanti a tanta carneficina? A me sembra di no. Ecco l’assillo modaiolo: dirsi moderati e usare a cavolo la parola, far girare espressioni cave, vuote, senza senso. Parole vigliacche e senza pudore.
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Sono Antonello Caporale e forse ci conosciamo già. Sono qui per incamminarmi insieme a voi sulla strada, anche in questi tempi così oscuri, capace di guardare la realtà da sinistra, dalla parte politica a cui i progressisti devolvono la propria fiducia malgrado le cocenti delusioni e sempre immaginando che quella via, la strada che appunto passa alla nostra sinistra, possa essere quella giusta per vivere meglio. Ps. Inviatemi pure le vostre osservazioni, critiche o meno. La mail è questa a.caporale@ilfattoquotidiano.it