A Sinistra, di Antonello Caporale
4 Settembre 2026
Il caldo nelle bollette di settembre. La corsa al condizionatore, il clima inquieta ma nessuno si senta innocente
di Antonello Caporale

Ancora qualche giorno e poi la bolletta dell’energia elettrica che riceveremo renderà chiaro anche ai muli quale disgrazia stiamo per affrontare.

Il caldo terribile e soffocante, l’afa che ci costringe in casa, il costo dell’uso dei condizionatori per resistervi non sono che una parte del disastro che l’uomo ha deciso di infliggere all’uomo.

Il clima insopportabile è divenuto finalmente un tema quotidiano, un’emergenza alla quale far fronte. Ma il tempo che abbiamo impiegato per crederci è stato tale che i danni adesso sembrano irreparabili.

Non ci sono innocenti purtroppo in questo caso. Se il potere politico, quello economico, quello degli organismi internazionali hanno abdicato ai propri doveri, rinunciato a mettere in pratica tutele indispensabili per difendere l’uomo e la natura e lasciato che la temperatura arrivasse ai livelli conosciuti oggi è perché la società civile, quella dei Paesi democratici, ha di fatto permesso col silenzio di accompagnare questa monumentale omissione.

Il caldo che abbiamo conosciuto non entra solo nelle nostre tasche e ci ruba il danaro (poco) che lì risiede per far fronte alle ulteriori necessità che il clima impone. L’amara verità è che il caldo che abbiamo conosciuto questa estate e ancora ci infligge notti dal sapore caraibico (sic!), produrrà altro caldo in una spirale incontrollabile di emergenze che si accavalleranno.

L’opinione pubblica internazionale ha delegato a una ragazza (al tempo nemmeno maggiorenne), Greta Thunberg, di affrontare la questione. Greta è stata irrisa, guardata con un misto di incredulità e sufficienza. Il tempo, l’abitudine, per non dire la noia, hanno fatto sì che la perdessimo di vista.

Intanto, per restare nel nostro bel giardino fiorito, il governo italiano ha sfornato una legge per arrestare i ragazzi che contestavano l’innalzamento delle temperature attraverso forme – magari un poco esuberanti – di resistenza civile. Per farsi notare sporcavano, con tintura assolutamente lavabile e non inquinante, i monumenti, oppure bloccavano il traffico, inscenando proteste rumorose e teatrali. Facevano opposizione nell’unico modo possibile per farla valere.

Li abbiamo mandati al diavolo e ridotti al silenzio. E adesso che la grandine buca le nostre auto, le piogge inondano i campi, i ghiacciai si sciolgono, adesso che il diesel costa un occhio della testa grazie alle guerre di Trump, adesso che un piatto di bieta scaldata costa più di un piatto di carne o di pesce, cosa diciamo, cosa facciamo?

Ecco, la responsabilità di ciò che sta accadendo inquieta tutti ma interroga tutti.

Nessuno si senta innocente.
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Sono Antonello Caporale e forse ci conosciamo già. Sono qui per incamminarmi insieme a voi sulla strada, anche in questi tempi così oscuri, capace di guardare la realtà da sinistra, dalla parte politica a cui i progressisti devolvono la propria fiducia malgrado le cocenti delusioni e sempre immaginando che quella via, la strada che appunto passa alla nostra sinistra, possa essere quella giusta per vivere meglio. Ps. Inviatemi pure le vostre osservazioni, critiche o meno. La mail è questa a.caporale@ilfattoquotidiano.it

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