Chiedo scusa se questa puntata della newsletter non verterà sugli orizzonti della sinistra, sui vizi e sulle virtù dei progressisti.
Ma queste righe le voglio tributare al mio giornale nel quale mi onoro essere parte.
Il resoconto che segue, diciamo confidenziale, lo faccio a voi che abitualmente leggete questo foglio virtuale e con voi tengo aperta la porta della discussione. Grazie in anticipo..
Sono stato testimone, giorno per giorno, virgola dopo virgola, del lavoro svolto dai miei colleghi sul caso Minetti, sulla grazia presidenziale concessa a Nicole Minetti. Le ragioni per approfondire il caso erano e restano giornalisticamente inattaccabili e, a mio avviso, dovevano sollecitare anche il resto della stampa a dare seguito a quella notizia.
Se non fosse stata per Floriana Bulfon, la bravissima collega di Mi manda Raitre, ottimo programma confinato alle nove della domenica mattina, non avremmo saputo nemmeno della grazia. Il presidente della Repubblica ci ha appena informati che spesso si preferisce il silenzio per tutelare la privacy di persone che per età, patologie e/o altro, troverebbero nocumento dalla pubblicità.
Ma Nicole Minetti non è una sconosciuta. Il suo nome è impresso nel registro degli scandali del berlusconismo. Accusata e condannata per favoreggiamento della prostituzione era incaricata da B. di procurargli donne con le quale realizzare serate in libertà. Era Minetti che gestiva l’ovile di via Olgettine, era lei che selezionava gambe e seni, riducendo il corpo della donna a pura merce da proporre al padrone del vapore
E’ Minetti che va dal Prefetto a dichiarare che Ruby Rubacuori non è una ragazzina portata in dote, diciamo così, ma la nipote di Mubarak in visita in Italia.
E’ Minetti che è eletta consigliere regionale della Lombardia come compensazione per l’egregio lavoro politico svolto.
E’ Minetti che dunque simboleggia la deriva sessuale di Berlusconi e ne testimonia il periodo declinante e buio della Repubblica.
E’ Minetti che seppur condannata non entra neanche per un’ora in cella ma viene fatta accomodare ai servizi sociali.
E’ a lei che viene concessa la grazia e negata a tanti altri. Su 1700 provvedimenti richiesti ed esaminati nel corso del suo secondo mandato solo 36 sono stati accolti.
Dunque era impensabile che il caso non fosse di attualità ed era irrinunciabile comprendere le ragioni per le quali un presidente misurato e prudentissimo come Mattarella proprio a lei avesse concesso la grazia. Abbiamo letto che il motivo fondante era la necessità di faro curare il figlio (la grazia poneva come premessa la malattia del figlio adottivo uruguaiano della coppia Cipriani-Minetti) negli Stati Uniti essendo l’Italia priva di presidi ospedalieri in grado di somministrare con altrettanto successo le cure.
Si richiedeva la grazia dunque per permettere al piccolo di essere curato e assistito dalla mamma che altrimenti sarebbe dovuta rimanere in Italia per osservare l’obbligo di andare ai servizi sociali.
Abbiamo provato, documentato, intervistato primari e luminari di grandi ospedali italiani, dal San Raffaele a quello di Padova. Abbiamo appurato che nove centri sanitari sarebbero stati in grado di curare con successo la patologia del figlio di Minetti.
Mi fernmo qui, nemmeno mi inoltro sulle altre considerazioni: lo stile di vita della Minetti in Uruguay, le feste e/o altro che si tenevano al Gin Tonic, il ranch della coppia.
Ho solo rapidamente illustrato la personalità della richiedente la grazia e le ragioni per cui è stata richiesta.
Aggiungo come ultima postilla la richiesta di danni della coppia per quel che abbiamo scritto: 250 milioni di dollari e la procedura intentata presso il tribunale di New York.
Si può e si deve dire tutto dei giornalisti. Io dico sempre che la nostra reputazione è stata infangata dalla codardia, dal servaggio, dall’idea che dovessimo essere sempre scodinzolanti col potere. E aggiungo che naturalmente anche io, anche noi del Fatto sbagliamo. E quando si sbaglia si chiede scusa.
In questo caso a chiedere scusa dovrebbero essere altri. In questo caso il comportamento deludente a mio avviso è stato del capo dello Stato. In questo caso la Procura generale di Milano che afferma che avremmo falsificato le prove, quindi travisando i fatti consapevolmente, pur di mettere in cattiva luce Minetti avrebbe dovuto dimostrarlo.
Io posso dire che ogni virgola scritta è stata verificata, valutata, dibattuta e documentata.
Abbiamo agito con equilibrio e misura.
Abbiamo scritto la verità e lo dimostreremo in ogni sede.