I black bloc, questo misterioso esercito europeo di sfasciacarrozze, torpedone violento e itinerante vestito di nero, conosciuto dalla polizia, schedatissimo, controllatissimo ma sempre a piede libero, a chi ha danneggiato? Ad Askatasuna, il centro sociale torinese sul cui nome era nata la manifestazione poi degenerata con una reputazione pubblica già in bilico, oggi azzerata. I black bloc hanno tirato pietre simboliche contro tutti coloro che hanno manifestato simpatia e sono scesi in piazza per difendere il diritto di esprimere posizioni anche estreme, contro chi era presente nel corteo pacifico e contro la sinistra che si è giustamente rifiutata di ritenere gli scontri torinesi come la prova generale di una riedizione della lotta armata.
I pugni e i calci
I pugni e i calci, le pietre e i martelletti, l’orribile scena del poliziotto circondato e assalito, hanno livellato verso il basso le responsabilità e fatto avanzare la destra verso l’obiettivo che ha in corpo da tempo e non riesce a centrare. La sicurezza, il cavallo di battaglia, diviene lo scudo dietro il quale far fare una torsione al diritto, torcerlo fino al punto di legittimare il cosiddetto fermo preventivo, che è un arresto provvisorio in ragione del passato di ciascuno di noi.
Le distrazioni del partito di Elly
Tempo fa, intervistando il politologo Luca Ricolfi, ricevetti una risposta illuminante sul fatto che circa la sinistra perde sempre la partita quando si tratta di parlare di sicurezza. “Nessun italiano penserà mai che Elly Schlein possa fare meglio della Meloni per quel tema. Diranno: se non ci è riuscita Meloni fuiguarsi Schlein!”.
E in effetti da sinistra Oliviero Diliberto, oggi non più impegnato in politica (insegna diritto romano alla Sapienza), l’unico comunista dopo Togliatti ad essere ministro della Giustizia, la pensa così: “A sinistra il tema della sicurezza è stato sempre sottovalutato perchè le fondamenta della nostra coltura politica hanno le radici nella Costituzione. E nella Costituzione il tema della sicurezza è sempre legato a un limite della nostra libertà. La libertà di circolazione e di riunione sono limitate per due sole ragioni: la salute pubblica o l’ordine pubblico”. Quindi, secondo questa tesi, per la sinistra la parola sicuirezza ha sempre rimandato a una limitazione, una riduzione della libertà e non invece al suo esatto opposto.
A me pare che Diliberto abbia molta ragione perchè il bisogno di sicurezza non solo è un diritto assoluto ma una condizione che alimenta la capacità della democrazia di documentare la propria forza, facendola vivere anche nei luoghi che invece oggi sono dominati dalla paura, dove il senso comune fa ritenere che al tramonto del sole sia buona cosa rientrare a casa e attendere che la notte scorra serena e difesa dalle grate alle finestre.
Il diritto alla paura
Se la sinistra avesse mostrato la stessa determinazione nell’affrontare la paura che affligge la società più esposta, spesso anche più povera, con quella che la vide protagonista nella lotta alla mafia, beh la destra oggi non avrebbe mai potuto issare il vessillo della sicurezza come suo portafortuna. Io non ricordo, qui è la colpa della sinistra, qui la sottovalutazione, la distrazione enorme, che si sia stata avanzata una riflessione sul diritto a non avere paura, sul diritto a fermare, anche con le cattive, le esibizioni muscolari dei maranza, i chiassosi e violenti brindisi notturni di chi spacca, spaccia, spèorca, brucia, insidia. Quante risse avrebbero meritato una condanna penale accompagnata dalla reclusione e quante invece sono state lasciate cadere nell’indifferenza?
La repressione a volte è utile e necessaria
Leggo due notizie che mi lasciano sbalordito e mostrano come la violenza alimenti il corpo di tanta parte della nostra società. La prima giunge da Ponticelli, periferia disperante di Napoli, e racconta di una ragazza, Ylenia Musella, 22 anni, uccisa con un coltello conficcato nella schiena da suo fratello Giuseppe perchè incolpata di rendergli difficile il sonno: “Stavamo litigando, non mi faceva dormire”, ha infatti dichiarato l’omicida agli inquirenti. Ylenia solo poche settimane fa su tik tok aveva scritto a Giuseppe “sei tutto per me”. Tra parentesi: i genitori dei due ragazzi sono pluripregiudicati, spesso in carcere. Pochi chilometri più a sud, a Sarno, un panettiere è stato invece ucciso nel suo negozio perchè, mi è parso di capire, difendeva la figlia dalle avances troppo esibite dell’omicida che evidentemente non ha gradito.
Se la violenza diviene pane quotidiano, il tema della sicurezza, dover fare i contio con il crimine non è più solo un impegno di chi è chiamato a garantire l’ordine pubblico ma diviene appunto questione democratica, di salute pubblica. Emergenza culturale prima che politica.
La sinistra prima lo capisce e meglio è.
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Sono Antonello Caporale e forse ci conosciamo già. Sono qui per incamminarmi insieme a voi sulla strada, anche in questi tempi così oscuri, capace di guardare la realtà da sinistra, dalla parte politica a cui i progressisti devolvono la propria fiducia malgrado le cocenti delusioni e sempre immaginando che quella via, la strada che appunto passa alla nostra sinistra, possa essere quella giusta per vivere meglio. Ps. Inviatemi pure le vostre osservazioni, critiche o meno. La mail è questa a.caporale@ilfattoquotidiano.it